L’Olanda sceglie la net neutrality
AMSTERDAM (di Livio Pizzi) – Per la prima volta un Paese europeo ha approvato una legge a favore della neutralità della rete. Ovvero si sono approvate delle regole che vanno contro quegli operatori che limitano in vario modo i servizi internet per il proprio tornaconto. E’ venuta dal parlamento olandese, ieri, questa decisione d’avanguardia. L’Olanda è anche il secondo Paese al mondo, dopo il Cile, ad avere una legge che tocca un tema molto caldo e delicato per gli interessi degli operatori.
E’ una risposta in particolare a quegli operatori mobili olandesi che bloccano o tariffano a parte i servizi VoIP (telefonia via internet, Skype). L’operatore Kpn aveva appena annunciato l’intenzione di tariffare a parte servizi di vario tipo, inoltre: non solo VoIP, ma anche WhatsApp, un’applicazione per mandare gratis messaggi via internet (al posto degli sms). E’ evidente che lo scopo degli operatori è tutelare i propri ricavi tradizionali (telefonate ed sms). L’Olanda ha stabilito però che anche il semplice tariffare a parte alcuni servizi (e quindi farli pagare di più, rispetto agli altri) è una minaccia alla libertà di internet e dell’innovazione. Gli operatori non possono quindi arrogarsi il diritto di discriminare, con i prezzi, i diversi contenuti e servizi di internet. L’idea è che in questo modo ottengono il potere di incentivare o di scoraggiare alcuni utilizzi della rete.
D’altro canto è loro interesse continuare a farlo. Tanto che l’associazione Etno (rappresentante dei principali operatori europei) ha lanciato subito l’allarme: la legge olandese toglie loro le risorse – accusano – per investire nelle nuove reti. Temono che la legge olandese faccia da apripista e diffonda i principi di neutralità in Europa. Moltissimi operatori, anche italiani, infatti, fanno cose che secondo la nuova legge sarebbero proibite. Quasi tutti gli operatori mobili del nostro paese tariffano a parte i servizi VoIP. L’utente deve pagare un extra per usarli, rispetto al canone flat che include l’accesso a internet tramite rete mobile. Quasi tutti, fissi e mobili, inoltre, hanno sistemi per limitare la velocità dei servizi che consumano molta banda (peer to peer, video online…). Da ultima, anche Telecom Italia tanto da procurarsi di recente una diffida da parte di Altroconsumo. Le leggi italiane, a riguardo, sono però molto blande. Gli operatori sono tenuti a comunicare con trasparenza, all’utente, se e come limitano alcuni servizi. L’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) sta studiando la materia: ha concluso a maggio un’indagine conoscitiva e adesso dovrà decidere se intervenire con una delibera, per imporre alcuni obblighi agli operatori (che potrebbero essere anche di dare maggiore trasparenza sulle proprie pratiche).
La Commissione europea pure è alla finestra, al momento. A maggio ha ribadito di non voler imporre norme ad hoc sulla neutralità ma studiando le pratiche degli operatori capirà se sono un pericolo per la libertà della rete e della concorrenza e nel caso, interverrà. Agli esperti, è suonato come un avvertimento, perché gli operatori non esagerino con le manipolazioni sulla rete. Non è facile imporre norme a favore della neutralità. I legislatori si scontrano anche con la necessità di tutelare i futuri investimenti degli operatori nelle nuove reti. Fcc (l’Authority tlc Usa) quest’anno ha fissato alcune norme per la neutralità, cercando un compromesso tra gli opposti interessi, ma gli operatori finora sono riusciti a bloccarle, opponendosi in giudizio.
