Napoli, la città si affida a San Gennaro: il sangue si scioglie nel Duomo alle 9.59
Un lungo applauso, lacrime di commozione e il segno della croce fatto quasi all’unisono da migliaia di fedeli. È questa l’immagine che resterà impressa del 19 settembre 2025, giorno in cui il sangue di San Gennaro, patrono di Napoli, si è liquefatto nel Duomo alle 9.59 del mattino. A darne notizia ufficiale, poco dopo le 10, è stato monsignor Vincenzo De Gregorio, abate della Cappella del Tesoro: *«La reliquia è completamente liquida»*. L’arcivescovo Mimmo Battaglia aveva da poco mostrato l’ampolla sull’Altare Maggiore, tra canti e preghiere che si sono trasformati in un coro di gioia.
Dalle prime ore del mattino la Cattedrale era gremita: famiglie, anziani, giovani, turisti e devoti si sono ritrovati fianco a fianco, mossi dalla speranza di un segno favorevole. «È un giorno che ci dà forza – racconta una donna con il rosario in mano – Napoli ha bisogno di questo miracolo ogni anno». Alle 8 la Santa Messa e la lettura della Passione del Santo hanno introdotto il momento più atteso, quando Battaglia e De Gregorio hanno aperto la teca della Cappella del Tesoro. Da lì l’emozione si è fatta palpabile, fino all’annuncio del prodigio.
Il miracolo si rinnova tre volte l’anno, ma quello del 19 settembre è il più solenne: ricorda il martirio del vescovo di Benevento, decapitato nel 305 d.C. a Pozzuoli. Da secoli, la città lega il suo destino alla liquefazione del sangue, ritenuta un segno di buon auspicio. Se il fenomeno tarda o non avviene, invece, cresce la preoccupazione. La tradizione non ha mai perso forza, nonostante i tentativi di spiegazione scientifica. Ogni anno, Napoli si ferma, si raccoglie e guarda al suo patrono come a un faro che illumina speranza e identità.
Dalle prime ore del mattino la Cattedrale era gremita: famiglie, anziani, giovani, turisti e devoti si sono ritrovati fianco a fianco, mossi dalla speranza di un segno favorevole. «È un giorno che ci dà forza – racconta una donna con il rosario in mano – Napoli ha bisogno di questo miracolo ogni anno». Alle 8 la Santa Messa e la lettura della Passione del Santo hanno introdotto il momento più atteso, quando Battaglia e De Gregorio hanno aperto la teca della Cappella del Tesoro. Da lì l’emozione si è fatta palpabile, fino all’annuncio del prodigio.
Il miracolo si rinnova tre volte l’anno, ma quello del 19 settembre è il più solenne: ricorda il martirio del vescovo di Benevento, decapitato nel 305 d.C. a Pozzuoli. Da secoli, la città lega il suo destino alla liquefazione del sangue, ritenuta un segno di buon auspicio. Se il fenomeno tarda o non avviene, invece, cresce la preoccupazione. La tradizione non ha mai perso forza, nonostante i tentativi di spiegazione scientifica. Ogni anno, Napoli si ferma, si raccoglie e guarda al suo patrono come a un faro che illumina speranza e identità.

