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Istat, povertà in Italia: Famiglie, giovani e gavoratori sempre più in difficoltà

Il nuovo Rapporto Annuale 2025 dell’Istat, pubblicato a maggio, getta una luce impietosa sulle condizioni socioeconomiche dell’Italia. A fronte di una retorica politica che esalta la crescita dell’occupazione e il sostegno alla famiglia, i numeri raccontano un’altra realtà: più di 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta, e oltre il 23% della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale. I più colpiti sono proprio quei gruppi che il governo ha dichiarato di voler tutelare con priorità: famiglie con figli, giovani, lavoratori e residenti nel Sud. Il Mezzogiorno conferma ancora una volta la sua condizione di grave svantaggio: quasi il 40% della popolazione del Sud è a rischio di povertà o esclusione sociale, a fronte di valori nettamente inferiori nel Centro e nel Nord del Paese. Le disuguaglianze territoriali sono uno dei nodi irrisolti della politica economica italiana, e mettono in discussione l’efficacia degli strumenti finora adottati per colmare il divario Nord-Sud.

Un dato particolarmente allarmante riguarda i cosiddetti “working poor”: il 21% dei lavoratori italiani percepisce un reddito insufficiente a garantire un’esistenza dignitosa In altre parole, avere un lavoro non è più garanzia contro la povertà. Questo fenomeno è particolarmente diffuso tra i giovani, le donne e i lavoratori stranieri. Anche con l’aumento dell’occupazione, l’alta incidenza di contratti precari, part-time involontari e basse retribuzioni vanifica i benefici attesi. L’inflazione ha aggravato la situazione: i redditi reali sono diminuiti dell’1,6% nel 2023, con un conseguente impoverimento delle famiglie che non hanno visto crescere in modo proporzionale i loro stipendi. Le famiglie con tre o più figli, i genitori single e le coppie giovani con figli rappresentano le categorie più colpite dalla crisi sociale. Il 30,5% dei genitori under 35 è a rischio di povertà o esclusione sociale. La retorica dell’”incentivo alla natalità” si scontra con la realtà economica: per molte coppie, la scelta di non avere figli non è culturale, ma una necessità economica. In un paese in cui il costo della casa, dei servizi educativi, della sanità e del trasporto grava pesantemente sul bilancio familiare, l’assenza di un welfare moderno e accessibile frena qualsiasi prospettiva di crescita demografica.

Il 5,6% della popolazione vive in grave deprivazione abitativa, un dato che raddoppia tra gli under 35. Case sovraffollate, problemi strutturali, mancanza di servizi igienici adeguati: questa è la condizione abitativa di centinaia di migliaia di famiglie. In parallelo, il 5,1% della popolazione spende oltre il 40% del proprio reddito per l’abitazione, una soglia critica secondo le raccomandazioni europee. Nonostante le promesse del governo Meloni di sostenere il Sud, la natalità e l’occupazione, i risultati concreti sono deboli. L’abolizione del Reddito di Cittadinanza, rimpiazzato con l’Assegno di Inclusione e il Supporto Formazione Lavoro, ha ridotto la platea dei beneficiari e lasciato scoperti molti nuclei vulnerabili. Inoltre, gli investimenti in politiche attive per il lavoro non sembrano sufficienti ad affrontare le profonde disuguaglianze strutturali. La politica dei bonus (maternità, figli, mutui agevolati) può alleviare il disagio temporaneamente, ma non incide sulle cause profonde della povertà: salari bassi, precarietà occupazionale, mancanza di servizi pubblici efficienti.

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