Lega, cresce il fronte critico contro Salvini: «Così non va, più spazio a Zaia e ai governatori»
La tensione interna alla Lega non è più soltanto un malumore che circola dietro le quinte. A chiedere apertamente un cambio di passo nella gestione del partito sono ora due esponenti di primo piano dell’area nordista: il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Il messaggio rivolto a Matteo Salvini è chiaro: la Lega, nelle condizioni attuali, non funziona e per recuperare consensi deve affidarsi maggiormente a una squadra, valorizzando amministratori e governatori del Nord.
L’intervento è arrivato durante il festival La Versiliana, a Marina di Pietrasanta, dove Romeo e Fontana hanno portato allo scoperto una discussione che da tempo attraversa il Carroccio.
«La Lega così non va», ha dichiarato Romeo parlando con i cronisti. Secondo il capogruppo, le difficoltà del partito emergono direttamente dalle indicazioni degli elettori e sarebbero già state affrontate nell’ultimo direttivo. Una situazione di cui, ha spiegato Romeo, lo stesso Salvini avrebbe preso atto.
La proposta dell’area nordista non sarebbe necessariamente quella di sostituire immediatamente il segretario, ma di modificare profondamente il modello di leadership. Al posto di una Lega fortemente identificata con Salvini, i critici chiedono una gestione più collegiale, capace di coinvolgere figure considerate più competitive sul territorio.
Tra queste spiccano i governatori del Nord e soprattutto Luca Zaia, ritenuto uno dei dirigenti leghisti con maggiore capacità di attrarre consenso anche oltre il tradizionale elettorato del partito. Salvini, dunque, potrebbe continuare a far parte della leadership, ma all’interno di una squadra più ampia e con un peso maggiore degli amministratori locali.
Per Romeo, questa nuova impostazione sarebbe necessaria anche in vista delle prossime elezioni politiche. Il rischio per la Lega è infatti quello di trovarsi schiacciata in una competizione sempre più polarizzata tra Giorgia Meloni, sul fronte del centrodestra, e il futuro candidato del centrosinistra.
«Abbiamo proposto soluzioni, non creato problemi», ha sottolineato il capogruppo leghista, aggiungendo che ora i dirigenti attendono una risposta concreta da Salvini.
Sul tavolo c’è anche la necessità di recuperare il rapporto con l’elettorato storico settentrionale. La richiesta di dare più spazio a Zaia, Fontana e agli altri governatori riflette infatti il tentativo di riportare al centro dell’identità della Lega i territori del Nord e l’esperienza amministrativa, dopo anni in cui il progetto politico salviniano ha puntato soprattutto sulla trasformazione del Carroccio in una forza nazionale.
Il confronto rischia di diventare ancora più delicato con l’avvicinarsi del tradizionale raduno di Pontida, previsto per il 20 settembre. Senza un accordo interno, l’appuntamento potrebbe trasformarsi nel momento in cui le divisioni del partito diventerebbero ancora più evidenti.
A complicare il quadro c’è inoltre Roberto Vannacci, potenziale beneficiario di uno scontro aperto tra Salvini e l’ala nordista. Con le elezioni politiche del 2027 all’orizzonte, una Lega divisa rischierebbe di affrontare la campagna elettorale in una posizione particolarmente difficile.
Dal canto suo, Salvini sembra almeno per il momento intenzionato ad aprire alla richiesta di una gestione più collegiale. Il segretario ha fatto sapere di avere intenzione da mesi di procedere in questa direzione.
Resta però da capire quale sarà la traduzione concreta dell’apertura: quanto potere Salvini sia disposto a condividere, quale ruolo verrà affidato ai governatori e soprattutto se Luca Zaia entrerà davvero nella nuova struttura di comando.
La richiesta avanzata da Romeo e Fontana segna comunque un passaggio politico significativo. Per la prima volta le critiche alla leadership salviniana vengono formulate pubblicamente da esponenti di peso non come semplici dissensi, ma accompagnate da una proposta alternativa di gestione del partito.
Salvini può restare, è in sostanza il messaggio dell’area nordista. Ma la Lega non può più essere soltanto la Lega di Salvini.
L’intervento è arrivato durante il festival La Versiliana, a Marina di Pietrasanta, dove Romeo e Fontana hanno portato allo scoperto una discussione che da tempo attraversa il Carroccio.
«La Lega così non va», ha dichiarato Romeo parlando con i cronisti. Secondo il capogruppo, le difficoltà del partito emergono direttamente dalle indicazioni degli elettori e sarebbero già state affrontate nell’ultimo direttivo. Una situazione di cui, ha spiegato Romeo, lo stesso Salvini avrebbe preso atto.
La proposta dell’area nordista non sarebbe necessariamente quella di sostituire immediatamente il segretario, ma di modificare profondamente il modello di leadership. Al posto di una Lega fortemente identificata con Salvini, i critici chiedono una gestione più collegiale, capace di coinvolgere figure considerate più competitive sul territorio.
Tra queste spiccano i governatori del Nord e soprattutto Luca Zaia, ritenuto uno dei dirigenti leghisti con maggiore capacità di attrarre consenso anche oltre il tradizionale elettorato del partito. Salvini, dunque, potrebbe continuare a far parte della leadership, ma all’interno di una squadra più ampia e con un peso maggiore degli amministratori locali.
Per Romeo, questa nuova impostazione sarebbe necessaria anche in vista delle prossime elezioni politiche. Il rischio per la Lega è infatti quello di trovarsi schiacciata in una competizione sempre più polarizzata tra Giorgia Meloni, sul fronte del centrodestra, e il futuro candidato del centrosinistra.
«Abbiamo proposto soluzioni, non creato problemi», ha sottolineato il capogruppo leghista, aggiungendo che ora i dirigenti attendono una risposta concreta da Salvini.
Sul tavolo c’è anche la necessità di recuperare il rapporto con l’elettorato storico settentrionale. La richiesta di dare più spazio a Zaia, Fontana e agli altri governatori riflette infatti il tentativo di riportare al centro dell’identità della Lega i territori del Nord e l’esperienza amministrativa, dopo anni in cui il progetto politico salviniano ha puntato soprattutto sulla trasformazione del Carroccio in una forza nazionale.
Il confronto rischia di diventare ancora più delicato con l’avvicinarsi del tradizionale raduno di Pontida, previsto per il 20 settembre. Senza un accordo interno, l’appuntamento potrebbe trasformarsi nel momento in cui le divisioni del partito diventerebbero ancora più evidenti.
A complicare il quadro c’è inoltre Roberto Vannacci, potenziale beneficiario di uno scontro aperto tra Salvini e l’ala nordista. Con le elezioni politiche del 2027 all’orizzonte, una Lega divisa rischierebbe di affrontare la campagna elettorale in una posizione particolarmente difficile.
Dal canto suo, Salvini sembra almeno per il momento intenzionato ad aprire alla richiesta di una gestione più collegiale. Il segretario ha fatto sapere di avere intenzione da mesi di procedere in questa direzione.
Resta però da capire quale sarà la traduzione concreta dell’apertura: quanto potere Salvini sia disposto a condividere, quale ruolo verrà affidato ai governatori e soprattutto se Luca Zaia entrerà davvero nella nuova struttura di comando.
La richiesta avanzata da Romeo e Fontana segna comunque un passaggio politico significativo. Per la prima volta le critiche alla leadership salviniana vengono formulate pubblicamente da esponenti di peso non come semplici dissensi, ma accompagnate da una proposta alternativa di gestione del partito.
Salvini può restare, è in sostanza il messaggio dell’area nordista. Ma la Lega non può più essere soltanto la Lega di Salvini.

