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Guerra in Iran, nuove sanzioni Usa contro chi sostiene Teheran: nel mirino anche Cina e Russia

La tensione tra Stati Uniti e Iran si sposta sempre più sul terreno economico. Washington ha annunciato una nuova e pesante stretta contro organizzazioni, individui e navi accusati di sostenere Teheran e di contribuire, direttamente o indirettamente, al finanziamento delle sue attività strategiche.

Nel mirino dell’amministrazione statunitense ci sarebbero circa 60 entità, individuate nell’ambito di una più ampia offensiva economica finalizzata a isolare l’Iran e a costringerlo a tornare al tavolo delle trattative, soprattutto sulla delicatissima questione dello Stretto di Hormuz.

Ad annunciare le nuove misure è stato il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, che ha chiarito come Washington non intenda fare eccezioni nei confronti dei Paesi che continueranno a sostenere economicamente Teheran.

«Nessun Paese è al riparo dalle sanzioni», è il messaggio lanciato da Bessent, che ha fatto esplicito riferimento anche a Cina e Russia, due dei principali interlocutori internazionali dell’Iran.

Nel mirino petrolio, tecnologia e traffici finanziari

L’Ufficio per il controllo dei beni stranieri del Tesoro statunitense ha inserito nelle proprie liste soggetti appartenenti a diversi Paesi, accusandoli di consentire all’Iran di procurarsi tecnologie nucleari e missilistiche vietate e di sostenere operazioni informatiche attraverso reti commerciali e finanziarie alimentate, in particolare, dalla vendita di petrolio.

L’obiettivo degli Stati Uniti è colpire quelle che Washington considera le principali fonti di finanziamento dell’apparato iraniano, comprese quelle riconducibili al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche.

Le nuove sanzioni secondarie dovrebbero interessare diversi comparti ritenuti fondamentali per l’economia iraniana e per la capacità di Teheran di aggirare le restrizioni internazionali: asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporto marittimo.

Secondo il Tesoro americano, gli Stati Uniti avrebbero ormai ricostruito una parte consistente delle reti utilizzate dall’Iran per continuare a commerciare nonostante le precedenti sanzioni, individuando intermediari, società e facilitatori coinvolti nelle operazioni.

Non è stata però ancora resa pubblica la lista completa dei Paesi interessati dalla nuova offensiva economica, così come resta da chiarire la data di effettiva entrata in vigore delle misure. Washington avrebbe comunque intenzione di concedere ai soggetti coinvolti un periodo per adeguarsi alle nuove disposizioni.

Teheran risponde: «Siamo pronti alle sanzioni»

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Teheran aveva già minacciato possibili contromisure economiche e militari, lasciando aperta anche l’ipotesi di un’ulteriore riduzione delle esportazioni petrolifere.

Il ministro dell’Economia iraniano Ali Madanizadeh ha assicurato che il Paese sarebbe pronto ad affrontare la nuova pressione americana.

«Siamo pienamente preparati alle sanzioni americane», ha dichiarato, accusando Washington di voler condurre quello che ha definito un «attacco terroristico economico» contro la Repubblica islamica.

Il ministro ha poi utilizzato toni ancora più duri: «Anche noi abbiamo i nostri strumenti e sappiamo come giocare. Non siamo più in difesa, i nemici dovrebbero aspettarsi un attacco».

Secondo Madanizadeh, inoltre, né Pechino né Mosca sarebbero disposte ad accettare passivamente le nuove misure statunitensi, mentre altri Paesi potrebbero opporsi alla strategia di Washington.

Lo Stretto di Hormuz resta al centro della crisi

Sul fondo rimane la questione dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo per il commercio energetico internazionale e diventato uno dei principali punti di pressione nel confronto tra Washington e Teheran.

Stati Uniti e Iran avevano raggiunto a giugno un accordo di pace provvisorio, che tuttavia non si è ancora trasformato in un’intesa definitiva. Il cosiddetto memorandum di Islamabad non è riuscito a produrre una soluzione stabile e le tensioni sono tornate rapidamente a crescere.

Il Pakistan, impegnato nel ruolo di mediatore, avrebbe comunque registrato «progressi significativi» negli ultimi colloqui con Teheran, nel tentativo di impedire una nuova escalation militare e arrivare alla riapertura dello Stretto.

La nuova offensiva economica americana rischia però di complicare ulteriormente il quadro diplomatico. Con la minaccia di sanzioni estesa anche alle aziende e ai soggetti economici dei Paesi che continueranno a commerciare con l’Iran, la crisi potrebbe assumere una dimensione ancora più internazionale.

La partita, dunque, non riguarda più soltanto Washington e Teheran. L’avvertimento rivolto apertamente anche a Cina e Russia potrebbe trasformare la pressione economica sull’Iran in un nuovo terreno di scontro tra le principali potenze mondiali.

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