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Trump rilancia la guerra dei dazi: colpiti 60 Paesi, Ue e Cina nel mirino

Con l’entrata in vigore da questa mattina dei nuovi dazi voluti dal presidente americano Donald Trump, si apre una nuova fase di tensioni commerciali a livello globale. L’ondata protezionistica coinvolge circa 60 Paesi, tra cui Cina, Unione europea e molti tradizionali partner degli Stati Uniti. Le tariffe, che in alcuni casi toccano il 104%, sono parte di una strategia che Trump ha definito “di difesa dell’America e dei suoi lavoratori”. La Cina è il bersaglio principale di questa nuova misura con tariffe punitive del 104%. Trump ha accusato Pechino di manipolare la propria valuta per aggirare le sanzioni economiche, sostenendo che per anni la Cina ha imposto dazi esorbitanti su beni statunitensi. L’Unione europea non è stata risparmiata: le nuove tariffe sul blocco europeo arrivano fino al 20%, generando preoccupazione nei settori industriali e manifatturieri del continente, Italia compresa.

Durante un intervento alla cena del *National Republican Congressional Committee*, il presidente ha difeso la sua politica commerciale con toni accesi: “Sono il presidente della classe media, non della classe politica, e proteggo Main Street, non Wall Street”. In un video pubblicato su *Truth Social*, ha rincarato la dose: “Questi Paesi ci chiedono di leccarci il c**o per avere accordi, ma ora è il nostro turno di farli pagare”. Trump ha inoltre annunciato l’intenzione di estendere i dazi al settore farmaceutico, senza però fornire dettagli sui tempi o sulle percentuali previste. L’obiettivo dichiarato è quello di riportare la produzione farmaceutica negli Stati Uniti, lamentando la dipendenza americana da farmaci prodotti all’estero e sottolineando le disparità nei prezzi tra i mercati internazionali.

Non si è fatta attendere la risposta di altri attori internazionali. Il Canada, attraverso il primo ministro Mark Carney, ha annunciato dazi del 25% sulle auto americane non coperte dal trattato CUSMA (Canada-United States-Mexico Agreement) e sui componenti non prodotti in Nord America. “Trump ha causato questa crisi commerciale e il Canada risponderà con determinazione”, ha dichiarato Carney in un post su X. In Italia, cresce l’attenzione per il viaggio ufficiale della premier Giorgia Meloni a Washington previsto per il 17 aprile. L’obiettivo è chiaro: convincere Trump ad escludere l’Italia dai dazi o a ridurli sensibilmente, soprattutto per quanto riguarda i prodotti industriali e farmaceutici. La strategia italiana si basa sulla proposta di una formula “zero per zero”, ovvero l’eliminazione reciproca dei dazi su alcune categorie di prodotti. Meloni potrebbe mettere sul piatto anche l’aumento degli acquisti di gas e armamenti statunitensi come contropartita. Una linea già espressa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha definito l’incremento degli investimenti e degli acquisti americani come una “migliore strategia di esportazione per l’Italia”.

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