Scuola publica, Arianna Ussi Prc: “Tali parole non possono passare sotto silenzio”
NAPOLI – Le parole pronunciate sabato da Berlusconi, sul palco dei Cristiano-progressisti, suonano come una pericolosa invettiva contro la scuola pubblica statale ed i suoi insegnanti, accusati dal premier di “inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori”.
Tali parole non possono passare sotto silenzio, in quanto costituiscono un grave attacco alla scuola statale, come istituzione, ed al suo ruolo culturale, didattico e formativo. Inoltre, offendono la dignità professionale dei docenti che con passione, competenza e dedizione, non solo garantiscono il regolare funzionamento delle istituzioni scolastiche, anche in condizioni di assoluta precarietà come quelle che attualmente stanno attraversando a causa dei tagli voluti da questo governo, ma fanno sì che la scuola sia presidio di democrazia e, soprattutto al sud, di legalità, e svolga quello che è il suo compito primario: fornire ai giovani gli strumenti critici per affrontare la realtà.
Dopo aver depauperato la scuola pubblica di risorse materiali, culturali ed umane attraverso una riforma che, senza alcun progetto pedagogico, getta la scuola nelle mani dei privati e delle aziende, reintroduce meccanismi di selezione di classe a tutti i livelli e lede i più elementari diritti costituzionali, a partire dal diritto allo studio e dal diritto al lavoro, adesso il governo si prepara ad attaccare l’art. 33 della Costituzione che garantisce la libertà d’insegnamento e detta le norme sul finanziamento alla scuole private, che devono essere “senza oneri per lo Stato”.
Dobbiamo respingere con forza qualunque tentativo di riduzione della conoscenza a merce e di asservimento dell’istruzione alla logica del pensiero unico. La scuola deve offrire pluralismo culturale e, soprattutto, produrre pensiero critico. Se assolve a questa funzione, la scuola non “inculca”, ma educa e forma i futuri cittadini del nostro paese.
Non possiamo accettare ulteriori attacchi alla democrazia e alla Costituzione, pertanto, la migliore risposta è la ripresa di una forte mobilitazione in difesa della scuola pubblica, statale, laica e di massa, che si connetta alle altre lotte dei lavoratori e dei movimenti, per uno sciopero generale che mandi a casa questo governo.
