Lorena Isceri era viva al momento della caduta dal viadotto: cosa emerge dai primi esami
Lorena Isceri sarebbe stata ancora viva quando venne gettata dal viadotto dell’autostrada A1. È quanto emergerebbe dai primi accertamenti medico-legali eseguiti sul corpo della donna di 45 anni, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Firenze.
Secondo le prime informazioni, l’esame esterno e la Tac non avrebbero rilevato gravi traumi cranici antecedenti alla caduta. Alcuni segni individuati sul corpo dovranno tuttavia essere esaminati e interpretati alla luce dell’intera dinamica dell’accaduto.
Gli elementi raccolti dovranno essere confermati nella relazione conclusiva della dottoressa Beatrice Defraia, medico legale incaricato dal pubblico ministero Antonio Natale. Il documento sarà depositato entro 90 giorni.
La telefonata al 112 dal bagagliaio
Stando alla ricostruzione investigativa, Lorena sarebbe stata sequestrata dall’ex compagno Federico Vella e rinchiusa nel bagagliaio della sua automobile. Durante il tragitto verso il viadotto, la donna era riuscita a contattare il 112 e a raccontare agli operatori ciò che le stava accadendo.
La telefonata sarebbe durata circa 19 minuti. Nella sua parte conclusiva, secondo quanto riferito dall’avvocato Cosimo Miccoli, legale della famiglia, si udirebbero rumori e lamenti riconducibili al momento in cui l’uomo avrebbe aperto il bagagliaio e trascinato fuori la quarantacinquenne.
I primi risultati dell’autopsia sembrerebbero dunque fornire una risposta a uno dei principali interrogativi dell’inchiesta: Lorena non sarebbe morta a causa delle presunte percosse subite prima di raggiungere il cavalcavia, ma in seguito alla caduta.
Resta invece da chiarire se, in quel momento, la donna fosse cosciente. Le sue condizioni potrebbero essere state compromesse dalle violenze e dalla permanenza forzata per diversi minuti all’interno del bagagliaio.
Il legale della famiglia: «Lo immaginavamo»
«Lo immaginavamo», ha dichiarato l’avvocato Miccoli commentando i primi esiti degli accertamenti. Il legale ha ricordato che la famiglia sperava almeno che Lorena avesse perso conoscenza prima di essere spinta nel vuoto.
Per i familiari si tratta quindi di una conferma particolarmente dolorosa, che ricostruisce gli ultimi istanti della donna e la sua disperata richiesta d’aiuto.
Esami tossicologici e analisi dei telefoni
Le indagini proseguono anche sul corpo di Federico Vella. Sul trentaseienne sarebbero stati disposti esami tossicologici per verificare l’eventuale assunzione di sostanze stupefacenti, anabolizzanti o psicofarmaci prima del delitto.
La Procura ha inoltre ordinato l’esecuzione di copie forensi dei telefoni sequestrati. L’analisi dei dispositivi potrebbe fornire ulteriori elementi sui rapporti tra i due e sugli eventi che hanno preceduto la morte di Lorena.
Il quadro definitivo arriverà soltanto al termine degli accertamenti medico-legali e investigativi. Fino al deposito della relazione autoptica, le conclusioni emerse in questa prima fase devono essere considerate preliminari.
Secondo le prime informazioni, l’esame esterno e la Tac non avrebbero rilevato gravi traumi cranici antecedenti alla caduta. Alcuni segni individuati sul corpo dovranno tuttavia essere esaminati e interpretati alla luce dell’intera dinamica dell’accaduto.
Gli elementi raccolti dovranno essere confermati nella relazione conclusiva della dottoressa Beatrice Defraia, medico legale incaricato dal pubblico ministero Antonio Natale. Il documento sarà depositato entro 90 giorni.
La telefonata al 112 dal bagagliaio
Stando alla ricostruzione investigativa, Lorena sarebbe stata sequestrata dall’ex compagno Federico Vella e rinchiusa nel bagagliaio della sua automobile. Durante il tragitto verso il viadotto, la donna era riuscita a contattare il 112 e a raccontare agli operatori ciò che le stava accadendo.
La telefonata sarebbe durata circa 19 minuti. Nella sua parte conclusiva, secondo quanto riferito dall’avvocato Cosimo Miccoli, legale della famiglia, si udirebbero rumori e lamenti riconducibili al momento in cui l’uomo avrebbe aperto il bagagliaio e trascinato fuori la quarantacinquenne.
I primi risultati dell’autopsia sembrerebbero dunque fornire una risposta a uno dei principali interrogativi dell’inchiesta: Lorena non sarebbe morta a causa delle presunte percosse subite prima di raggiungere il cavalcavia, ma in seguito alla caduta.
Resta invece da chiarire se, in quel momento, la donna fosse cosciente. Le sue condizioni potrebbero essere state compromesse dalle violenze e dalla permanenza forzata per diversi minuti all’interno del bagagliaio.
Il legale della famiglia: «Lo immaginavamo»
«Lo immaginavamo», ha dichiarato l’avvocato Miccoli commentando i primi esiti degli accertamenti. Il legale ha ricordato che la famiglia sperava almeno che Lorena avesse perso conoscenza prima di essere spinta nel vuoto.
Per i familiari si tratta quindi di una conferma particolarmente dolorosa, che ricostruisce gli ultimi istanti della donna e la sua disperata richiesta d’aiuto.
Esami tossicologici e analisi dei telefoni
Le indagini proseguono anche sul corpo di Federico Vella. Sul trentaseienne sarebbero stati disposti esami tossicologici per verificare l’eventuale assunzione di sostanze stupefacenti, anabolizzanti o psicofarmaci prima del delitto.
La Procura ha inoltre ordinato l’esecuzione di copie forensi dei telefoni sequestrati. L’analisi dei dispositivi potrebbe fornire ulteriori elementi sui rapporti tra i due e sugli eventi che hanno preceduto la morte di Lorena.
Il quadro definitivo arriverà soltanto al termine degli accertamenti medico-legali e investigativi. Fino al deposito della relazione autoptica, le conclusioni emerse in questa prima fase devono essere considerate preliminari.

