Sognare, terapia contro lo stress
NAPOLI (di Attilio Iannuzzo) – Presi ormai dalla vita quotidiana, il lavoro, i piccoli e i grandi problemi da affrontare, non si sogna più. In verità, i rapporti tra persone adulte sono poco stimolanti per attività così articolate, in quanto, più si cresce, più ci si avvicina crudamente alle aride concretezze. E’ certo che sognare fa bene, gli esperti lo confermano.
Sognare è un balsamo per ritrovare l’equilibrio psichico, allontanare l’ansia e combattere ogni forma di stress. Ma non ricordare cosa si è sognato, al risveglio, è sintomo di un congelamento interiore. Lo afferma l’esperto Massimo Di Giannantonio, psichiatra dell’università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti: “Tutti sognano, ma oggi consideriamo i sogni alla luce di una complessa teoria neuroevolutiva, secondo la quale assolvono la vitale funzione di ‘resettare’ tutto il sistema nervoso centrale”.
Nella vita quotidiana gli eventi ci portano ad accumulare squilibri, frustrazioni, tensioni, che l’individuo incamera in un serbatoio chiuso. Il sogno apre la teca blindata delle nostre emozioni profonde, le proietta sullo schermo della nostra mente e ricostruisce l’equilibrio psichico, metabolizzando e aiutandoci a comprendere ciò che nella giornata ci ha turbato, eccitato, frustrato o ferito. Dunque non avere memoria del sogno non significa non sognare. Chi non ricorda le immagini oniriche è vittima di un grave processo di congelamento dell’energia affettiva profonda: … insomma ha una vita affettiva interna molto inibita. Insomma, il sogno è la via principale all’inconscio, “l’autostrada che ci porta a conoscere nei particolari il funzionamento del nostro mondo interno”, assicura Di Giannantonio.
I sogni ricorrenti sono la spia di un evento particolarmente intenso, che ci ha turbato. “Se si è subito un trauma, si tende ad avere sogni ricorrenti”, spiega lo psichiatra, “perché il sistema nervoso centrale cerca di metabolizzare un’esperienza così profonda o dolorosa, che un sogno solo non basta”. Ha un significato particolare sognare in bianco e nero o a colori? “Non c’è differenza, dal punto di vista fisiologico: “E’ la memoria di chi interpreta il proprio sogno a colorare o scolorire la sua avventura onirica”, spiega Di Giannantonio. E i sogni curiosi o particolarmente paurosi? “Sono un invito a prestare attenzione a se stessi”, conclude Di Giannantonio. “Se si è particolarmente turbati dopo un sogno, è bene interpellare uno psicoterapeuta esperto, che potrebbe aiutarci a conoscere cose fondamentali su noi stessi”.
