Napoli, dai beni confiscati alla rinascita sociale
A Napoli, un bene un tempo simbolo del potere criminale si conferma oggi spazio di inclusione e crescita. Martedì 24 marzo, alle ore 10, “La Gloriette” – l’ex villa del boss del narcotraffico Michele Zaza – ospiterà la presentazione dello studio “Esperienze e nuove sfide”, promosso dalla cooperativa L’Orsa Maggiore.
Trasformata nel 2010 in Casa G.L.O., la struttura è oggi un servizio diurno dedicato a persone vulnerabili con difficoltà di autonomia. Qui verranno illustrati i risultati di un monitoraggio che racconta oltre un decennio di attività sociale, mettendo in luce buone pratiche, criticità e prospettive future del riutilizzo dei beni confiscati.
Lo studio, curato da Gianluca Bove e Nicoletta Gasparini con la collaborazione di Maurizio Chiappetta, evidenzia come questi luoghi possano diventare veri e propri presidi di cittadinanza attiva. “I beni confiscati non sono solo simboli di riscatto – sottolinea la presidente Francesca D’Onofrio – ma nodi di una rete che costruisce ogni giorno sviluppo sociale”.
I dati parlano chiaro: tra settembre 2021 e dicembre 2024 sono stati effettuati 103 colloqui, con 27 inserimenti effettivi nel centro. Tra gli ostacoli principali emergono difficoltà logistiche per le famiglie e situazioni di disabilità troppo complesse per essere compatibili con il percorso proposto. Tuttavia, per chi riesce a intraprendere l’esperienza, i benefici sono significativi: sviluppo di relazioni, nuove competenze e maggiore consapevolezza di sé.
Il lavoro del centro si concentra sull’autonomia e sull’integrazione, con attività pratiche e uscite in piccoli gruppi che favoriscono sia le competenze relazionali sia quelle professionali. Attualmente i partecipanti sono 46, con una prevalenza maschile. Un dato che, secondo gli operatori, riflette anche dinamiche familiari e culturali: le ragazze vulnerabili tendono più spesso a restare in ambito domestico.
Interessante anche il cambiamento anagrafico: cresce la presenza di adulti over 30 e arrivano richieste anche per persone oltre i quarant’anni, segno di un bisogno sociale ancora poco soddisfatto. Sul piano territoriale, il 93% degli utenti proviene da Napoli, in particolare dalle municipalità 1, 5, 9 e 10, mentre è in calo la partecipazione dall’area metropolitana, anche a causa delle difficoltà legate agli spostamenti post-Covid.
Lo studio dedica ampio spazio anche alle famiglie, coinvolte attraverso questionari per valutare i cambiamenti nei figli. Le aree analizzate spaziano dalle capacità cognitive a quelle relazionali, fino all’autonomia quotidiana. Il 50% delle famiglie contattate ha partecipato al monitoraggio, contribuendo a delineare un quadro dettagliato dell’impatto del centro.
Trasformata nel 2010 in Casa G.L.O., la struttura è oggi un servizio diurno dedicato a persone vulnerabili con difficoltà di autonomia. Qui verranno illustrati i risultati di un monitoraggio che racconta oltre un decennio di attività sociale, mettendo in luce buone pratiche, criticità e prospettive future del riutilizzo dei beni confiscati.
Lo studio, curato da Gianluca Bove e Nicoletta Gasparini con la collaborazione di Maurizio Chiappetta, evidenzia come questi luoghi possano diventare veri e propri presidi di cittadinanza attiva. “I beni confiscati non sono solo simboli di riscatto – sottolinea la presidente Francesca D’Onofrio – ma nodi di una rete che costruisce ogni giorno sviluppo sociale”.
I dati parlano chiaro: tra settembre 2021 e dicembre 2024 sono stati effettuati 103 colloqui, con 27 inserimenti effettivi nel centro. Tra gli ostacoli principali emergono difficoltà logistiche per le famiglie e situazioni di disabilità troppo complesse per essere compatibili con il percorso proposto. Tuttavia, per chi riesce a intraprendere l’esperienza, i benefici sono significativi: sviluppo di relazioni, nuove competenze e maggiore consapevolezza di sé.
Il lavoro del centro si concentra sull’autonomia e sull’integrazione, con attività pratiche e uscite in piccoli gruppi che favoriscono sia le competenze relazionali sia quelle professionali. Attualmente i partecipanti sono 46, con una prevalenza maschile. Un dato che, secondo gli operatori, riflette anche dinamiche familiari e culturali: le ragazze vulnerabili tendono più spesso a restare in ambito domestico.
Interessante anche il cambiamento anagrafico: cresce la presenza di adulti over 30 e arrivano richieste anche per persone oltre i quarant’anni, segno di un bisogno sociale ancora poco soddisfatto. Sul piano territoriale, il 93% degli utenti proviene da Napoli, in particolare dalle municipalità 1, 5, 9 e 10, mentre è in calo la partecipazione dall’area metropolitana, anche a causa delle difficoltà legate agli spostamenti post-Covid.
Lo studio dedica ampio spazio anche alle famiglie, coinvolte attraverso questionari per valutare i cambiamenti nei figli. Le aree analizzate spaziano dalle capacità cognitive a quelle relazionali, fino all’autonomia quotidiana. Il 50% delle famiglie contattate ha partecipato al monitoraggio, contribuendo a delineare un quadro dettagliato dell’impatto del centro.

