Intelligence svedese: «Dopo l’Ucraina la Russia potrebbe spostare truppe verso il Nord Europa»
La conclusione della guerra in Ucraina non coinciderebbe necessariamente con una diminuzione della pressione militare russa sull’Europa. Al contrario, potrebbe aprire una nuova fase nella quale Mosca avrebbe la possibilità di trasferire uomini e mezzi verso il Baltico e soprattutto verso l’Estremo Nord europeo.
È questo il quadro delineato da Thomas Nilsson, direttore del MUST, il servizio di intelligence e sicurezza militare della Svezia, nell’intervista concessa a Fanpage.it.
Secondo Nilsson, l’attenzione deve concentrarsi in particolare sulla penisola di Kola, dove si trova una parte fondamentale dell’apparato nucleare strategico russo e dove sono presenti anche armi nucleari tattiche. La regione è inoltre essenziale per le attività della Flotta del Nord e per l’accesso russo all’Atlantico settentrionale.
L’Estremo Nord nuovo punto critico della NATO
Il generale individua diverse aree particolarmente sensibili sul fianco settentrionale e orientale dell’Alleanza Atlantica. Accanto al noto corridoio di Suwałki, che collega Polonia e Lituania tra l’exclave russa di Kaliningrad e la Bielorussia, assume crescente importanza l’Estremo Nord.
La ragione è strategica. Mosca deve poter proteggere le proprie installazioni nella penisola di Kola e mantenere l’accesso all’Atlantico settentrionale. Di conseguenza, il territorio che comprende il nord di Norvegia, Svezia e Finlandia e l’area del Mare di Barents acquista un’importanza militare crescente.
Nilsson precisa che, allo stato attuale, la Russia non disporrebbe delle capacità convenzionali necessarie per condurre un attacco su vasta scala nella regione. La situazione potrebbe però cambiare una volta terminata o congelata la guerra in Ucraina.
Un cessate il fuoco permetterebbe infatti a Mosca di ridislocare parte delle forze oggi impegnate sul fronte ucraino verso il Baltico e il Nord.
A preoccupare non sarebbe soltanto il numero dei militari trasferibili. Secondo il capo dell’intelligence militare svedese, le unità russe che uscirebbero dalla guerra sarebbero profondamente diverse da quelle entrate in Ucraina nel febbraio 2022: più numerose, con una vasta esperienza di combattimento e soprattutto abituate all’impiego su larga scala di droni e nuove tecnologie militari.
La minaccia più immediata è la guerra ibrida
Nel breve periodo, tuttavia, la principale preoccupazione indicata dal MUST riguarda le operazioni russe al di sotto della soglia di una guerra convenzionale.
Nilsson richiama in particolare l’attività dei servizi russi e del GRU, citando sabotaggi e operazioni attribuite a Mosca in diversi Paesi europei.
La guerra ibrida, sottolinea il generale nell’intervista, non deve essere interpretata come una forma di conflitto necessariamente a bassa intensità. Può comprendere cyberattacchi contro infrastrutture critiche, sabotaggi fisici, operazioni contro la logistica, il sistema finanziario e le reti energetiche.
Settori particolarmente vulnerabili sono proprio quelli dai quali dipende il funzionamento quotidiano delle società europee: banche, trasporti, catene di approvvigionamento, elettricità e riscaldamento.
L’obiettivo strategico russo, secondo l’analisi illustrata a Fanpage.it, sarebbe anche politico: mettere alla prova la coesione occidentale e verificare la capacità di NATO e Unione Europea di reagire in maniera coordinata.
Una risposta europea frammentata favorirebbe Mosca, consentendole di esercitare pressioni sui singoli Stati invece di confrontarsi con un fronte occidentale compatto.
Il ruolo della Svezia dopo l’ingresso nella NATO
L’adesione della Svezia alla NATO ha nel frattempo modificato profondamente il lavoro dell’intelligence militare del Paese.
Nilsson spiega che Stoccolma collaborava già con l’Alleanza prima dell’adesione, ma l’ingresso formale ha aumentato considerevolmente lo scambio di informazioni: la Svezia fornisce oggi più intelligence agli alleati e, allo stesso tempo, riceve una quantità maggiore di informazioni dagli altri membri.
Sul fronte settentrionale, inoltre, la Svezia svolge un ruolo importante insieme a Finlandia, Norvegia e Francia nelle forze terrestri avanzate dell’Alleanza.
L’ingresso nella NATO di Svezia e Finlandia ha modificato anche l’equilibrio strategico del Baltico, rendendo più difficile la posizione russa e aumentando la capacità alleata di difendere la regione.
Mosca, tuttavia, ha già annunciato il rafforzamento del distretto militare di Leningrado e delle aree vicine.
Ucraina, Nilsson: Mosca avanza lentamente e a costi elevati
Nell’intervista il direttore del MUST affronta anche la situazione sul campo in Ucraina.
Secondo la valutazione dell’intelligence svedese, negli ultimi mesi Kyiv avrebbe recuperato capacità d’iniziativa grazie soprattutto agli attacchi in profondità contro obiettivi strategici russi. Sul fronte terrestre, invece, la situazione rimarrebbe sostanzialmente statica, con avanzamenti russi lenti e ottenuti a costi molto elevati in termini di uomini e mezzi.
Una delle maggiori difficoltà per l’Ucraina resta la difesa aerea. Le bombe plananti consentono infatti agli aerei russi di colpire mantenendosi al di fuori della portata di parte dei sistemi antiaerei ucraini.
In questo contesto Nilsson richiama anche il ruolo dei caccia Saab Gripen, che la Svezia sta trasferendo all’Ucraina con l’obiettivo di aumentare la pressione sull’aviazione russa e costringerla ad arretrare le proprie linee operative.
Particolare preoccupazione riguarda inoltre la produzione russa di missili e droni in vista dell’inverno. Mosca, secondo il MUST, è riuscita a mantenere operative le proprie capacità produttive anche grazie all’assistenza esterna, mentre l’Ucraina continua a soffrire per la disponibilità limitata di intercettori destinati ai sistemi Patriot.
Anche l’economia russa sotto pressione
Il quadro delineato dall’intelligence svedese non descrive però una Russia priva di vulnerabilità.
Nilsson segnala difficoltà economiche crescenti, richiamando gli avvertimenti provenienti dalla Banca centrale russa, i prelievi di contante dal sistema bancario e le misure adottate dal governo sulle transazioni finanziarie.
Il Cremlino, secondo questa analisi, avrebbe margini di manovra complessi: aumentare la quantità di moneta rischierebbe di alimentare ulteriormente l’inflazione, mentre nuove tasse sulle imprese potrebbero frenare la crescita. Intervenire sui risparmi dei cittadini comporterebbe invece costi politici e sociali.
Il vero interrogativo è cosa accadrà dopo la guerra
Dalle parole del capo dell’intelligence militare svedese emerge quindi una distinzione fondamentale.
Nel presente, gran parte delle capacità terrestri russe rimane assorbita dalla guerra in Ucraina e un’offensiva convenzionale su vasta scala contro il Nord Europa non viene indicata come uno scenario per il quale Mosca disponga oggi delle forze necessarie.
Il quadro potrebbe però cambiare con un cessate il fuoco o con la conclusione delle ostilità.
Il ritorno delle forze russe dal fronte consentirebbe al Cremlino di rafforzare nuovamente il dispositivo militare nel Baltico e nell’Estremo Nord, un’area essenziale per la protezione della deterrenza nucleare russa e per l’accesso della Flotta del Nord all’Atlantico.
È per questo che, secondo Nilsson, la risposta europea deve basarsi soprattutto sulla capacità di mostrare coesione, resilienza e preparazione. La sfida non riguarda soltanto la possibilità di una futura guerra convenzionale: riguarda già oggi la capacità delle società europee di resistere a sabotaggi, cyberattacchi, pressioni economiche e altre operazioni concepite per dividerle.
È questo il quadro delineato da Thomas Nilsson, direttore del MUST, il servizio di intelligence e sicurezza militare della Svezia, nell’intervista concessa a Fanpage.it.
Secondo Nilsson, l’attenzione deve concentrarsi in particolare sulla penisola di Kola, dove si trova una parte fondamentale dell’apparato nucleare strategico russo e dove sono presenti anche armi nucleari tattiche. La regione è inoltre essenziale per le attività della Flotta del Nord e per l’accesso russo all’Atlantico settentrionale.
L’Estremo Nord nuovo punto critico della NATO
Il generale individua diverse aree particolarmente sensibili sul fianco settentrionale e orientale dell’Alleanza Atlantica. Accanto al noto corridoio di Suwałki, che collega Polonia e Lituania tra l’exclave russa di Kaliningrad e la Bielorussia, assume crescente importanza l’Estremo Nord.
La ragione è strategica. Mosca deve poter proteggere le proprie installazioni nella penisola di Kola e mantenere l’accesso all’Atlantico settentrionale. Di conseguenza, il territorio che comprende il nord di Norvegia, Svezia e Finlandia e l’area del Mare di Barents acquista un’importanza militare crescente.
Nilsson precisa che, allo stato attuale, la Russia non disporrebbe delle capacità convenzionali necessarie per condurre un attacco su vasta scala nella regione. La situazione potrebbe però cambiare una volta terminata o congelata la guerra in Ucraina.
Un cessate il fuoco permetterebbe infatti a Mosca di ridislocare parte delle forze oggi impegnate sul fronte ucraino verso il Baltico e il Nord.
A preoccupare non sarebbe soltanto il numero dei militari trasferibili. Secondo il capo dell’intelligence militare svedese, le unità russe che uscirebbero dalla guerra sarebbero profondamente diverse da quelle entrate in Ucraina nel febbraio 2022: più numerose, con una vasta esperienza di combattimento e soprattutto abituate all’impiego su larga scala di droni e nuove tecnologie militari.
La minaccia più immediata è la guerra ibrida
Nel breve periodo, tuttavia, la principale preoccupazione indicata dal MUST riguarda le operazioni russe al di sotto della soglia di una guerra convenzionale.
Nilsson richiama in particolare l’attività dei servizi russi e del GRU, citando sabotaggi e operazioni attribuite a Mosca in diversi Paesi europei.
La guerra ibrida, sottolinea il generale nell’intervista, non deve essere interpretata come una forma di conflitto necessariamente a bassa intensità. Può comprendere cyberattacchi contro infrastrutture critiche, sabotaggi fisici, operazioni contro la logistica, il sistema finanziario e le reti energetiche.
Settori particolarmente vulnerabili sono proprio quelli dai quali dipende il funzionamento quotidiano delle società europee: banche, trasporti, catene di approvvigionamento, elettricità e riscaldamento.
L’obiettivo strategico russo, secondo l’analisi illustrata a Fanpage.it, sarebbe anche politico: mettere alla prova la coesione occidentale e verificare la capacità di NATO e Unione Europea di reagire in maniera coordinata.
Una risposta europea frammentata favorirebbe Mosca, consentendole di esercitare pressioni sui singoli Stati invece di confrontarsi con un fronte occidentale compatto.
Il ruolo della Svezia dopo l’ingresso nella NATO
L’adesione della Svezia alla NATO ha nel frattempo modificato profondamente il lavoro dell’intelligence militare del Paese.
Nilsson spiega che Stoccolma collaborava già con l’Alleanza prima dell’adesione, ma l’ingresso formale ha aumentato considerevolmente lo scambio di informazioni: la Svezia fornisce oggi più intelligence agli alleati e, allo stesso tempo, riceve una quantità maggiore di informazioni dagli altri membri.
Sul fronte settentrionale, inoltre, la Svezia svolge un ruolo importante insieme a Finlandia, Norvegia e Francia nelle forze terrestri avanzate dell’Alleanza.
L’ingresso nella NATO di Svezia e Finlandia ha modificato anche l’equilibrio strategico del Baltico, rendendo più difficile la posizione russa e aumentando la capacità alleata di difendere la regione.
Mosca, tuttavia, ha già annunciato il rafforzamento del distretto militare di Leningrado e delle aree vicine.
Ucraina, Nilsson: Mosca avanza lentamente e a costi elevati
Nell’intervista il direttore del MUST affronta anche la situazione sul campo in Ucraina.
Secondo la valutazione dell’intelligence svedese, negli ultimi mesi Kyiv avrebbe recuperato capacità d’iniziativa grazie soprattutto agli attacchi in profondità contro obiettivi strategici russi. Sul fronte terrestre, invece, la situazione rimarrebbe sostanzialmente statica, con avanzamenti russi lenti e ottenuti a costi molto elevati in termini di uomini e mezzi.
Una delle maggiori difficoltà per l’Ucraina resta la difesa aerea. Le bombe plananti consentono infatti agli aerei russi di colpire mantenendosi al di fuori della portata di parte dei sistemi antiaerei ucraini.
In questo contesto Nilsson richiama anche il ruolo dei caccia Saab Gripen, che la Svezia sta trasferendo all’Ucraina con l’obiettivo di aumentare la pressione sull’aviazione russa e costringerla ad arretrare le proprie linee operative.
Particolare preoccupazione riguarda inoltre la produzione russa di missili e droni in vista dell’inverno. Mosca, secondo il MUST, è riuscita a mantenere operative le proprie capacità produttive anche grazie all’assistenza esterna, mentre l’Ucraina continua a soffrire per la disponibilità limitata di intercettori destinati ai sistemi Patriot.
Anche l’economia russa sotto pressione
Il quadro delineato dall’intelligence svedese non descrive però una Russia priva di vulnerabilità.
Nilsson segnala difficoltà economiche crescenti, richiamando gli avvertimenti provenienti dalla Banca centrale russa, i prelievi di contante dal sistema bancario e le misure adottate dal governo sulle transazioni finanziarie.
Il Cremlino, secondo questa analisi, avrebbe margini di manovra complessi: aumentare la quantità di moneta rischierebbe di alimentare ulteriormente l’inflazione, mentre nuove tasse sulle imprese potrebbero frenare la crescita. Intervenire sui risparmi dei cittadini comporterebbe invece costi politici e sociali.
Il vero interrogativo è cosa accadrà dopo la guerra
Dalle parole del capo dell’intelligence militare svedese emerge quindi una distinzione fondamentale.
Nel presente, gran parte delle capacità terrestri russe rimane assorbita dalla guerra in Ucraina e un’offensiva convenzionale su vasta scala contro il Nord Europa non viene indicata come uno scenario per il quale Mosca disponga oggi delle forze necessarie.
Il quadro potrebbe però cambiare con un cessate il fuoco o con la conclusione delle ostilità.
Il ritorno delle forze russe dal fronte consentirebbe al Cremlino di rafforzare nuovamente il dispositivo militare nel Baltico e nell’Estremo Nord, un’area essenziale per la protezione della deterrenza nucleare russa e per l’accesso della Flotta del Nord all’Atlantico.
È per questo che, secondo Nilsson, la risposta europea deve basarsi soprattutto sulla capacità di mostrare coesione, resilienza e preparazione. La sfida non riguarda soltanto la possibilità di una futura guerra convenzionale: riguarda già oggi la capacità delle società europee di resistere a sabotaggi, cyberattacchi, pressioni economiche e altre operazioni concepite per dividerle.

