Crisi energetica in Europa: l’UE spinge su meno carburanti, «smart working e mobilità sostenibile
di Luca Salese
Il profilo di una possibile crisi energetica europea si sta stagliando con contorni chiari, delineando una dimensione ormai concreta. Dan Jørgensen, commissario europeo all’Energia, al termine di una riunione straordinaria con i ministri dei Ventisette, ha lanciato un messaggio inequivocabile: ridurre l’uso di diesel e carburanti per l’aviazione, incentivare lo smart working e il lavoro da remoto, limitare gli spostamenti non necessari, favorire il trasporto pubblico e il car sharing, valutare limiti di velocità più bassi e scoraggiare i voli quando esistono alternative.
L’impennata dei prezzi del gas (+70%) e del petrolio (+60%) nell’UE è la diretta conseguenza delle tensioni in Medio Oriente e del blocco dello Stretto di Hormuz, da cui transita il 20% del greggio mondiale e del gas liquefatto (Geopop).
I voli necessari.
I voli ambulanza, soddisfacendo necessità primarie di ordine sanitario, non risultano oggetto di alcuna proposta di limitazione, così come — sebbene per ragioni diverse — i voli di Stato, che restano di particolare interesse per i “consumatori” istituzionali.
Ma chi sono i fruitori dei voli di Stato?
Secondo una normativa rigida — tanto in Italia quanto negli altri Paesi europei — l’art. 746 del Codice della Navigazione, che demanda al DPCM 23/01/2008, alla Direttiva PCM 23/09/2011 (trasporto aereo di Stato) e al D.L. 98/2011 la disciplina dei voli governativi, stabilisce che l’uso di aeromobili di Stato sia consentito solo alle sei cariche più alte dello Stato: Presidente della Repubblica, Presidenti di Camera e Senato, Presidente del Consiglio dei Ministri, Presidente della Corte costituzionale.
Tale uso è possibile solo in presenza di comprovate esigenze istituzionali, urgenze o motivi di sicurezza, e soltanto quando non esistano alternative idonee, come il trasporto ferroviario. Ogni volo deve essere autorizzato e pubblicato sul sito della Presidenza del Consiglio: la norma è severa; la pratica, molto meno.
Fatta la legge … trovata la deroga.
L’Italia, con circa 450 voli autorizzati tra il 2022 e il 2025, è il Paese che guida la classifica dei voli di Stato, mantenendo in costante esercizio il 31° Stormo dell’Aeronautica Militare (almeno siamo certi che i nostri ragazzi “alati” sono tra i più skillati in Europa).
Tra i casi più controversi emergono l’uso di aerei governativi per tratte interne servite dall’alta velocità ferroviaria e decolli e atterraggi presso aeroporti vicini alle residenze private dei ministri. Sul fronte degli abusi accertati, la Corte dei conti ha definito 35 voli effettuati da Matteo Salvini “illegittimi”, pur senza ravvisare un danno erariale, trasmettendo comunque gli atti alla Procura di Roma per ulteriori valutazioni (Il Sole 24 Ore).
E l’Europa?
Meno voli e più rigore — almeno nelle intenzioni — sebbene, per questioni di sicurezza nazionale, i dati non vengano pubblicati. In Francia l’utilizzo è ridotto, le norme vengono applicate in modo severo e vige l’obbligo di dimostrare l’assenza di alternative.
La Germania vanta una cultura politica estremamente rigida: i ministri viaggiano quasi sempre in treno e i voli di Stato sono eccezioni attentamente controllate. In Spagna si registra un maggiore rilassamento, pur con un livello di trasparenza elevato e senza raggiungere i numeri italiani. In ambito Brexit, nel Regno Unito, il forte scrutinio dei media sui voli RAF limita l’utilizzo ai soli casi realmente giustificati.
Quindi, mentre l’UE invita a ridurre gli spostamenti in auto e aereo, o voliamo troppo o voliamo fuori dai radar.

