Caso Delmastro, la Camera nega ai pm l’accesso alle chat: scontro tra maggioranza e opposizioni
La Camera dei deputati ha negato alla Procura di Roma l’autorizzazione a utilizzare le conversazioni tra Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta “Bisteccheria d’Italia”. La richiesta dei magistrati è stata respinta con 206 voti favorevoli e 133 contrari, al termine di una seduta segnata da durissimi scontri tra maggioranza e opposizioni.
Al momento del voto Delmastro non era presente in Aula. Le opposizioni gli avevano chiesto di intervenire e di invitare i colleghi a concedere l’autorizzazione, ma l’esponente di Fratelli d’Italia non ha preso la parola. Era stato tuttavia visto poche ore prima in Transatlantico, impegnato in alcuni colloqui con esponenti della maggioranza, tra cui il sottosegretario Paolo Barelli e alcuni parlamentari della Lega.
Le conversazioni sarebbero già state consegnate spontaneamente agli inquirenti, ma non possono essere utilizzate senza il via libera del Parlamento. La maggioranza ha rivendicato la necessità di tutelare le prerogative parlamentari e la riservatezza delle comunicazioni di un deputato.
Ministri lontani dai banchi del governo
Durante la votazione, ministri e sottosegretari si sono sistemati tra i banchi dei rispettivi gruppi parlamentari, anziché occupare gli scranni riservati al governo. Una scelta con cui la maggioranza ha voluto sottolineare che la decisione riguardava esclusivamente le prerogative del Parlamento e non la responsabilità dell’esecutivo.
Dopo la proclamazione del risultato, però, il ministro della Giustizia Carlo Nordio è stato ripreso mentre applaudiva e rideva. Il video, girato dai banchi dell’opposizione, ha alimentato nuove polemiche.
Anche Futuro Nazionale si è schierato contro l’autorizzazione. In assenza della deputata Laura Ravetto, è stato il leader Roberto Vannacci a esporre la posizione del partito: difesa della sfera privata di Delmastro, accompagnata dall’auspicio che il deputato renda pubbliche volontariamente le conversazioni.
Conte e Schlein attaccano la maggioranza
Il dibattito parlamentare si è rapidamente trasformato in un duro confronto politico. Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, è intervenuto mentre i deputati del suo gruppo mostravano i cellulari con la scritta “Fuori le chat”.
Conte ha accusato il centrodestra di applicare due pesi e due misure sul terreno della giustizia, contestando anche il richiamo della destra alla figura di Paolo Borsellino.
La segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, ha chiamato in causa direttamente Giorgia Meloni. Secondo la leader dem, la presidente del Consiglio avrebbe smentito l’impegno, assunto dopo il referendum, a non proteggere più nessun esponente della maggioranza.
I parlamentari di Alleanza Verdi e Sinistra hanno invece indossato simbolicamente delle bende sugli occhi, accusando il centrodestra di impedire ai cittadini di conoscere la verità sulla vicenda.
L’intervento di Bignami e il richiamo al caso Cospito
A difendere Delmastro è stato soprattutto il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami. Il suo intervento, pronunciato utilizzando un microfono su un’asta a causa di un guasto all’impianto audio, ha provocato ripetute proteste dai banchi dell’opposizione.
Bignami ha prima attaccato Conte, richiamando le polemiche sulle comunicazioni con Domenico Arcuri e Marcello Minenna durante la pandemia. Si è poi rivolto al Partito democratico, tornando sulla visita effettuata da alcuni parlamentari all’anarchico Alfredo Cospito, detenuto al regime del 41 bis.
Il capogruppo di FdI ha sostenuto che Delmastro sarebbe finito nel mirino delle opposizioni dopo aver divulgato informazioni relative a quella visita. Parole che hanno scatenato la reazione del centrosinistra, anche perché sulla vicenda Cospito pende nei confronti dell’ex sottosegretario una condanna in appello per rivelazione di segreto d’ufficio.
Lo stesso Nordio ha successivamente preso le distanze dai toni utilizzati nel dibattito, ricordando che i parlamentari hanno il diritto e, in alcuni casi, anche il dovere di verificare le condizioni delle persone detenute.
Le accuse su Scalfaro infiammano Montecitorio
La tensione è salita ulteriormente quando Bignami ha richiamato la storia del Movimento Sociale Italiano, ricordando che nel 1992 il partito votò Paolo Borsellino per la presidenza della Repubblica.
Secondo il capogruppo di FdI, Borsellino sarebbe stato al fianco della destra nelle sue attuali battaglie politiche. Bignami ha quindi attaccato Oscar Luigi Scalfaro, eletto al Quirinale nel 1992, accusandolo di aver favorito, l’anno successivo, la scarcerazione di centinaia di mafiosi.
Le opposizioni hanno reagito duramente. Il leader di Avs Angelo Bonelli ha chiesto provvedimenti nei confronti del parlamentare per quelle che ha definito “menzogne e offese inaudite” contro l’ex capo dello Stato. Il deputato del Pd Stefano Graziano ha invitato a valutare anche una denuncia per vilipendio alle istituzioni.
La difesa del “cerchio magico” di Meloni
La parte politicamente più significativa dell’intervento di Bignami è arrivata nelle battute conclusive. Il capogruppo di Fratelli d’Italia ha accusato le opposizioni di non voler colpire soltanto Delmastro, ma di puntare direttamente alla presidente del Consiglio.
«Prima di attaccare Giorgia Meloni dovrete attaccare tutti noi», ha dichiarato Bignami, rivendicando la compattezza del partito.
Il voto sulle chat assume così un significato che va oltre la vicenda giudiziaria. Delmastro appartiene al gruppo dei dirigenti che hanno accompagnato Meloni fin dalla nascita e dalla crescita di Fratelli d’Italia. Per la maggioranza, difenderlo significa proteggere non soltanto un singolo parlamentare, ma anche l’equilibrio politico costruito intorno alla presidente del Consiglio.
La Camera ha chiuso il caso sul piano dell’autorizzazione parlamentare. Sul piano politico, invece, lo scontro è destinato a continuare.
Al momento del voto Delmastro non era presente in Aula. Le opposizioni gli avevano chiesto di intervenire e di invitare i colleghi a concedere l’autorizzazione, ma l’esponente di Fratelli d’Italia non ha preso la parola. Era stato tuttavia visto poche ore prima in Transatlantico, impegnato in alcuni colloqui con esponenti della maggioranza, tra cui il sottosegretario Paolo Barelli e alcuni parlamentari della Lega.
Le conversazioni sarebbero già state consegnate spontaneamente agli inquirenti, ma non possono essere utilizzate senza il via libera del Parlamento. La maggioranza ha rivendicato la necessità di tutelare le prerogative parlamentari e la riservatezza delle comunicazioni di un deputato.
Ministri lontani dai banchi del governo
Durante la votazione, ministri e sottosegretari si sono sistemati tra i banchi dei rispettivi gruppi parlamentari, anziché occupare gli scranni riservati al governo. Una scelta con cui la maggioranza ha voluto sottolineare che la decisione riguardava esclusivamente le prerogative del Parlamento e non la responsabilità dell’esecutivo.
Dopo la proclamazione del risultato, però, il ministro della Giustizia Carlo Nordio è stato ripreso mentre applaudiva e rideva. Il video, girato dai banchi dell’opposizione, ha alimentato nuove polemiche.
Anche Futuro Nazionale si è schierato contro l’autorizzazione. In assenza della deputata Laura Ravetto, è stato il leader Roberto Vannacci a esporre la posizione del partito: difesa della sfera privata di Delmastro, accompagnata dall’auspicio che il deputato renda pubbliche volontariamente le conversazioni.
Conte e Schlein attaccano la maggioranza
Il dibattito parlamentare si è rapidamente trasformato in un duro confronto politico. Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, è intervenuto mentre i deputati del suo gruppo mostravano i cellulari con la scritta “Fuori le chat”.
Conte ha accusato il centrodestra di applicare due pesi e due misure sul terreno della giustizia, contestando anche il richiamo della destra alla figura di Paolo Borsellino.
La segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, ha chiamato in causa direttamente Giorgia Meloni. Secondo la leader dem, la presidente del Consiglio avrebbe smentito l’impegno, assunto dopo il referendum, a non proteggere più nessun esponente della maggioranza.
I parlamentari di Alleanza Verdi e Sinistra hanno invece indossato simbolicamente delle bende sugli occhi, accusando il centrodestra di impedire ai cittadini di conoscere la verità sulla vicenda.
L’intervento di Bignami e il richiamo al caso Cospito
A difendere Delmastro è stato soprattutto il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami. Il suo intervento, pronunciato utilizzando un microfono su un’asta a causa di un guasto all’impianto audio, ha provocato ripetute proteste dai banchi dell’opposizione.
Bignami ha prima attaccato Conte, richiamando le polemiche sulle comunicazioni con Domenico Arcuri e Marcello Minenna durante la pandemia. Si è poi rivolto al Partito democratico, tornando sulla visita effettuata da alcuni parlamentari all’anarchico Alfredo Cospito, detenuto al regime del 41 bis.
Il capogruppo di FdI ha sostenuto che Delmastro sarebbe finito nel mirino delle opposizioni dopo aver divulgato informazioni relative a quella visita. Parole che hanno scatenato la reazione del centrosinistra, anche perché sulla vicenda Cospito pende nei confronti dell’ex sottosegretario una condanna in appello per rivelazione di segreto d’ufficio.
Lo stesso Nordio ha successivamente preso le distanze dai toni utilizzati nel dibattito, ricordando che i parlamentari hanno il diritto e, in alcuni casi, anche il dovere di verificare le condizioni delle persone detenute.
Le accuse su Scalfaro infiammano Montecitorio
La tensione è salita ulteriormente quando Bignami ha richiamato la storia del Movimento Sociale Italiano, ricordando che nel 1992 il partito votò Paolo Borsellino per la presidenza della Repubblica.
Secondo il capogruppo di FdI, Borsellino sarebbe stato al fianco della destra nelle sue attuali battaglie politiche. Bignami ha quindi attaccato Oscar Luigi Scalfaro, eletto al Quirinale nel 1992, accusandolo di aver favorito, l’anno successivo, la scarcerazione di centinaia di mafiosi.
Le opposizioni hanno reagito duramente. Il leader di Avs Angelo Bonelli ha chiesto provvedimenti nei confronti del parlamentare per quelle che ha definito “menzogne e offese inaudite” contro l’ex capo dello Stato. Il deputato del Pd Stefano Graziano ha invitato a valutare anche una denuncia per vilipendio alle istituzioni.
La difesa del “cerchio magico” di Meloni
La parte politicamente più significativa dell’intervento di Bignami è arrivata nelle battute conclusive. Il capogruppo di Fratelli d’Italia ha accusato le opposizioni di non voler colpire soltanto Delmastro, ma di puntare direttamente alla presidente del Consiglio.
«Prima di attaccare Giorgia Meloni dovrete attaccare tutti noi», ha dichiarato Bignami, rivendicando la compattezza del partito.
Il voto sulle chat assume così un significato che va oltre la vicenda giudiziaria. Delmastro appartiene al gruppo dei dirigenti che hanno accompagnato Meloni fin dalla nascita e dalla crescita di Fratelli d’Italia. Per la maggioranza, difenderlo significa proteggere non soltanto un singolo parlamentare, ma anche l’equilibrio politico costruito intorno alla presidente del Consiglio.
La Camera ha chiuso il caso sul piano dell’autorizzazione parlamentare. Sul piano politico, invece, lo scontro è destinato a continuare.

