Gli occhi degli Usa sui due sfidanti

NAPOLI (di BIANCA DE FAZIO) – Washington vuole sapere. Ora che le elezioni amministrative a Napoli sono a un passo dal designare il nuovo sindaco, gli Usa di Barack Obama si chiedono chi guiderà la città che ospita, in Italia, il comando della Us Navy e la base Nato. E lo chiedono ai diretti interessati, i candidati Gianni Lettieri e Luigi de Magistris. Incontrati in via assolutamente riservata, giovedì, per iniziativa dell’Ambasciata americana di Roma. Che ha mandato qui in città il suo responsabile politico Peter Brownfeld e ha mobilitato l’intero staff del console americano a Napoli, Donald L. Moore, a cominciare dal Political specialist Manuele Ferrari.
Due incontri separati, quelli dei diplomatici con Lettieri prima e con de Magistris poi. Nell’arco di poche ore. Con Lettieri al mattino, nella sede del consolato generale americano a Napoli, in piazza della Repubblica. Con de Magistris nel primissimo pomeriggio, ma non in territorio americano: il candidato del sorpasso sul prefetto Mario Morcone ha visto gli inviati americani “in casa”, in una delle roccaforti della sua campagna elettorale. E ha raccontato loro i suoi progetti per Napoli, le sfide alle quali è radicata la sua candidatura, innanzitutto quella contro la criminalità. Un tema sensibile, per gli Usa. Come dimostrano i cablogrammi della diplomazia americana sull’Italia, e sulla mafia di casa nostra in particolare, resi noti da Wikileaks.
Nei file segreti dell’ex console statunitense a Napoli, Patrick Thrun, parole preoccupate sulla lotta alla criminalità organizzata: «Malgrado l’impegno delle forze dell’ordine, delle associazioni imprenditoriali, i gruppi di cittadini e la Chiesa, che in alcune zone del Paese stanno dimostrando promettente impegno nella lotta alla criminalità organizzata, lo stesso non si può dire dei politici italiani, in particolare a livello nazionale». Una bocciatura spintasi fino al punto da suggerire a Washington di «comunicare al governo italiano che la lotta al crimine organizzato è una seria priorità del governo Usa – scrisse il console nei documenti riservati – e che i drammatici costi economici della criminalità sono un argomento convincente per una azione immediata».
Una priorità ribadita negli incontri dell’altro giorno. Quando gli americani hanno sondato la portata dei rapporti di Lettieri con Cosentino, coordinatore regionale del Pdl imputato di concorso in associazione camorristica nell’ambito delle indagini sul clan dei Casalesi. Quando si sono fatti raccontare il suo programma, sentendosi rispondere che «sicurezza e legalità saranno la mia forza».
Il ballottaggio visto da Washington. E dal Pentagono. Che ha a cuore Capodichino, la base Usa cui fanno capo 3.500 militari americani (e che negli ultimi anni ha assorbito da Londra il comando della Marina militare Usa in Europa), e che in queste settimane ha ritrovato centralità per la guida della missione Onu in Libia. Il ballottaggio visto, però, anche dagli uffici economici statunitensi: gli imprenditori napoletani che hanno maggiori rapporti oltreoceano sono gli stessi che, in seno all’Unione industriali, fanno la fronda al candidato imprenditore. (Repubblica)
