Guerra in Iran, Trump pubblica la mappa di Hormuz: «Nuovo territorio Usa». Teheran replica: «Correggeremo le sue illusioni»
La tensione tra Stati Uniti e Iran torna a concentrarsi sullo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo e punto nevralgico del confronto tra Washington e Teheran. A riaccendere lo scontro è stato Donald Trump, che sul suo social Truth ha pubblicato una cartina dello stretto accompagnata dalla scritta “New US Territory”, “Nuovo territorio statunitense”.
Un messaggio destinato a provocare una reazione immediata da parte dell’Iran, nel pieno del conflitto che coinvolge anche Israele e mentre proseguono i contatti diplomatici tra Washington e Teheran.
Teheran risponde a Trump: «Correggeremo la sua illusione»
La replica iraniana è arrivata attraverso il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, che ha definito la rappresentazione pubblicata dal presidente americano una semplice “illusione”.
Gharibabadi, intervenendo su X, ha sottolineato come Trump abbia utilizzato nella cartina la denominazione “Golfo Persico”, particolarmente importante per Teheran, ma ha respinto categoricamente qualsiasi pretesa statunitense sullo Stretto di Hormuz.
«Così come Trump ha scritto correttamente il nome dell’eterno Golfo Persico, la sua illusione sullo Stretto di Hormuz verrà presto corretta», ha scritto il viceministro iraniano, aggiungendo che, in caso contrario, sarà Teheran a “smentire” le illusioni del presidente americano.
Parole che confermano quanto Hormuz sia diventato non soltanto un nodo militare ed economico, ma anche uno dei principali terreni della guerra di comunicazione tra Stati Uniti e Iran.
Araghchi: «Gli Stati Uniti ora implorano un negoziato»
Parallelamente allo scontro sui social, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è tornato sulle trattative con Washington, sostenendo che l’obiettivo iniziale degli Stati Uniti fosse costringere l’Iran alla resa.
Secondo la ricostruzione di Araghchi, il rifiuto iraniano avrebbe però modificato gli equilibri negoziali e sarebbero ora gli Stati Uniti a cercare con insistenza una soluzione diplomatica, fino a “implorare un negoziato, anche alle condizioni dell’Iran”.
Il ministro ha inoltre richiamato il memorandum d’intesa sottoscritto con Washington sessanta giorni fa e giunto a scadenza il 18 agosto 2026. Secondo Araghchi, l’accordo conteneva tredici disposizioni favorevoli all’Iran e soltanto una agli Stati Uniti.
La versione fornita da Teheran si inserisce nella battaglia politica e propagandistica che accompagna il confronto diplomatico e militare: entrambe le parti cercano infatti di presentarsi come quella in posizione di maggiore forza al tavolo delle trattative.
Hormuz al centro della crisi
Lo Stretto di Hormuz rappresenta un punto particolarmente delicato della crisi. La sua importanza deriva soprattutto dal ruolo che svolge nel commercio energetico mondiale: attraverso questo passaggio tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman transita una quota rilevante delle esportazioni di petrolio e gas dei Paesi della regione.
Qualsiasi escalation militare nell’area, o anche soltanto il rischio di un’interruzione della navigazione, può quindi avere conseguenze immediate sui mercati energetici internazionali e sui prezzi dei carburanti.
È proprio questo uno degli aspetti che maggiormente preoccupa l’opinione pubblica americana.
Trump ai minimi nei sondaggi
Mentre la Casa Bianca mantiene alta la pressione sull’Iran, Donald Trump deve infatti affrontare un crescente malcontento interno. Secondo l’ultimo sondaggio Reuters/Ipsos, il suo indice di approvazione è sceso al 33%, mentre il 64% degli intervistati disapprova il suo operato.
Si tratta di un livello che eguaglia il minimo raggiunto da Trump nel dicembre 2017, durante il suo primo mandato alla Casa Bianca.
Il conflitto con l’Iran appare tra i fattori che stanno pesando maggiormente sulla popolarità del presidente. Una larga parte degli americani teme infatti che il coinvolgimento degli Stati Uniti possa trasformarsi in un impegno prolungato, con ripercussioni non soltanto militari ma anche economiche.
Secondo il sondaggio, l’80% degli americani ritiene che il coinvolgimento statunitense in Iran sia destinato a durare a lungo. A preoccupare sono soprattutto l’aumento del prezzo del carburante e, più in generale, gli effetti della crisi mediorientale sul costo della vita.
Tra provocazioni e diplomazia
La cartina pubblicata da Trump aggiunge così un nuovo elemento di tensione a un confronto già estremamente delicato. Dietro la provocazione sul “nuovo territorio Usa” resta aperta la questione fondamentale: capire se Stati Uniti e Iran riusciranno a trasformare i contatti diplomatici in un accordo oppure se lo Stretto di Hormuz diventerà uno dei principali fronti della nuova escalation.
Per il momento, i messaggi provenienti dalle due capitali restano contraddittori. Washington alterna pressioni e aperture negoziali, mentre Teheran rivendica di avere respinto ogni ipotesi di resa e sostiene di poter trattare da una posizione di forza.
In questo scenario, Hormuz assume un valore che va ben oltre la geografia. Il controllo e la sicurezza dello stretto riguardano gli equilibri strategici del Medio Oriente, ma anche la stabilità dei mercati energetici e dell’economia mondiale. E la nuova battaglia di parole tra Trump e Teheran dimostra quanto quel sottile tratto di mare sia ormai diventato uno dei simboli dello scontro tra Stati Uniti e Iran.
Un messaggio destinato a provocare una reazione immediata da parte dell’Iran, nel pieno del conflitto che coinvolge anche Israele e mentre proseguono i contatti diplomatici tra Washington e Teheran.
Teheran risponde a Trump: «Correggeremo la sua illusione»
La replica iraniana è arrivata attraverso il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, che ha definito la rappresentazione pubblicata dal presidente americano una semplice “illusione”.
Gharibabadi, intervenendo su X, ha sottolineato come Trump abbia utilizzato nella cartina la denominazione “Golfo Persico”, particolarmente importante per Teheran, ma ha respinto categoricamente qualsiasi pretesa statunitense sullo Stretto di Hormuz.
«Così come Trump ha scritto correttamente il nome dell’eterno Golfo Persico, la sua illusione sullo Stretto di Hormuz verrà presto corretta», ha scritto il viceministro iraniano, aggiungendo che, in caso contrario, sarà Teheran a “smentire” le illusioni del presidente americano.
Parole che confermano quanto Hormuz sia diventato non soltanto un nodo militare ed economico, ma anche uno dei principali terreni della guerra di comunicazione tra Stati Uniti e Iran.
Araghchi: «Gli Stati Uniti ora implorano un negoziato»
Parallelamente allo scontro sui social, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è tornato sulle trattative con Washington, sostenendo che l’obiettivo iniziale degli Stati Uniti fosse costringere l’Iran alla resa.
Secondo la ricostruzione di Araghchi, il rifiuto iraniano avrebbe però modificato gli equilibri negoziali e sarebbero ora gli Stati Uniti a cercare con insistenza una soluzione diplomatica, fino a “implorare un negoziato, anche alle condizioni dell’Iran”.
Il ministro ha inoltre richiamato il memorandum d’intesa sottoscritto con Washington sessanta giorni fa e giunto a scadenza il 18 agosto 2026. Secondo Araghchi, l’accordo conteneva tredici disposizioni favorevoli all’Iran e soltanto una agli Stati Uniti.
La versione fornita da Teheran si inserisce nella battaglia politica e propagandistica che accompagna il confronto diplomatico e militare: entrambe le parti cercano infatti di presentarsi come quella in posizione di maggiore forza al tavolo delle trattative.
Hormuz al centro della crisi
Lo Stretto di Hormuz rappresenta un punto particolarmente delicato della crisi. La sua importanza deriva soprattutto dal ruolo che svolge nel commercio energetico mondiale: attraverso questo passaggio tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman transita una quota rilevante delle esportazioni di petrolio e gas dei Paesi della regione.
Qualsiasi escalation militare nell’area, o anche soltanto il rischio di un’interruzione della navigazione, può quindi avere conseguenze immediate sui mercati energetici internazionali e sui prezzi dei carburanti.
È proprio questo uno degli aspetti che maggiormente preoccupa l’opinione pubblica americana.
Trump ai minimi nei sondaggi
Mentre la Casa Bianca mantiene alta la pressione sull’Iran, Donald Trump deve infatti affrontare un crescente malcontento interno. Secondo l’ultimo sondaggio Reuters/Ipsos, il suo indice di approvazione è sceso al 33%, mentre il 64% degli intervistati disapprova il suo operato.
Si tratta di un livello che eguaglia il minimo raggiunto da Trump nel dicembre 2017, durante il suo primo mandato alla Casa Bianca.
Il conflitto con l’Iran appare tra i fattori che stanno pesando maggiormente sulla popolarità del presidente. Una larga parte degli americani teme infatti che il coinvolgimento degli Stati Uniti possa trasformarsi in un impegno prolungato, con ripercussioni non soltanto militari ma anche economiche.
Secondo il sondaggio, l’80% degli americani ritiene che il coinvolgimento statunitense in Iran sia destinato a durare a lungo. A preoccupare sono soprattutto l’aumento del prezzo del carburante e, più in generale, gli effetti della crisi mediorientale sul costo della vita.
Tra provocazioni e diplomazia
La cartina pubblicata da Trump aggiunge così un nuovo elemento di tensione a un confronto già estremamente delicato. Dietro la provocazione sul “nuovo territorio Usa” resta aperta la questione fondamentale: capire se Stati Uniti e Iran riusciranno a trasformare i contatti diplomatici in un accordo oppure se lo Stretto di Hormuz diventerà uno dei principali fronti della nuova escalation.
Per il momento, i messaggi provenienti dalle due capitali restano contraddittori. Washington alterna pressioni e aperture negoziali, mentre Teheran rivendica di avere respinto ogni ipotesi di resa e sostiene di poter trattare da una posizione di forza.
In questo scenario, Hormuz assume un valore che va ben oltre la geografia. Il controllo e la sicurezza dello stretto riguardano gli equilibri strategici del Medio Oriente, ma anche la stabilità dei mercati energetici e dell’economia mondiale. E la nuova battaglia di parole tra Trump e Teheran dimostra quanto quel sottile tratto di mare sia ormai diventato uno dei simboli dello scontro tra Stati Uniti e Iran.

