«La remigrazione è pulizia etnica»: il messaggio di Merz al parlamento tedesco
«La vostra remigrazione è pulizia etnica». Con queste parole il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha attaccato Alice Weidel, leader di Alternative für Deutschland, durante un duro confronto al Bundestag.
Il capo della CDU ha così tracciato un confine politico netto nei confronti di AfD, respingendo uno dei concetti diventati centrali nella propaganda dell’estrema destra europea: quello della “remigrazione”, utilizzato per indicare l’allontanamento su larga scala delle persone di origine straniera.
La presa di posizione arriva dopo l’affermazione di AfD in Alta Sassonia e mentre all’interno del centrodestra tedesco cresce il dibattito su come rispondere all’avanzata del partito. Merz, nonostante le critiche ricevute dopo la sconfitta della CDU, ha scelto di rilanciare lo scontro anziché arretrare.
Tra i cristiano-democratici c’è anche chi propone di rivolgersi alla Corte costituzionale per chiedere la messa al bando di AfD. Il partito è stato classificato dalle autorità tedesche come formazione di estrema destra ed è da tempo al centro delle polemiche per i suoi rapporti con la Russia, considerati da molti osservatori una possibile minaccia per la tenuta democratica del Paese.
Il messaggio politico di Merz è chiaro: con l’estrema destra non si tratta e non si accettano compromessi sui principi fondamentali. Una linea che riguarda anche i rapporti con Donald Trump, intervenuto per celebrare il risultato elettorale di AfD, già sostenuta pubblicamente in passato da Elon Musk.
In Germania resta dunque in piedi la cosiddetta Brandmauer, il “muro tagliafuoco” costruito dai partiti democratici per impedire qualsiasi collaborazione con AfD. La sua efficacia sarà nuovamente messa alla prova nelle prossime elezioni di Berlino e degli altri Länder, mentre il partito di Weidel continua a crescere nei consensi.
Una lezione per il centrodestra italiano
Le parole di Merz non riguardano soltanto la politica tedesca. Dovrebbero essere ascoltate anche da Giorgia Meloni e Antonio Tajani, mentre Matteo Salvini tenta di rincorrere Roberto Vannacci e Futuro Nazionale sui temi della remigrazione, dell’immigrazione e della sicurezza.
Questa competizione a destra sta creando tensioni nella maggioranza anche su altri dossier, dalla legge elettorale all’antisemitismo. Il tentativo di arginare la crescita del movimento dell’ex generale, adottandone almeno in parte linguaggio e priorità, rischia però di produrre l’effetto opposto.
Quando le forze di governo inseguono le posizioni dell’estrema destra, infatti, contribuiscono a legittimarle e a collocarle al centro del dibattito pubblico. Gli elettori più sensibili a quelle proposte potrebbero finire per preferire chi le sostiene da sempre, invece di chi le adotta per ragioni di convenienza politica.
Meloni ha lavorato negli ultimi anni per costruirsi una postura istituzionale in Europa e sul piano internazionale. Tajani appartiene al Partito Popolare Europeo, la stessa famiglia politica di Merz. Se vogliono difendere questa collocazione, entrambi dovrebbero indicare un limite invalicabile e scegliere di isolare Futuro Nazionale, anziché permettere che siano le sue parole d’ordine a dettare l’agenda della coalizione.
La lezione proveniente da Berlino è dunque semplice: l’estrema destra non si sconfigge rincorrendola. Si contrasta delimitandone il campo politico, chiamando le sue proposte con il loro nome e impedendo che idee incompatibili con i principi democratici vengano normalizzate.
Il capo della CDU ha così tracciato un confine politico netto nei confronti di AfD, respingendo uno dei concetti diventati centrali nella propaganda dell’estrema destra europea: quello della “remigrazione”, utilizzato per indicare l’allontanamento su larga scala delle persone di origine straniera.
La presa di posizione arriva dopo l’affermazione di AfD in Alta Sassonia e mentre all’interno del centrodestra tedesco cresce il dibattito su come rispondere all’avanzata del partito. Merz, nonostante le critiche ricevute dopo la sconfitta della CDU, ha scelto di rilanciare lo scontro anziché arretrare.
Tra i cristiano-democratici c’è anche chi propone di rivolgersi alla Corte costituzionale per chiedere la messa al bando di AfD. Il partito è stato classificato dalle autorità tedesche come formazione di estrema destra ed è da tempo al centro delle polemiche per i suoi rapporti con la Russia, considerati da molti osservatori una possibile minaccia per la tenuta democratica del Paese.
Il messaggio politico di Merz è chiaro: con l’estrema destra non si tratta e non si accettano compromessi sui principi fondamentali. Una linea che riguarda anche i rapporti con Donald Trump, intervenuto per celebrare il risultato elettorale di AfD, già sostenuta pubblicamente in passato da Elon Musk.
In Germania resta dunque in piedi la cosiddetta Brandmauer, il “muro tagliafuoco” costruito dai partiti democratici per impedire qualsiasi collaborazione con AfD. La sua efficacia sarà nuovamente messa alla prova nelle prossime elezioni di Berlino e degli altri Länder, mentre il partito di Weidel continua a crescere nei consensi.
Una lezione per il centrodestra italiano
Le parole di Merz non riguardano soltanto la politica tedesca. Dovrebbero essere ascoltate anche da Giorgia Meloni e Antonio Tajani, mentre Matteo Salvini tenta di rincorrere Roberto Vannacci e Futuro Nazionale sui temi della remigrazione, dell’immigrazione e della sicurezza.
Questa competizione a destra sta creando tensioni nella maggioranza anche su altri dossier, dalla legge elettorale all’antisemitismo. Il tentativo di arginare la crescita del movimento dell’ex generale, adottandone almeno in parte linguaggio e priorità, rischia però di produrre l’effetto opposto.
Quando le forze di governo inseguono le posizioni dell’estrema destra, infatti, contribuiscono a legittimarle e a collocarle al centro del dibattito pubblico. Gli elettori più sensibili a quelle proposte potrebbero finire per preferire chi le sostiene da sempre, invece di chi le adotta per ragioni di convenienza politica.
Meloni ha lavorato negli ultimi anni per costruirsi una postura istituzionale in Europa e sul piano internazionale. Tajani appartiene al Partito Popolare Europeo, la stessa famiglia politica di Merz. Se vogliono difendere questa collocazione, entrambi dovrebbero indicare un limite invalicabile e scegliere di isolare Futuro Nazionale, anziché permettere che siano le sue parole d’ordine a dettare l’agenda della coalizione.
La lezione proveniente da Berlino è dunque semplice: l’estrema destra non si sconfigge rincorrendola. Si contrasta delimitandone il campo politico, chiamando le sue proposte con il loro nome e impedendo che idee incompatibili con i principi democratici vengano normalizzate.

