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Cronaca

Morte di Fakir a Bologna, il video della bodycam al centro dell’inchiesta

Il video registrato dalla bodycam di uno dei poliziotti intervenuti in via Svevo, a Bologna, il 19 luglio, è entrato tra gli elementi chiave dell’inchiesta sulla morte di Fakir, deceduto pochi minuti dopo essere stato immobilizzato durante un intervento di polizia. Le immagini documentano il primo contatto tra gli agenti e l’uomo e rappresentano uno dei principali elementi su cui la Procura sta concentrando gli accertamenti.

Secondo la ricostruzione fornita dall’avvocato Gabriele Bordoni, difensore dei due agenti, i poliziotti erano intervenuti in seguito alla segnalazione di un residente che aveva riferito della presenza di un uomo in evidente stato di agitazione psicofisica. In un primo momento, sostiene il legale, gli operatori avrebbero mantenuto una distanza di sicurezza, cercando di dialogare con Fakir nell’attesa dell’arrivo del personale sanitario.

La situazione sarebbe precipitata quando un’automobile si è fermata nelle vicinanze. Fakir avrebbe raggiunto il veicolo, colpendolo con pugni e dando origine a una colluttazione con uno degli occupanti. Solo a quel punto gli agenti sarebbero intervenuti per separare le persone coinvolte.

Le immagini della bodycam mostrano questa prima fase dell’intervento. Successivamente Fakir viene immobilizzato a terra, ammanettato in posizione prona e trattenuto dagli agenti. Pochi minuti dopo perde conoscenza. Nonostante il successivo intervento del personale del 118 e i tentativi di rianimazione, il medico giunto sul posto non può fare altro che constatarne il decesso.

La versione della difesa

L’avvocato Bordoni sostiene che l’intervento sia stato eseguito nel rispetto delle procedure previste per situazioni caratterizzate da una forte agitazione psicomotoria.

Secondo il legale, gli agenti non avrebbero esercitato una compressione tale da “schiacciare” la vittima, come invece ipotizzato in una prima fase delle indagini. Al contrario, afferma che i poliziotti avrebbero adottato anche alcune precauzioni ulteriori, come sostenere il capo dell’uomo per evitare che sfregasse contro l’asfalto durante l’immobilizzazione.

La difesa sottolinea inoltre la particolare difficoltà dell’intervento, descrivendo Fakir come una persona robusta e particolarmente resistente, tanto che uno degli agenti avrebbe riportato anche un morso al polpaccio durante la colluttazione.

Per quanto riguarda l’utilizzo dello spray al peperoncino, Bordoni sostiene che sia stato impiegato solo dopo aver tentato di evitarne l’uso e che il taser non fosse utilizzabile in quella circostanza. Secondo il legale, il fatto che Fakir continuasse a urlare anche dopo lo spray dimostrerebbe che non vi fosse una compressione immediata delle vie respiratorie.

Gli accertamenti della Procura

La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo e ha iscritto nel registro delle annotazioni preliminari i due poliziotti intervenuti e quattro operatori del 118 presenti durante il fermo. Nei loro confronti è stato inoltre applicato, per la prima volta in Italia, il cosiddetto “scudo penale” previsto dal recente decreto Sicurezza.

Gli investigatori stanno analizzando diversi filmati, compresi quelli che documentano i tentativi di rianimazione effettuati dal personale sanitario.

Parallelamente proseguono gli accertamenti medico-legali per stabilire con precisione le cause della morte.

I primi risultati dell’autopsia

L’autopsia eseguita il 24 luglio avrebbe confermato quanto già emerso dalla Tac: i polmoni della vittima risultavano pieni di sangue.

Tra le ipotesi al vaglio dei consulenti vi è quella che Fakir possa essere deceduto per insufficienza respiratoria conseguente all’accumulo di sangue nei polmoni. Resta tuttavia da chiarire se questa sia stata la causa esclusiva del decesso oppure se abbia agito insieme ad altri fattori, compresi quelli eventualmente legati alle modalità dell’immobilizzazione.

All’esame autoptico hanno partecipato anche i consulenti nominati sia dalla famiglia della vittima sia dalla difesa degli agenti e degli operatori del 118. Sarà la relazione conclusiva del medico legale a definire il quadro delle cause della morte.

Un caso ancora aperto

La vicenda continua a suscitare un forte dibattito pubblico. Da un lato la difesa degli agenti sostiene che l’intervento sia stato conforme ai protocolli operativi e che non vi sia stata alcuna compressione impropria del corpo della vittima. Dall’altro, i primi elementi emersi dagli accertamenti medico-legali e la durata dell’immobilizzazione rappresentano aspetti che la magistratura dovrà approfondire.

L’inchiesta prosegue con l’analisi dei video, delle consulenze tecniche e delle testimonianze per ricostruire con esattezza la dinamica dei fatti e accertare eventuali responsabilità.

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