Chi parla, chi ascolta
NAPOLI (di Attilio Iannuzzo) – Una società sempre meno attenta alle cose importanti, sempre più attratta dal gossip e dalle futilità. Manca il calore umano, quello che ci scalda davvero. Distratti da sms, i pod, i pad, i phone non comunichiamo più e non trasmettiamo più le emozioni vere, quelle che si percepiscono guardandosi negli occhi. Un vecchio detto rabbinico diceva: “Se Dio ci ha dato una bocca e due orecchie, è per ricordarci che dobbiamo saper ascoltare il doppio di quanto parliamo”. Esattamente il contrario di quanto sta avvenendo. Sarà il risultato dei troppi stimoli, delle troppe sollecitazioni, del rumore in cui siamo immersi, della valanga di informazioni, ma il risultato è sotto gli occhi di tutti: viviamo in una società che soffre di un deficit di attenzione. L’altro giorno l’ennesima tragedia: una studentessa napoletana, si è suicidata perché aveva raccontato ai genitori di essersi laureata, ma in realtà le mancavano numerosi esami. Ancora una volta ci si chiede: “Ma come hanno fatto le persone a lei vicine a non capire”? E’ evidente che se si ha oggi la percezione di non essere capiti, si evita anche di parlare, almeno di argomenti importanti. E in questa società “parlante” stiamo rapidamente perdendo la nostra capacità di ascoltare le persone e il mondo intorno a noi. Dobbiamo aspettarci che le generazioni future, incapaci di ascoltare, comunicheranno solo attraverso gli schermi dei computer e dei cellulari? Forse no. Ma buone orecchie sono il segreto del successo in molte attività: dalla medicina al giornalismo, dagli affari alla legge. Una società che non sa più ascoltare rischia di prendere “lucciole per lanterne”.

