Morte di Domenico Caliendo, il legale: «A dicembre non fu valutato il cuore artificiale»
La possibilità di ricorrere a un cuore artificiale per il piccolo Domenico Caliendo sarebbe stata realmente valutata nel dicembre precedente al trapianto? È uno degli interrogativi al centro dell’inchiesta sulla morte del bambino di due anni e mezzo, deceduto nel febbraio 2026 all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore fallito.
A sollevare nuovamente la questione è Francesco Petruzzi, avvocato della famiglia Caliendo-Mercolino, che richiama quanto emergerebbe dalla perizia disposta dagli inquirenti. Secondo il legale, nella documentazione esaminata dai consulenti non vi sarebbe traccia degli accertamenti che avrebbero dovuto consentire ai medici di stabilire, già nel mese di dicembre, l’impossibilità di utilizzare sul bambino il Berlin Heart, un dispositivo di assistenza ventricolare impiegato anche nei pazienti pediatrici in attesa di trapianto.
Un elemento che il legale mette in relazione con quanto sarebbe stato dichiarato dal chirurgo Guido Oppido durante la riunione dell’Heart Team del 13 febbraio. In quella sede, secondo quanto ricostruito, Oppido avrebbe riferito che l’ipotesi del cuore artificiale era stata presa in considerazione già a dicembre e successivamente scartata perché ritenuta non praticabile.
La perizia, sostiene invece Petruzzi, non avrebbe individuato gli esami necessari a supportare quella valutazione.
«La Procura contesti il falso a Oppido – afferma l’avvocato – perché la perizia stabilisce che, contrariamente a quanto da lui dichiarato nella seduta dell’Heart Team del 13 febbraio, il chirurgo non ha mai valutato la possibilità di utilizzare il Berlin Heart per il piccolo Domenico».
Si tratta della posizione espressa dal legale della famiglia, sulla quale spetterà agli inquirenti compiere le proprie valutazioni anche sotto il profilo delle eventuali responsabilità penali.
Il punto assume particolare rilievo alla luce delle conclusioni attribuite ai periti. Secondo la consulenza, infatti, il ricorso al dispositivo avrebbe potuto consentire di mantenere Domenico nelle condizioni necessarie per affrontare un nuovo trapianto. In questo scenario, sempre secondo le valutazioni peritali, il bambino avrebbe avuto possibilità di sopravvivenza superiori al 70 per cento.
È proprio su questo passaggio che la famiglia, attraverso il proprio avvocato, concentra le contestazioni più pesanti. «Secondo noi – sostiene Petruzzi – questo configura un omicidio volontario, con dolo eventuale».
Una qualificazione giuridica avanzata dalla parte che assiste la famiglia e che dovrà essere vagliata dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta.
La morte di Domenico resta dunque al centro di un’indagine nella quale assume un peso decisivo la ricostruzione delle scelte cliniche compiute nei mesi precedenti al decesso: non soltanto quelle relative al trapianto poi fallito, ma anche le eventuali alternative terapeutiche disponibili e i tempi nei quali avrebbero potuto essere adottate.
Tra queste, il Berlin Heart rappresenta ora uno dei nodi principali dell’inchiesta. Gli accertamenti dovranno chiarire se l’utilizzo del dispositivo sia stato effettivamente preso in considerazione nel dicembre precedente, su quali elementi clinici sia stata eventualmente fondata la decisione di escluderlo e se quanto riferito successivamente durante la riunione dell’Heart Team trovi riscontro nella documentazione sanitaria.
A sollevare nuovamente la questione è Francesco Petruzzi, avvocato della famiglia Caliendo-Mercolino, che richiama quanto emergerebbe dalla perizia disposta dagli inquirenti. Secondo il legale, nella documentazione esaminata dai consulenti non vi sarebbe traccia degli accertamenti che avrebbero dovuto consentire ai medici di stabilire, già nel mese di dicembre, l’impossibilità di utilizzare sul bambino il Berlin Heart, un dispositivo di assistenza ventricolare impiegato anche nei pazienti pediatrici in attesa di trapianto.
Un elemento che il legale mette in relazione con quanto sarebbe stato dichiarato dal chirurgo Guido Oppido durante la riunione dell’Heart Team del 13 febbraio. In quella sede, secondo quanto ricostruito, Oppido avrebbe riferito che l’ipotesi del cuore artificiale era stata presa in considerazione già a dicembre e successivamente scartata perché ritenuta non praticabile.
La perizia, sostiene invece Petruzzi, non avrebbe individuato gli esami necessari a supportare quella valutazione.
«La Procura contesti il falso a Oppido – afferma l’avvocato – perché la perizia stabilisce che, contrariamente a quanto da lui dichiarato nella seduta dell’Heart Team del 13 febbraio, il chirurgo non ha mai valutato la possibilità di utilizzare il Berlin Heart per il piccolo Domenico».
Si tratta della posizione espressa dal legale della famiglia, sulla quale spetterà agli inquirenti compiere le proprie valutazioni anche sotto il profilo delle eventuali responsabilità penali.
Il punto assume particolare rilievo alla luce delle conclusioni attribuite ai periti. Secondo la consulenza, infatti, il ricorso al dispositivo avrebbe potuto consentire di mantenere Domenico nelle condizioni necessarie per affrontare un nuovo trapianto. In questo scenario, sempre secondo le valutazioni peritali, il bambino avrebbe avuto possibilità di sopravvivenza superiori al 70 per cento.
È proprio su questo passaggio che la famiglia, attraverso il proprio avvocato, concentra le contestazioni più pesanti. «Secondo noi – sostiene Petruzzi – questo configura un omicidio volontario, con dolo eventuale».
Una qualificazione giuridica avanzata dalla parte che assiste la famiglia e che dovrà essere vagliata dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta.
La morte di Domenico resta dunque al centro di un’indagine nella quale assume un peso decisivo la ricostruzione delle scelte cliniche compiute nei mesi precedenti al decesso: non soltanto quelle relative al trapianto poi fallito, ma anche le eventuali alternative terapeutiche disponibili e i tempi nei quali avrebbero potuto essere adottate.
Tra queste, il Berlin Heart rappresenta ora uno dei nodi principali dell’inchiesta. Gli accertamenti dovranno chiarire se l’utilizzo del dispositivo sia stato effettivamente preso in considerazione nel dicembre precedente, su quali elementi clinici sia stata eventualmente fondata la decisione di escluderlo e se quanto riferito successivamente durante la riunione dell’Heart Team trovi riscontro nella documentazione sanitaria.

