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Regione, due assessori e due sottosegretari in più

Arrivano. E sono più del previsto. Due assessori in più e, novità assoluta, anche due sottosegretari. La Regione ha compiuto ieri il primo passo verso l’acquisto di quattro nuove poltrone a Palazzo Santa Lucia. La prima commissione consiliare ha infatti licenziato una proposta di legge semplice semplice, un solo articolo. Vi si prevede la modifica dello Statuto, nel suo articolo 50, e si stabilisce che la Giunta è composta dal presidente, da 14 assessori (non da più da dodici) e da due sottosegretari che partecipano di diritto alle riunioni della giunta.

Il provvedimento, primo firmatario Daniela Nugnes, in realtà venne presentato nel lontano luglio del 2010, all’indomani della elezione alla presidenza di Stefano Caldoro. Proprio Caldoro lo aveva caldeggiato, in virtù della complessità delle funzioni di giunta, ma la cosa era stata accantonata. Le esigenze di Caldoro erano coincise troppo con il dibattito sulla formazione della giunta, e quei posti in più furono interpretati come la promessa per coloro che in quel momento dovevano rinunciare, a cominciare da quei consiglieri che Caldoro sembrava non voler assolutamente chiamare in giunta. Non a caso fra i firmatari di allora, praticamente l’intero Pdl, figura anche Ermanno Russo, nonostante nel frattempo fosse diventato assessore, senza peraltro mai dimettersi da consigliere. Fra coloro che invece affossarono il provvedimento ci fu Italo Bocchino: «Sarebbe un gravissimo errore iniziare aumentando le poltrone».

La formulazione approvata ieri tiene se non altro conto dell’impegno a suo tempo assunto da Caldoro, ovvero che l’allargamento avvenisse a costo zero. Il testo infatti prevede che «le indennità di funzione e le forme di previdenza dei nuovi componenti della giunta non comportano oneri di spesa aggiuntivi, ma sono dedotti dalle indennità degli attuali componenti». Insomma ognuno dei magnifici dodici dovrà rinunciare a un quarto circa del suo appannaggio, a favore degli entranti. Una frontiera che ovviamente andrà alla prova del voto in aula. Dove però la bagarre è già ripresa.

Le opposizioni ieri sono insorte. Pse, Idv e Pd hanno denunciato subito il blitz della maggioranza, temendo comunque l’aumento della dotazioni per i quattro subentranti e il rischio di una manovra preelettorale del centrodestra. Iniziativa dalla quale si è però dissociata l’Api, aderente al terzo polo: «Il nostro no lo formalizzeremo in aula – dice Giuseppe Maisto -. Non vogliamo prestarci a strumentalizzazioni di chi troppo spesso, senza nessuna delega ricevuta, ritiene di rappresentare l’intera opposizione». (Repubblica.it)

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