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Contratto a termine, riavviati i ricorsi per i lavoratori

ROMA – (Di Giuliano Pennacchio) – Un cambiamento di rotta importante ha modificato le norme sbagliate del collegato lavoro, con un emendamento, approvato al Senato, al decreto Milleproroghe. La norma vessatoria prevedeva una drastica compressione dei termini a disposizione del lavoratore precario per fare causa, con la previsione che si doveva sottostare ad una duplice scadenza. Per i lavoratori a contratto a termine  era previsto di stare dentro i termini di 60 giorni per l’impugnativa stragiudiziale e di successivi 270 giorni per il deposito del ricorso nei casi di licenziamento, anche nei casi di invalidità.

La decisione approvata dal Senato ha colto il plauso di Cgil, Cisl e Uil. Non vi sarà dunque il termine del 23 gennaio per l’impugnazione dei licenziamenti. Le nuove norme partiranno solo dal marzo 2012. Fulvio Fammoni, segretario confederale CGIL ha dichiarato “non è il primo stop al collegato lavoro”. Bocciature vi sono state  sia per la norma relativa al massimale di mensilità, in caso di vittoria nelle cause per i lavoratori temporanei, sia per la giustizia del lavoro che, la stessa Cassazione, ha già rinviato la norma alla Corte Costituzionale, dichiarandola incostituzionale”. Il dirigente della CGIL ha sottolineato come “una coerente mobilitazione ottiene risultati importanti, in questo caso per i giovani e i precari”.

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