Percolato nel sottosuolo della discarica Chiaiano, l’ombra della camorra

NAPOLI – I magistrati vogliono vederci sulla discarica di Chiaiano. E in particolari sulle aziende che vi lavorano sospettate, secondo i pm, di legami con la camorra. Sulla scorta di tali motivazioni stamane i carabinieri del Noe stanno perquisendo la discarica, alla periferia nord di Napoli (che tra l’altro chiuderà a giugno) nell’ambito di un’inchiesta della Dda su presunte infiltrazioni della criminalità nella gestione dell’impianto e presunte irregolarità nell’assegnazione degli appalti. Undici gli avvisi di garanzia emessi dal procuratore, Giovandomenico Lepore, e dai sostituti Antonello Ardituro e Marco Del Gaudio. Secondo l’accusa i clan avrebbero condizionato la gestione degli appalti, in particolare quello per la fornitura di argilla; tra gli indagati vi sarebbero dirigenti della società che gestisce l’impianto.
ARGILLA «ABUSIVA» – Agli indagati vengono contestati i reati di traffico di rifiuti e frode in pubbliche forniture. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri del Noe, quando si decise di allestire una discarica nella cava prima adibita a poligono di tiro venne usato materiale di qualità scadente per impermeabilizzare il suolo: in particolare si fece uso di argilla estratta abusivamente nel Salernitano. Il risultato fu che il suolo è rimasto permeabile e il percolato è finito nel sottosuolo. Nel corso dell’operazione, i militari hanno sequestrato un’altra discarica di 15.000 metri quadri a Giugliano di proprietà della famiglia Carandente, ritenuta vicina al clan Mallardo. Anche da questo impianto sarebbe stato preso materiale per allestire la discarica di Chiaiano.
LA IBI – L’inchiesta verte in particolare sulla società Ibi, che gestisce il sito oltre ad altri impianti in Campania e a quello di Bellolampo a Palermo, e sulla Edil Car, controllata dalla famiglia Carandente, che ha ottenuto il subappalto. L’ipotesi della procura è che attraverso queste due società (la prima già destinataria di un’interdittiva antimafia) i clan camorristici Mallardo e Zagaria controllassero lo sversamento dei rifiuti e i relativi appalti. Agli atti dell’inchiesta ci sono le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra cui l’ex imprenditore del settore dei rifiuti Gaetano Vassallo. (Repubblica)
