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A Napoli “Il silenzio delle carte. La voce del corpo”: Giuseppe Leone espone a Palazzo Ricca

La memoria custodita nei documenti antichi incontra la pittura contemporanea, il corpo e il linguaggio audiovisivo. Giovedì 24 settembre, alle 17.30, Palazzo Ricca ospiterà l’inaugurazione della mostra “Il silenzio delle carte. La voce del corpo” di Giuseppe Leone, artista sannita protagonista da oltre cinquant’anni di una ricerca che attraversa pittura, scrittura visiva, installazione e sperimentazione materica.

L’esposizione, allestita negli spazi de ilCartastorie – Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli e curata da Noemi Verdoliva, sarà accompagnata dalla presentazione in anteprima nazionale del cortometraggio “Francesco Branchetti legge Giuseppe Leone”, ideato da Mario Esposito e diretto da Alberto Nigro.

Al centro della mostra c’è il dialogo tra arte contemporanea, manoscritti, documenti d’archivio ed ex voto. Antiche carte, fedi di credito, atti notarili e registri non vengono utilizzati come semplici supporti, ma diventano parti vive dell’opera: testimonianze di esistenze, gesti e vicende che la pittura di Leone riporta alla luce e consegna alla memoria contemporanea.

La scelta di Palazzo Ricca assume quindi un significato preciso. La sede, profondamente legata alla storia economica e sociale di Napoli, non costituisce soltanto lo sfondo dell’esposizione, ma entra a far parte del percorso artistico, mettendo in relazione la memoria collettiva custodita dall’archivio con le inquietudini del presente.

Un ruolo centrale è affidato anche agli ex voto, interpretati da Leone non soltanto come immagini della tradizione religiosa, ma come forme antropologiche della memoria: piccoli racconti di dolore, grazia, sopravvivenza e avvenimenti personali affidati a un’immagine per essere sottratti all’oblio.

In questa stessa tensione nasce la “Scrittura Afona”, un alfabeto composto da segni e gesti pittorici che si affianca alle scritture antiche senza cancellarle. Si crea così un incontro tra memoria scritta e memoria dipinta, tra la fragilità del documento e quella del corpo.

La mostra rappresenta il punto di partenza di un progetto più ampio, nel quale la riflessione sulla memoria passa dalla materia pittorica al cinema. Il cortometraggio “Francesco Branchetti legge Giuseppe Leone” traduce infatti nel linguaggio audiovisivo il rapporto tra pittura, corpo e ricordo che costituisce il nucleo dell’esposizione.

La voce e la presenza scenica di Francesco Branchetti, attore e regista formatosi anche attraverso l’incontro con maestri come Vittorio Gassman e Gabriele Ferzetti, accompagnano lo spettatore nell’universo dell’artista, dando una nuova dimensione alle immagini e alle tracce conservate nei documenti. La ricerca sviluppata da Branchetti nel corso della sua carriera, incentrata sulla complessità dell’essere umano, sulla memoria e sulle relazioni, trova nel confronto con l’opera di Leone un ulteriore terreno di espressione.

Il film rientra nel progetto “M2 Filming Experience – Mezzogiorno e Mediterraneo”, promosso e cofinanziato dal Comune di Napoli nell’ambito della programmazione culturale 2026-2027, con la partnership della Fondazione Banco di Napoli e della Fondazione ilCartastorie.

Dal 25 settembre il cortometraggio sarà inoltre disponibile gratuitamente per quattordici giorni presso la banchina della stazione EAV di Napoli Piazza Garibaldi, attraverso un’installazione multimediale accessibile tramite QR code. L’opera uscirà così dagli spazi dell’archivio e della mostra per raggiungere il pubblico nel cuore della vita quotidiana della città.

Nato a Buonalbergo nel 1948, Giuseppe Leone vive e lavora nel Sannio. Dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Napoli, ha insegnato Tecniche e Tecnologie dell’Arte nelle Accademie di Catanzaro, Lecce, Sassari, Carrara e Napoli, dove è stato anche componente del Senato accademico.

Dall’esordio, nel 1979, alla Certosa di San Giacomo di Capri, il suo percorso espositivo ha attraversato importanti sedi italiane, tra cui gli Arsenali della Repubblica di Amalfi, il Museo Arcos di Benevento – che gli ha dedicato una mostra antologica – e Palazzo della Meridiana di Genova, inserito nel circuito dei Rolli UNESCO.

Attraverso cicli come “Esther”, “La luna e la chiave”, “Paesaggi di memoria”, “Vesuvi”, “Ex voto”, “Scarabattole”, “Narciso” e “Scrittura Afona”, Leone ha costruito una ricerca coerente intorno al tempo, alla memoria, al segno, al sacro e alla fragilità della condizione umana.

Carte antiche, foglia d’oro, frammenti, oggetti della tradizione e materiali recuperati vengono sottratti alla loro funzione originaria per acquistare un nuovo valore simbolico e poetico. Nelle sue opere il passato non appare come qualcosa di concluso, ma come una materia ancora viva, capace di interrogare il presente.

“Il silenzio delle carte. La voce del corpo” nasce proprio da questa visione: fare della Fondazione Banco di Napoli il luogo d’incontro tra la storia conservata nei documenti e una ricerca artistica che, da oltre mezzo secolo, trasforma la memoria in esperienza estetica e umana.

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