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Libia, proseguono scontri. A Bengasi oltre 100 morti

IL CAIRO -Human Right Watch, l’organizzazione per la difesa dei diritti umani basata a New York, ha alzato a 104 il numero di morti registrati a Bengasi in quattro giorni di scontri fra manifestanti anti-regime e forze di sicurezza. Il precedente bilancio di Hrw, riferito a tre giornate, era di 84 ed è stato modificato al rialzo dopo che nella città libica ieri sono state uccise almeno altre 20 persone. L’organizzazione precisa di aver formulato la stima, definita “cauta”, contattando testimoni e responsabili di ospedali. Il governo libico non ha fornito alcuna cifra né formulato commenti ufficiali sulle violenze.

La repressione di Muammar Gheddafi si abbatte sulla Cirenaica in rivolta, soprattutto a Bengasi, dove fonti mediche citate da Al Jazira hanno denunciato una “spaventosa carneficina”. Le forze di sicurezza, secondo il racconto di testimoni, hanno anche sparato contro un corteo funebre uccidendo almeno 15 persone. In quattro giorni di violenze, secondo Human Rights Watch, i morti in Libia sono 84, ma l’opposizione parla di 120 e oltre. Dal Paese, dove internet è bloccato da ieri, poco trapela se non da fonti ufficiali. In nottata l’agenzia libica Jana ha riferito che decine di arabi sono stati arrestati perché membri di una “rete” cui compito è destabilizzare la Jamahiriya.

TRIPOLI, NOTTE DI SCONTRI A FUOCO – Un residente a Tripoli, contattato dall’ANSA, ha segnalato che come già nella precedente anche la notte scorsa si sono uditi colpi di armi da fuoco. L’uomo, citando anche altri testimoni, ha precisato che le sparatorie sono avvenute non solo fra polizia e manifestanti, ma anche fra sostenitori e avversari del leader libico Muammar Gheddafi, nelle zone di Janzur, Tajura, Gurgi, Gargaresh. A Tripoli le scuole oggi sono chiuse e la città viene descritta “sottotono”: alcune rotonde nei pressi della caserma di Bab El Azziziya sono presidiate da militari armati.

Nel buio dell’informazione interrotta, con il blocco di Internet e Facebook inaccessibile, anche in mancanza di notizie certe gli echi dei disordini in Libia si fanno comunque sempre più drammatici: per il quarto giorno consecutivo, disordini e violenze ieri sono stati segnalati a Bengasi, dove le forze di sicurezza, secondo testimoni, hanno aperto il fuoco su un corteo funebre provocando almeno 15 morti. Nel capoluogo della Cirenaica, città tradizionalmente avversa a Muammar Gheddafi, il temuto massacro sembra essere già cosa fatta. Una fonte locale citata dall’agenzia Reuters parla di “decine” di vittime mentre la BBC, sul suo sito online, afferma che per sparare sulla folla i cecchini del regime avrebbero fatto uso di fucili mitragliatori e mortai. Mentre da più parti si parla di un apparato che sta perdendo controllo di almeno una parte del paese, l’agenzia ufficiale Jana ieri sera ha dato notizia dell’arresto di decine di cittadini di Paesi arabi appartenenti a una “rete” che aveva lo scopo di “destabilizzare” il Paese.

AGENZIA JANA, ARRESTATI DECINE CITTADINI ARABI – Le autorità libiche hanno fatto sapere di aver arrestato decine di cittadini stranieri di Paesi arabi appartenenenti a una “rete” che aveva lo scopo di destabilizzare il Paese. Lo ha reso noto l’agenzia di stampa ufficiale libica Jana.

SITO GIORNALE, FIGLIO GHEDDAFI ASSEDIATO A BENGAZI – Il figlio di Gheddafi, Saadi, si trova a Bengazi assediato dai manifestati che vogliono arrestarlo, secondo quanto riferisce il sito Internet del quotidiano ‘Libya El Yom’. Lo stesso giornale parla inoltre di una forza militare speciale, capeggiata da Abdallah Al Senoussi -genero e capo della guardia speciale dello stesso Gheddafi- e composta da circa 1500 soldati, diretta nella città nell’est del Paese per prelevare Saadi e riportarlo a Tripoli.

BERLUSCONI, NON HO SENTITO GHEDDAFI, NON LO DISTURBO – “No, non lo ho sentito. La situazione è in evoluzione e quindi non mi permetto di disturbare nessuno”: così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, lasciando palazzo Grazioli, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano se avesse avuto modo di sentire il leader libico in queste ore. “Siamo preoccupati per tutto quello che sta succedendo in tutta l’area”, ha aggiunto”.

PANNELLA, BERLUSCONI E PD COMPLICI SOSTEGNO GHEDDAFI – “Il Pd è complice insieme a Silvio Berlusconi dell’indegnità del rapporto tra Italia e Libia”. A dirlo è Marco Pannella che ha fatto un intervento al 39esimo congresso del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito. Prima di occuparsi delle vicende libiche, di ora in ora sempre più drammatiche, Pannella ha rivolto dure critiche al centrosinistra: “Il Pd ha lucidamente ‘filiato’ la tomba del governo Prodi, per fare poi un’alleanza con Di Pietro. Uso la parola ‘filiare’ perchénon posso usare il termine ‘concepire” nel senso che quelli politicamente non sono in grado di farlo”. Tornando alla Libia, il ledear storico dei radicali ha criticato la linea tenuta “dai vari D’Alema e da Berlusconi in base alla quale si doveva aiutare la dittatura di Gheddafi contro il popolo libico fino a farlo diventare una specie di re di tutta l’Africa”.

CASINI,GOVERNO RIFERISCA A CAMERE E CONDANNI VIOLENZE – “In Libia èin corso un silenzioso massacro di giovani intellettuali e lavoratori che protestano contro un regime liberticida. Le autorità italiane assistono in modo silenzioso e forse imbarazzato nel ricordare le indegne sceneggiate a cui ci ha costretto ad assistere il colonnello Gheddafi sul territorio italiano con la sola voce indignata di una parte dell’opposizione. Chiediamo che il Governo riferisca in Parlamento al più presto su quanto sta avvenendo e che le Camere esprimano una condanna netta e ferma per atti di violenza perpetrati nei confronti di spontanee manifestazioni di protesta popolare contro un regime tirannico”. Lo afferma il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini.

A BENGASI IL BILANCIO PIU’ PESANTE, 55 MORTI
– E’ Bengasi, capoluogo della Cirenaica tradizionalmente avversa a Gheddafi, la città dove ci sono state più vittime nella repressione delle proteste popolari contro il leader libico, al potere da 42 anni. Lo rivela sul suo sito la ong per i diritti umani Human Rights Watch, che accanto al bilancio complessivo di 84 morti, offre anche un conteggio delle vittime per ciascuna città. Secondo HRW, giovedì 17 febbraio ci sono stati 20 morti a Bengasi, 23 ad Al Baida, 3 ad Ajdabiya e 3 a Derna. 

PROCURATORE ORDINA INCHIESTA SU VIOLENZE – Il procuratore generale libico Abdelrahman Al-Abbar ha ordinato l’apertura di una inchiesta sulle violenze durante le manifestazioni anti-regime, in particolare nell’est del paese. Lo ha riferito una fonte informata alla France Presse. “Il procuratore ha ordinato l’apertura di una inchiesta sulle ragioni e il bilancio degli avvenimenti in alcune città e ha chiesto di accelerare le procedure per giudicare tutti quelli che sono colpevoli di omicidio o di saccheggi”, ha detto la fonte.

BLOCCATO L’ACCESSO AD INTERNET
– L’accesso a Internet è stato completamente bloccato in Libia nel corso della notte. Lo riferisce Arbor Networks, una società specializzata nella sorveglianza del traffico internet basata negli Stati Uniti.La Libia ha “bruscamente interrotto” l’accesso a internet alle 02.15 locali (le 1.15 in Italia), ha precisato la società, aggiungendo che le connessioni internet erano già molto disturbate ieri. Nelle manifestazioni degli ultimi giorni in Libia, soprattutto nelle città della Cirenaica, nell’est del Paese, sono rimaste uccise dall’intervento delle forze di sicurezza almeno 46 persone, secondo quanto ha riferito Amnesty International. (Ansa)

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