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Mandato di arresto internazionale per Netanyahu e Gallant, accusati di crimini di guerra

La Corte Penale Internazionale (CPI) dell’Aja ha emesso un mandato d’arresto internazionale contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant e il leader militare di Hamas, Mohammed Deif, accusandoli di crimini di guerra e contro l’umanità. Questa storica decisione ha scatenato un’ondata di indignazione da parte del governo israeliano e ha attirato dure critiche da parte degli Stati Uniti, che hanno definito i mandati “scandalosi”.

Secondo la CPI, i crimini imputati ai tre rappresentano violazioni gravi del diritto internazionale e i mandati sono stati resi pubblici per prevenire ulteriori violenze e per tutelare le vittime. Netanyahu, in un discorso video, ha definito la decisione “antisemita” e ha promesso di continuare a “difendere Israele a ogni costo”. “Nessuna scandalosa decisione anti-israeliana ci impedirà di agire per la sicurezza del nostro Paese”, ha dichiarato il premier. Il ministro della Difesa Israel Katz ha aggiunto che la decisione rappresenta “un disonore morale, segnato dall’antisemitismo” e ha accusato la CPI di servire gli interessi dell’Iran e dei suoi alleati. Altri membri del governo israeliano hanno definito la scelta della CPI “un attacco diretto a Israele e ai suoi cittadini”, respingendo ogni accusa come infondata.

Il presidente Joe Biden ha criticato aspramente i mandati di arresto, ribadendo il sostegno incondizionato degli Stati Uniti a Israele. “Non c’è alcuna equivalenza tra Israele e Hamas. Saremo sempre al fianco di Israele contro le minacce alla sua sicurezza”, ha affermato Biden. Gli USA hanno storicamente opposto resistenza alle azioni della CPI contro i loro alleati, dichiarando che la Corte non ha giurisdizione su stati che non hanno ratificato lo Statuto di Roma, come Israele. Con il mandato d’arresto, Netanyahu, Gallant e Deif sono ora ufficialmente ricercati a livello internazionale. Qualsiasi paese firmatario dello Statuto di Roma potrebbe essere obbligato ad arrestarli qualora dovessero entrare nel proprio territorio. Tuttavia, resta incerto quanto questa decisione possa effettivamente essere applicata, considerata la forte opposizione di Israele e degli Stati Uniti, e il rifiuto di Gerusalemme di riconoscere l’autorità della CPI.

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