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P4, Papa non ha convinto i pm; verso il no alla sua scarcerazione

Alfonso Papa

NAPOLI – Il primo round non ha convinto i suoi accusatori. Per Alfonso Papa, il deputato Pdl detenuto da quattro giorni a Poggioreale, si apre un’altra settimana incandescente. Si va infatti verso il no della Procura alla richiesta di revoca dell’ordinanza in carcere.

I pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio che conducono l’inchiesta sulla P4 coordinati dall’aggiunto Francesco Greco, depositeranno oggi un parere negativo all’istanza di scarcerazione  –  o in subordine, di arresti domiciliari  –  che gli avvocati di Papa, Giuseppe D’Alise e Carlo Di Casola, hanno presentato al giudice per le indagini preliminari Luigi Giordano.

Intanto, sul fronte parallelo dell’altra inchiesta che fa tremare i Palazzi, quella che coinvolge Marco Milanese, ex consigliere politico del ministro Giulio Tremonti, la giunta per le autorizzazioni della Camera comincerà ad accedere da oggi ai nuovi atti depositati su Milanese, in attesa della votazione sulle richieste cautelari avanzate dal pm Vincenzo Piscitelli.

Al quinto piano della Procura napoletana non si ferma l’istruttoria sulla presunta loggia P4, e sull’intreccio di relazioni tra pezzi dello Stato ricostruito intorno alla figura del faccendiere (agli arresti domiciliari) Luigi Bisignani, al fine di rilevare segreti d’indagine, pilotare inchieste e carriere. Ma Papa, fanno sapere i suoi difensori, appare “fiducioso” e determinato a “fare emergere la verità”. Tenacissimo anche a strappare da Napoli l’indagine, visto che gli avvocati hanno già chiesto di trasmettere l’indagine a Roma per competenza territoriale.

Per Papa, la prima domenica in carcere, è trascorsa apparentemente in serenità. Di buon mattino, la messa, a cui avrebbe assistito con pochi detenuti; poi le lunghe ore trascorse, ora che divide la cella con altri uomini, a leggere, o a prendere qualche appunto, presumibilmente anche in relazione ai successi passaggi che toccheranno alla difesa. Per Papa, verosimilmente, non sarà una sorpresa il parere negativo dei pm. Non devono aver convinto le otto ore di interrogatorio, sabato scorso; né le argomentazioni sulla presunta “strategia” ordita contro di lui con lo zampino dello stesso Bisignani e degli imprenditori oggi importanti testi d’accusa, che per Papa sono “non a caso tutti collegati e amici tra loro”.

Neanche la ricostruzione, politico-giudiziaria, fornita da Papa sui conflitti e le inimicizie tutte interne al centrodestra, da lui riportate soprattutto in relazione all’azione del numero due del Fli, Italo Bocchino, e dell’ex deputato di Forza Italia Alfredo Vito, avrebbero sfondato, per ora, i sospetti della pubblica accusa, che continua a ritenere “del tutto fondate” le esigenze di custodia cautelare per Papa, anche fondandosi sulla circostanza che l’indagato non si è dimesso dalla carica di deputato. Tuttavia, come sottolineano gli avvocati D’Alise e Di Casola, alcune delle ricostruzioni offerte da Papa “hanno offerto spunti di riflessione ritenuti interessanti”.

È la stessa settimana in cui la vicenda Papa si incrocerà con il caso – pur se giudiziariamente distinto – che coinvolge Milanese, l’eccellente vicinissimo a Tremonti. Dodopomani la giunta per le autorizzazioni a procedere dovrebbe infatti pronunciarsi sulla richiesta di custodia cautelare in carcere per l’ex ufficiale della Finanza, nonché sull’accesso ai suoi tabulati telefonici e sulla perquisizione delle sue cassette di sicurezza. Su questi due punti, in particolare, Milanese ha già chiesto all giunta di autorizzare anche “celermente”. E oggi per la prima volta da quando è stato arrestato, Papa potrà incontrare in carcere sua moglie, Tiziana Rodà. (Repubblica)

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