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Italia al lavoro su un piano per rafforzare la difesa, previsti fino a 40mila militari in più.

L’Italia sta valutando un piano per potenziare le proprie capacità militari, prevedendo l’arruolamento di fino a 40mila militari aggiuntivi nell’arco dei prossimi otto anni. Il progetto, che rientra nelle strategie di rafforzamento della difesa nazionale, potrebbe portare il totale dei soldati italiani a circa 135mila unità, incrementando di un terzo la capacità difensiva del Paese.

L’iniziativa italiana arriva in un contesto europeo in cui la difesa comune sta assumendo un ruolo sempre più centrale. Durante l’ultimo Consiglio straordinario europeo, i leader dell’UE hanno accolto il piano *ReArm Europe*, proposto dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, che mira a rafforzare le capacità militari dell’Unione. Tuttavia, il governo Meloni si trova ad affrontare divisioni interne sulla strategia da adottare, con posizioni contrastanti tra i principali alleati di governo. Da un lato, il ministro degli Esteri Antonio Tajani sostiene un allineamento con l’Europa, mentre dall’altro, il vicepremier Matteo Salvini si oppone all’iniziativa *ReArm Europe*.

Il progetto prevede che i nuovi militari, appartenenti alle forze ordinarie e non ai riservisti, siano operativi in un periodo compreso tra i cinque e gli otto anni. Lo Stato Maggiore della Difesa sta lavorando a un piano dettagliato per garantire che l’espansione delle forze armate avvenga in modo graduale ed efficace. Parallelamente, l’Italia sta mantenendo una posizione prudente riguardo al coinvolgimento diretto nel conflitto in Ucraina. Martedì 11 marzo, il capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano parteciperà a Parigi a un vertice convocato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky con i Paesi disposti a inviare truppe in Ucraina una volta raggiunta la pace. Tuttavia, la presenza italiana sarà limitata a un ruolo di osservatore, senza un mandato politico. Il giorno successivo, il ministro della Difesa Guido Crosetto prenderà parte a una riunione a Parigi con i colleghi di Francia, Regno Unito, Germania e Polonia. Nonostante questi incontri, la premier Giorgia Meloni ha ribadito con fermezza che l’Italia non invierà militari a Kiev. “Ho escluso che possano essere inviati soldati italiani”, ha dichiarato Meloni, esprimendo perplessità sull’efficacia di una missione europea nel teatro di guerra.

Il dibattito sul possibile coinvolgimento italiano in missioni di peacekeeping in Ucraina resta prematuro, come sottolineato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato ha evidenziato che, in assenza di negoziati di pace concreti, è ancora troppo presto per discutere di una presenza militare italiana sul campo. Tuttavia, Mattarella ha lasciato intendere che, in futuro, l’Italia potrebbe partecipare a missioni sotto l’egida delle Nazioni Unite, in linea con la tradizione del Paese nel contesto delle operazioni internazionali di mantenimento della pace.

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