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Cronaca

Gasolio oltre 2,20 euro, la protesta di un operaio: «Ormai anche andare a lavorare è un lusso»

Il prezzo del gasolio supera i 2,20 euro al litro e per molti lavoratori italiani anche raggiungere il posto di lavoro sta diventando una spesa difficile da sostenere. A risentirne maggiormente sono pendolari e operai che non dispongono di alternative all’automobile e percorrono ogni giorno decine di chilometri.

A raccontare le conseguenze concrete del caro carburanti è Sergio, 44 anni, operaio metalmeccanico della provincia di Teramo. Vive con la compagna, entrambi lavorano e devono sostenere il pagamento di un mutuo. Una situazione che fino a qualche anno fa permetteva alla coppia di condurre una vita senza particolari agi, ma anche senza rinunce eccessive. Oggi, racconta, l’equilibrio economico è diventato molto più fragile.

«Abbiamo uno stile di vita normale, composto principalmente da turni lavorativi e qualche serata in compagnia», spiega Sergio. Ma l’aumento generalizzato dei prezzi, insieme al rincaro dei carburanti, ha progressivamente ridotto il potere d’acquisto.

Cinquanta euro per meno di 23 litri

A incidere maggiormente sul bilancio familiare sono gli spostamenti quotidiani. Per Sergio l’automobile non è una comodità, ma uno strumento indispensabile per andare al lavoro.

Di fronte agli ultimi rincari ha persino valutato la possibilità di utilizzare una bicicletta elettrica. Un’alternativa che, però, si è rivelata difficilmente praticabile a causa della distanza, dei turni di lavoro, della mancanza di infrastrutture adeguate e della necessità di percorrere strade ad alto scorrimento.

«Purtroppo non possiamo fare a meno dell’auto, un mezzo che sta diventando un vero e proprio lusso», racconta.

Con il gasolio oltre quota 2,20 euro, 50 euro permettono di acquistare meno di 23 litri di carburante. «Nemmeno metà serbatoio. Ventitré anni fa erano il pieno alla mia Punto», osserva l’operaio.

Il confronto restituisce la percezione di quanto siano cambiate le spese quotidiane. E il carburante rappresenta soltanto una delle voci che stanno mettendo sotto pressione il bilancio della coppia.

Dall’assicurazione alla spesa: «Aumenta tutto»

Sergio elenca una serie di costi diventati progressivamente più pesanti: assicurazione dell’automobile, bollo, bollette di luce e gas, mutuo e soprattutto spesa alimentare.

«Anche quando si va al supermercato ormai con 50 euro si acquistano poche cose essenziali», racconta.

Una situazione che, secondo l’operaio, diventa ancora più complessa per le famiglie con figli. Sergio e la compagna non ne hanno, ma il confronto quotidiano con colleghi e amici gli mostra quanto possa essere difficile sostenere tutte le spese necessarie alla crescita di una famiglia.

Il paragone inevitabile è con le generazioni precedenti. «Con i loro stipendi i nostri genitori e nonni hanno potuto crescere famiglie intere, permettendosi a volte anche le famose vacanze d’agosto», sottolinea.

Oggi, invece, anche una cena fuori, un viaggio o una spesa imprevista possono richiedere un’attenta valutazione, soprattutto per chi deve utilizzare quotidianamente l’automobile e percorre 40 o 50 chilometri per raggiungere fabbriche, uffici o scuole.

La rabbia per l’assenza di una risposta collettiva

Oltre alle difficoltà economiche, nella testimonianza di Sergio emerge una forte insoddisfazione per quella che considera l’assenza di una risposta adeguata da parte della politica e delle organizzazioni sindacali.

«Tutti tacciono. Tutti. A cominciare da noi. Nessuna mobilitazione da parte di una qualsiasi sigla sindacale», afferma.

L’operaio critica anche le priorità attribuite al governo e alla politica, sostenendo che i problemi economici quotidiani dei lavoratori non ricevano sufficiente attenzione.

È lo sfogo di chi vede progressivamente restringersi il margine tra stipendio e spese indispensabili. Un equilibrio nel quale basta un aumento del carburante, una bolletta più alta o un imprevisto per compromettere il bilancio del mese.

«Il futuro sta diventando un lusso»

Nelle parole conclusive di Sergio c’è soprattutto la sensazione di una perdita di sicurezza economica.

«La verità è che non si tratta più di vivere ma semplicemente di sopravvivere. Ogni respiro economico è contingentato, ogni spesa imprevista diventa una voragine».

Per chi non dispone di mezzi pubblici adeguati o di alternative realistiche all’automobile, il rincaro dei carburanti non riguarda soltanto il costo della mobilità. Significa spendere di più semplicemente per poter raggiungere il luogo in cui si guadagna lo stipendio necessario a sostenere tutte le altre spese.

Ed è proprio questo il paradosso denunciato dall’operaio teramano: lavorare una parte sempre maggiore del mese per sostenere i costi necessari ad andare a lavorare.

«Il mio è solo uno sfogo», conclude Sergio. «Ma è lo sfogo di chi sente che la misura è ormai colma».

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