Meloni e l’Arabia Saudita: dai giudizi critici agli accordi strategici da 10 miliardi
È ufficialmente iniziata una “nuova era” nelle relazioni tra Italia e Arabia Saudita, almeno secondo le parole della premier Giorgia Meloni, che nei giorni scorsi ha incontrato a Riad il principe ereditario Mohammed Bin Salman per firmare una serie di accordi dal valore complessivo di 10 miliardi di euro. Una visita che punta a trasformare i rapporti tra Roma e Riad in un vero e proprio “partenariato strategico”, con un focus su settori chiave come energia, investimenti e difesa. Tuttavia, questa svolta pragmatica solleva inevitabili interrogativi sul cambio di rotta della premier rispetto a quando, all’opposizione, aveva duramente criticato il regime saudita, definendolo “un Paese fondamentalista”. Non sono lontani i tempi in cui Meloni attaccava senza mezzi termini l’Arabia Saudita, accusandola di essere un“Nazione fondamentalista” per le pesanti restrizioni sui diritti umani, specialmente nei confronti di donne e minoranze. Nel 2019, la leader di Fratelli d’Italia si scagliava contro l’ipotesi di permettere al governo saudita di entrare nel consiglio di amministrazione della Scala di Milano, definendola “follia”. “In Arabia Saudita c’è la pena di morte per apostasia, adulterio e omosessualità. E noi vogliamo permettere che finanzino i nostri luoghi culturali? Follia!”, dichiarava all’epoca.
Particolarmente aspre furono anche le critiche rivolte a Matteo Renzi, accusato di mantenere un rapporto troppo amichevole con Bin Salman. Meloni non risparmiava parole sprezzanti, definendo “vergognoso e inaccettabile” il comportamento dell’ex premier, che durante una conferenza aveva lodato il principe saudita come un “baluardo contro l’estremismo islamico”. Persino dopo essere salita a Palazzo Chigi, Meloni non aveva perso occasione per lanciare frecciate all’ex premier di Italia Viva. In Senato, replicando a una domanda sul prezzo della benzina, ironizzava: “Se ci vuole dare una mano con il suo amico Mohammed Bin Salman, forse ci aiuta ad abbassare il prezzo”. Ora, però, sembra che tutto sia cambiato. Meloni, dopo un colloquio di tre ore con Bin Salman, ha descritto il principe saudita come un interlocutore fondamentale per il Mediterraneo e ha parlato di un approccio improntato al dialogo. “Non faremo solo affari”, ha dichiarato, “ma coopereremo come Nazioni leader nel Mediterraneo allargato”. Tra gli accordi firmati figurano investimenti significativi in energia, infrastrutture e tecnologie avanzate, oltre a una collaborazione strategica sulla stabilità della regione e sui rapporti con l’Africa.
Meloni ha elogiato il ruolo dell’Arabia Saudita come “attore di primo piano” nello scenario geopolitico, adottando un atteggiamento pragmatico. “Lo scontro non conviene a nessuno. Il dialogo è necessario per trovare soluzioni equilibrate, anche assieme agli alleati americani”, ha dichiarato. Alla luce di questo incontro, molti osservatori si chiedono se ci sia una contraddizione tra le dichiarazioni del passato e l’atteggiamento attuale della premier. Meloni ha respinto queste accuse, affermando che non vi è alcun contrasto tra ciò che sosteneva ieri e ciò che fa oggi. “Italia e Arabia Saudita hanno interessi comuni e collaborare su energia, difesa e investimenti è nell’interesse di entrambi. Rimango contraria a ogni forma di proselitismo in Europa, ma non è questo il tema degli accordi siglati”, ha spiegato. È innegabile che l’Arabia Saudita, pur tra le sue contraddizioni e critiche internazionali, rappresenti un partner strategico per molte potenze occidentali. Con la transizione energetica in corso e l’esigenza di rafforzare la presenza italiana nel Mediterraneo e in Africa, Meloni sembra aver abbracciato una linea di realpolitik, simile a quella adottata da altri leader europei.
Particolarmente aspre furono anche le critiche rivolte a Matteo Renzi, accusato di mantenere un rapporto troppo amichevole con Bin Salman. Meloni non risparmiava parole sprezzanti, definendo “vergognoso e inaccettabile” il comportamento dell’ex premier, che durante una conferenza aveva lodato il principe saudita come un “baluardo contro l’estremismo islamico”. Persino dopo essere salita a Palazzo Chigi, Meloni non aveva perso occasione per lanciare frecciate all’ex premier di Italia Viva. In Senato, replicando a una domanda sul prezzo della benzina, ironizzava: “Se ci vuole dare una mano con il suo amico Mohammed Bin Salman, forse ci aiuta ad abbassare il prezzo”. Ora, però, sembra che tutto sia cambiato. Meloni, dopo un colloquio di tre ore con Bin Salman, ha descritto il principe saudita come un interlocutore fondamentale per il Mediterraneo e ha parlato di un approccio improntato al dialogo. “Non faremo solo affari”, ha dichiarato, “ma coopereremo come Nazioni leader nel Mediterraneo allargato”. Tra gli accordi firmati figurano investimenti significativi in energia, infrastrutture e tecnologie avanzate, oltre a una collaborazione strategica sulla stabilità della regione e sui rapporti con l’Africa.
Meloni ha elogiato il ruolo dell’Arabia Saudita come “attore di primo piano” nello scenario geopolitico, adottando un atteggiamento pragmatico. “Lo scontro non conviene a nessuno. Il dialogo è necessario per trovare soluzioni equilibrate, anche assieme agli alleati americani”, ha dichiarato. Alla luce di questo incontro, molti osservatori si chiedono se ci sia una contraddizione tra le dichiarazioni del passato e l’atteggiamento attuale della premier. Meloni ha respinto queste accuse, affermando che non vi è alcun contrasto tra ciò che sosteneva ieri e ciò che fa oggi. “Italia e Arabia Saudita hanno interessi comuni e collaborare su energia, difesa e investimenti è nell’interesse di entrambi. Rimango contraria a ogni forma di proselitismo in Europa, ma non è questo il tema degli accordi siglati”, ha spiegato. È innegabile che l’Arabia Saudita, pur tra le sue contraddizioni e critiche internazionali, rappresenti un partner strategico per molte potenze occidentali. Con la transizione energetica in corso e l’esigenza di rafforzare la presenza italiana nel Mediterraneo e in Africa, Meloni sembra aver abbracciato una linea di realpolitik, simile a quella adottata da altri leader europei.

