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Cronaca

Ragazzino di 14 anni muore per un’infezione al rene: otto medici a rischio processo

Un ragazzino di 14 anni ha perso la vita a causa di un’infezione al rene, non diagnosticata in tempo nonostante tre accessi ospedalieri. Gli otto medici coinvolti nel caso rischiano ora un processo per omicidio colposo. La Procura di Nocera Inferiore, che ha condotto le indagini, ritiene che vi siano state gravi negligenze nella gestione clinica del giovane paziente.

I fatti risalgono a febbraio 2024. Il giovane si era presentato per la prima volta il 3 febbraio all’ospedale Martiri del Villa Malta di Sarno, lamentando un forte mal di testa. Ricoverato nel reparto di Medicina Generale, era stato dimesso il 9 febbraio. Successivamente, il 22 febbraio, si era recato nuovamente al pronto soccorso, ma era stato dimesso dopo cinque ore. Il giorno successivo, 23 febbraio, era tornato per la terza volta, ricevendo ancora una volta le dimissioni dopo appena quattro ore. Il 26 febbraio, il ragazzo è morto mentre si trovava all’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore, dove sono stati effettuati gli accertamenti medico-legali. Secondo le indagini della Procura, i medici non avrebbero effettuato una diagnosi tempestiva e adeguata, compromettendo le possibilità di guarigione del giovane. Il ragazzo presentava una “sepsi severa” già in atto, ma sarebbe stato curato con una semplice terapia antibiotica, senza l’avvio di esami più approfonditi. Due dei medici sotto accusa avrebbero inoltre effettuato esami ematochimici e strumentali ritenuti inappropriati, senza richiedere consulenze specialistiche di tipo infettivologico, urologico e neurologico. La Uro-Tac aveva evidenziato una patologia al rene sinistro, ma nonostante questo il quadro clinico non sarebbe stato affrontato con la necessaria urgenza. L’infezione si è poi evoluta in setticemia, con conseguenze fatali per il cervello del ragazzo.

Sei degli otto medici indagati appartenevano al reparto di Medicina Generale dell’ospedale di Sarno. Secondo i periti, avrebbero dovuto eseguire indagini microbiologiche per individuare il germe responsabile dell’infezione e approfondire l’aspetto neurologico con esami come l’Ecg, la Tc cerebrale o la risonanza magnetica. Inoltre, nella cartella clinica non sarebbe stata annotata la comparsa di convulsioni, un segnale chiaro della diffusione dell’infezione al cervello. Tale omissione rappresenterebbe un elemento chiave nelle accuse mosse ai sanitari.

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