Camusso (Pd): “Governo allergico agli scioperi e ai salari: servono misure strutturali, non bonus”
Intervistata da Fanpage.it, la senatrice del Partito Democratico ed ex segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, critica duramente l’approccio del governo Meloni nei confronti del mondo del lavoro, dei sindacati e della legge di bilancio 2026. Secondo la parlamentare, l’esecutivo “non sopporta chi non la pensa come loro” e sta mettendo in atto una “aggressione sistematica” al diritto di sciopero.
“Allergici allo sciopero e incapaci di dialogo”
Camusso punta il dito contro il tentativo – poi ritirato ma destinato a tornare – da parte di Fratelli d’Italia di limitare gli scioperi nei trasporti. “Questo governo è allergico all’idea che le organizzazioni sindacali abbiano una voce”, afferma. “Non sopportano la critica e non tollerano che possano esserci proposte diverse dalle loro”.
Secondo la senatrice, manca completamente un confronto con le sigle sindacali e con le associazioni d’impresa, “se non quando il governo è certo che ciò che propone andrà a suo favore”.
Salari fermi e lavoratori poveri: “La manovra non risolve nulla”
Al centro delle contestazioni della Cgil – che per il 12 dicembre ha proclamato uno sciopero generale – c’è la mancata attenzione ai salari. Una critica che Camusso condivide pienamente: “Hanno messo meno del minimo sindacale. Parliamo di un timidissimo intervento che riguarda una quota minima di retribuzioni nel 2026. Non è una riforma strutturale”.
La senatrice denuncia inoltre la crescita costante dei lavoratori poveri, persone che “pur essendo occupate, non riescono a vivere in modo autosufficiente e dignitoso”.
Tra le cause principali, Camusso individua:
interventi fiscali spot e non strutturali,
mancata introduzione del salario minimo,
rinnovi contrattuali bloccati per anni,
perdita di potere d’acquisto costante.
Proprio sul tema dei contratti, la senatrice ha presentato un emendamento per garantire aumenti automatici delle retribuzioni quando un contratto collettivo nazionale scade, così da incentivare imprese e lavoratori a rinnovare in tempi più rapidi. Ad oggi, oltre 5 milioni di dipendenti attendono il rinnovo del proprio contratto.
Gender pay gap: “Serve trasparenza e chi discrimina non riceva fondi pubblici”
Camusso interviene anche sul persistente divario retributivo tra uomini e donne, tra i peggiori in Europa.
“La prima cosa è smettere di far finta che vada tutto bene”, sottolinea. Persistono:
stipendi più bassi a parità di mansione,
carriere più lente,
part-time involontari,
difficoltà nel conciliare lavoro e maternità.
L’emendamento proposto dalla senatrice prevede che le aziende con un alto differenziale retributivo non possano accedere a finanziamenti e incentivi pubblici. “Almeno evitiamo che il governo supporti chi mantiene politiche discriminatorie”.
Famiglie e maternità: “Solo bonus, nessuna misura strutturale”
Camusso critica anche gli interventi del governo sulla famiglia, descritti dalla ministra Roccella come investimenti da 6 miliardi. “Sono sempre e solo bonus”, afferma.
L’unico provvedimento realmente strutturale, secondo la senatrice, è l’aumento dei fondi per i centri antiviolenza. Il resto è una politica fatta di misure temporanee, come il bonus per lavoratrici con almeno tre figli: “In un Paese in cui molte donne vengono spinte alle dimissioni già al primo figlio, servono strumenti concreti, non incentivi una tantum”.
Camusso propone invece forme di flessibilità obbligatorie (riduzione o rimodulazione degli orari) nei casi di dimissioni volontarie legate alla maternità.
Patrimoniale: “Giusto un contributo straordinario, l’Italia è rimasta indietro”
Sul tema patrimoniale, la senatrice afferma di condividere l’impostazione del leader Cgil Landini, favorevole a un prelievo dell’1% sui patrimoni superiori ai 2 milioni di euro.
“Per anni si è alimentata l’idea che tutto si risolva tagliando le tasse. Il risultato è che oggi il peso fiscale grava soprattutto su lavoratori e redditi medio-bassi, tradendo il principio costituzionale della progressività”.
Per Camusso, l’Italia deve “spostare la tassazione sui patrimoni e sulle ricchezze”, come hanno già fatto molti Paesi europei, con un sistema davvero equo e progressivo.
“È giusto parlare di patrimoniale a livello europeo per evitare spostamenti di ricchezza, ma non con l’atteggiamento di chi vuole insegnare qualcosa agli altri: molti Paesi l’hanno già introdotta. Siamo noi ad essere rimasti indietro”.
“Allergici allo sciopero e incapaci di dialogo”
Camusso punta il dito contro il tentativo – poi ritirato ma destinato a tornare – da parte di Fratelli d’Italia di limitare gli scioperi nei trasporti. “Questo governo è allergico all’idea che le organizzazioni sindacali abbiano una voce”, afferma. “Non sopportano la critica e non tollerano che possano esserci proposte diverse dalle loro”.
Secondo la senatrice, manca completamente un confronto con le sigle sindacali e con le associazioni d’impresa, “se non quando il governo è certo che ciò che propone andrà a suo favore”.
Salari fermi e lavoratori poveri: “La manovra non risolve nulla”
Al centro delle contestazioni della Cgil – che per il 12 dicembre ha proclamato uno sciopero generale – c’è la mancata attenzione ai salari. Una critica che Camusso condivide pienamente: “Hanno messo meno del minimo sindacale. Parliamo di un timidissimo intervento che riguarda una quota minima di retribuzioni nel 2026. Non è una riforma strutturale”.
La senatrice denuncia inoltre la crescita costante dei lavoratori poveri, persone che “pur essendo occupate, non riescono a vivere in modo autosufficiente e dignitoso”.
Tra le cause principali, Camusso individua:
interventi fiscali spot e non strutturali,
mancata introduzione del salario minimo,
rinnovi contrattuali bloccati per anni,
perdita di potere d’acquisto costante.
Proprio sul tema dei contratti, la senatrice ha presentato un emendamento per garantire aumenti automatici delle retribuzioni quando un contratto collettivo nazionale scade, così da incentivare imprese e lavoratori a rinnovare in tempi più rapidi. Ad oggi, oltre 5 milioni di dipendenti attendono il rinnovo del proprio contratto.
Gender pay gap: “Serve trasparenza e chi discrimina non riceva fondi pubblici”
Camusso interviene anche sul persistente divario retributivo tra uomini e donne, tra i peggiori in Europa.
“La prima cosa è smettere di far finta che vada tutto bene”, sottolinea. Persistono:
stipendi più bassi a parità di mansione,
carriere più lente,
part-time involontari,
difficoltà nel conciliare lavoro e maternità.
L’emendamento proposto dalla senatrice prevede che le aziende con un alto differenziale retributivo non possano accedere a finanziamenti e incentivi pubblici. “Almeno evitiamo che il governo supporti chi mantiene politiche discriminatorie”.
Famiglie e maternità: “Solo bonus, nessuna misura strutturale”
Camusso critica anche gli interventi del governo sulla famiglia, descritti dalla ministra Roccella come investimenti da 6 miliardi. “Sono sempre e solo bonus”, afferma.
L’unico provvedimento realmente strutturale, secondo la senatrice, è l’aumento dei fondi per i centri antiviolenza. Il resto è una politica fatta di misure temporanee, come il bonus per lavoratrici con almeno tre figli: “In un Paese in cui molte donne vengono spinte alle dimissioni già al primo figlio, servono strumenti concreti, non incentivi una tantum”.
Camusso propone invece forme di flessibilità obbligatorie (riduzione o rimodulazione degli orari) nei casi di dimissioni volontarie legate alla maternità.
Patrimoniale: “Giusto un contributo straordinario, l’Italia è rimasta indietro”
Sul tema patrimoniale, la senatrice afferma di condividere l’impostazione del leader Cgil Landini, favorevole a un prelievo dell’1% sui patrimoni superiori ai 2 milioni di euro.
“Per anni si è alimentata l’idea che tutto si risolva tagliando le tasse. Il risultato è che oggi il peso fiscale grava soprattutto su lavoratori e redditi medio-bassi, tradendo il principio costituzionale della progressività”.
Per Camusso, l’Italia deve “spostare la tassazione sui patrimoni e sulle ricchezze”, come hanno già fatto molti Paesi europei, con un sistema davvero equo e progressivo.
“È giusto parlare di patrimoniale a livello europeo per evitare spostamenti di ricchezza, ma non con l’atteggiamento di chi vuole insegnare qualcosa agli altri: molti Paesi l’hanno già introdotta. Siamo noi ad essere rimasti indietro”.

