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Cultura

Benevento Città Spettacolo 2013: il secondo weekend

(Articolo: Daniela Giordano)

BENEVENTO – Ancora prime nazionali nel secondo weekend di Benevento Città Spettacolo, edizione 2013, che ha registrato un leggero calo di pubblico rispetto al primo, ma ugualmente presente. Un susseguirsi di spettacoli di notevole levatura, a cominciare dall’appuntamento atteso per Letture Stregate, che ha aperto ufficialmente la tre giorni all’Hortus Conclusus. Tutto esaurito, infatti, per vedere Peppe Servillo leggere, in presenza dell’autore, passi del libro di Walter Siti: “Resistere non serve a niente”, vincitore del Premio Strega di quest’anno. A fare da sfondo, la mostra di scatti fotografici “Personaggi e presenze” dell’artista sannita Valentina Saccomanno, che testimoniava – appunto – il momento di attesa precedente al conseguimento del prestigioso titolo letterario.

In serata, hanno debuttato: “Mortaccia – La vita è meravigliosa”, all’Arco del Sacramento con Veronica Pivetti, per la regia di Giovanna Gra, e “Il Contratto”, al Teatro De Simone, la commedia in tre atti scritta da Eduardo De Filippo nel 1967 e inserita nell’opera Cantata dei giorni dispari. Una divertente commedia musicale, quella che ha avuto per protagonista Veronica Pivetti che, tra canti e balli, ha interpretato una signora morte tutta particolare, trasognata e spiritosa, incentrata sull’ironia della vita dopo la morte come prolungamento delle stesse abitudini, difetti e ipocrisie. Tema centrale ancora la morte per Il Contratto diretto da Pino Carbone, con un eccellente – quanto prevedibile – Claudio Di Palma, assieme ad Andrea de Goyzueta e Carmine Paternoster, così come il resto del cast. Morte affrontata rispetto alla paura che gli uomini hanno per quanto è inevitabile nella propria esistenza, eppure inaccettabile, e per questo si tenta di condizionarla e rinviarla il più a lungo possibile. È quanto cercano di fare le persone per stipulare il Contratto con Geronta Sebezio (Di Palma), napoletano di nobili origini, che in passato ha fatto il miracolo di resuscitare davvero! l’amico fraterno Isidoro (Paternoster), grazie alla forza del suo amore e di tutti i presenti che non accettavano una morte così improvvisa e così giovane e, infatti, altro non era che apparente. Una sorta di assicurazione sulla vita, una seconda occasione che tutti cercano di ottenere, attraverso vari stratagemmi e matrimoni combinati, per assicurarsi quell’amore necessario al risveglio, per potersi alzare e camminare come Lazzaro, impegnando parte del proprio patrimonio e dei Buoni del Tesoro come compenso al nobile truffatore per la nuova vita.

La Danza è stata co-protagonista del secondo ciclo di eventi, con tre incontri curati da CDTM – Circuito Campano della Danza: “Eskaton”, della compagnia Luisa Cortesi, “Precariato” di Stefano Mazzotta ed Emanuele Sciannamea, e il successo europeo “Folk’s – Will you still love me tomorrow” del Teatro Stabile delle Marche. Spettacoli che hanno ottenuto alti indici di gradimento da parte di un pubblico non certo di massa, ma di appassionati del settore.

L’evento che non ha tradito le attese – anzi, superandole – è stato lo spettacolo del sabato sera nella suggestiva cornice del Teatro Romano: “Nella, canzoni e ricordi di prostitute libere e oneste”, tratto dal fortunato format Dignità autonome di prostituzione dagli stessi autori Betta Cianchini e Luciano Melchionna. Dopo il successo riscosso nell’edizione 2010 di Benevento Città Spettacolo, in cui le stanze di Palazzo Paolo V erano state trasformate nel Bordello più famoso d’Italia, in questa data unica Melchionna ha voluto riproporre la storia più bella, quella di Nella, la prostituta più amata, raccontata dai suoi nipoti attraverso tante canzoni. Da Mina e De André, passando per Celentano, Caterina Caselli, fino ad arrivare al Todo Cambia di Mercedes Sosa e il Cucurrucucú paloma, nella splendida versione acustica di Caetano Veloso, un repertorio dignitoso quanto le “prostitute libere e oneste”, quello portato in scena dai musicisti e dalle voci da brivido delle cantanti/prostitute, in uno scenario caldo dominato dal colore rosso e dalla luce delle candele. Un percorso generazionale la selezione proposta, in cui il pubblico era parte integrante della scena, disposto in tondo al palco e partecipando alle incursioni degli attori, per poi esplodere in una “pizzica” finale ballata da tutti, come in una grande festa, in quella che lo stesso regista ha definito “La Balera di Dignità autonome di prostituzione”. Oltre due ore che non sono pesate per niente e, anzi, il pubblico quasi non voleva più lasciare il teatro, per quell’adrenalina ormai sprigionata come pochi Spettacoli con la S maiuscola riescono a produrre.

Altro appuntamento atteso, domenica, è stato il ciclo Raccontami Benevento, il progetto di performance di attori nei luoghi suggestivi della città, ideato da Giulio Baffi e Giovanni Petrone. Questa settimana Peppino Mazzotta ha interpretato il Fotografo Pensa nella Cripta del Duomo di Benevento, in un monologo di circa venti minuti scritto da Rosario Sparno. I Fratelli Pensa avevano uno studio fotografico da tre generazioni nei pressi del Duomo, che andò distrutto durante i bombardamenti del 1943. Con esso anche la macchina fotografica, la  “Principessa” (una Leica 3C a tendina rossa, serie limitata) e tutte quelle fotografie che lo stesso Pensa definiva: “La segnaletica della memoria, traccia di un ricordo alla portata di tutti”. Perché questa era la funzione principale del fotografo – spiegava: “Catturare i ricordi e diffondere la memoria, senza la quale l’uomo sarebbe niente”. Quei bombardamenti nell’agosto del ’43 furono, dunque, non solo flagello delle vite di migliaia di civili, ma anche la cancellazione di una memoria irrecuperabile, anche la più futile, ed è per l’importanza della memoria storica che l’incontro è stato completato da una visita guidata agli scavi sottostanti.

L’ultima giornata di spettacoli è terminata con un’altra prima nazionale: “Sogno d’amore ubriaco – studio su Otello, una storia d’amore”, al Palazzo Paolo V, per una produzione DAF – Teatro dell’Esatta Fantasia, che ha vinto il Premio Scintille al Festival Asti Teatro/35. Un’eccellente performance infatti degli attori, nella versione moderna dell’Otello di Shakespeare in cui, superando il particolare che fosse “moro” o meno, il centro del dramma è la partenza di un giovane Otello con la moglie Desdemona, addolorata dall’abbandono del padre, per un futuro migliore a Cipro. Lo scontro è con un adulto Iago e la moglie Emilia, vittima delle sue violenze ma che non riesce a sottrarsi alla complicità di mettere in piedi il tranello del fazzoletto che condurrà al famoso epilogo della cieca gelosia per il presunto tradimento. Uno scontro generazionale tra figli e cattivi genitori che richiama molto temi di grande attualità.

La conclusione, in serata al Teatro De Simone, con la messa in scena di: “MatriMoro”, il risultato di cinque giorni di laboratorio teatrale dei partecipanti attori e non, condotto da Adriana Follieri per una produzione Manovalanza, in cui il risalto è stato dato ancora all’incontro generazionale su quelli che sono i momenti topici di ogni singola esistenza e quindi comuni a tutti: il matrimonio, il funerale, le emozioni della gioia e del dolore.

La prossima settimana si terrà l’ultimo ciclo di eventi, incentrato sui giovani, con Universo Teatro, il Festival Internazionale di Teatro Universitario curato da Ugo Gregoretti e la mostra Festival Festival, il fotoracconto di tutta la rassegna attraverso l’occhio degli studenti del Liceo Artistico Statale, coordinati dalla prof.ssa Francesca Cardona Albini.

Di seguito, le foto di alcuni eventi:

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