Terzo mandato, la Consulta boccia la legge campana: stop alle ricandidature di De Luca e Zaia
Terzo mandato,
La Corte Costituzionale ha detto no. Con una sentenza destinata a segnare un punto fermo nel dibattito politico italiano, la Consulta ha dichiarato incostituzionale la legge regionale approvata dalla Campania a novembre 2023, che avrebbe consentito a Vincenzo De Luca di candidarsi per un terzo mandato consecutivo alla guida della Regione. Accogliendo il ricorso presentato dalla Presidenza del Consiglio, la Corte ha ribadito la centralità della legge nazionale del 2004, che impone un limite di due mandati consecutivi per i presidenti di Regione, e la sua validità vincolante su tutto il territorio nazionale. Una bocciatura secca, che non lascia margini interpretativi: il limite dei due mandati è inderogabile, e non può essere aggirato con leggi regionali ad hoc. La decisione colpisce direttamente De Luca, ma ha effetti immediati anche sul destino politico di Luca Zaia, presidente del Veneto in carica dal 2010 e rieletto per tre volte. Fino a oggi, Zaia aveva potuto beneficiare del ritardato recepimento della legge nazionale da parte della Regione Veneto, che l’aveva adottata solo nel 2012, permettendo così di “azzerare” il conteggio del primo mandato. Un’interpretazione che ora la Consulta considera illegittima. Al centro della sentenza c’è il principio di continuità e uniformità nell’applicazione della legge nazionale. Non è più possibile, stabilisce la Corte, che le Regioni decidano autonomamente come e quando recepire norme fondamentali per la democrazia rappresentativa. L’idea che il computo dei mandati possa iniziare solo dal momento dell’adozione regionale della norma viene rigettata, con effetti immediati sulla legittimità delle eventuali ricandidature.
Questo significa che né De Luca in Campania, né Zaia in Veneto potranno ricandidarsi. Una pagina che si chiude, dunque, per due figure centrali della politica regionale italiana degli ultimi quindici anni. Il verdetto ha scatenato reazioni immediate da entrambe le parti politiche. Il centrosinistra ha colto l’occasione per attaccare Zaia, accusandolo di voler forzare le regole democratiche per rimanere al potere oltre i limiti stabiliti. “Dopo 15 anni consecutivi al governo del Veneto, ancora non pensa sia abbastanza,” ha commentato Andrea Martella, senatore del Pd. Antonio Misiani, commissario del partito in Campania, ha parlato invece della necessità di aprire una nuova fase, lavorando alla costruzione di una coalizione progressista per le prossime elezioni regionali.
Dall’altro lato, il centrodestra ha puntato il dito contro De Luca. “La Consulta ha ricordato con chiarezza a De Luca che la democrazia ha le sue regole,” ha dichiarato Maurizio Lupi di Noi Moderati, mentre Fulvio Martusciello di Forza Italia ha invitato i consiglieri centristi a “sentirsi liberi di fare scelte diverse” e a intraprendere un nuovo dialogo. Zaia, dal canto suo, ha commentato con freddezza, sottolineando che si tratta di una decisione “tecnica” che riguarda una norma della Campania. Ma il messaggio della Corte è inequivocabile: il limite dei mandati non è una questione locale, bensì un principio di garanzia nazionale. Con la strada del terzo mandato ormai preclusa, si aprono nuovi scenari per entrambi i presidenti. Zaia potrebbe guardare a Roma, puntando a un ruolo di primo piano nel governo nazionale o all’interno della Lega, dove gode ancora di ampio consenso. De Luca, invece, potrebbe tentare la scalata alla segreteria del Partito Democratico, rilanciandosi come figura di sintesi e di esperienza per un partito che cerca una nuova identità.

