Beffa e delusione per i candidati del concorso amministrativo: cinque anni di attesa, poi il sorpasso da altre graduatorie
Cinque anni di speranze, impegno e sacrifici, e ora la prospettiva di un posto fisso sembra svanire per una settantina di idonei al concorso per assistenti amministrativi categoria C indetto nel 2019 dall’Azienda ospedaliera dei Colli di Napoli. Il bando, che coinvolgeva le strutture sanitarie Monaldi, Cto e Cotugno, aveva attirato 7.000 candidati alla prova preselettiva, ma i tempi lunghissimi, complicati dall’emergenza Covid-19, hanno reso la conclusione della selezione un calvario burocratico. La graduatoria definitiva, pubblicata solo a febbraio 2024, ha visto 140 persone giudicate idonee. Tuttavia, il numero di assunzioni è stato limitato al fabbisogno dell’Azienda dei Colli. Questo ha lasciato fuori circa 70 persone, molte delle quali donne.
Come previsto dalla normativa, una graduatoria valida deve essere condivisa con altre aziende sanitarie della regione per consentire ulteriori assunzioni. Nel caso del concorso del 2019, la prima convenzione è stata stipulata con l’Asl Salerno. Tuttavia, molte delle sedi offerte erano in aree del Cilento, poco raggiungibili per chi vive nella città di Napoli e nei suoi dintorni.
Al netto delle difficoltà logistiche, circa il 20% degli idonei ha accettato quelle proposte,” racconta Fabiana Izzo, una delle candidate in attesa. Ma dopo questa prima chiamata, è seguito un lungo silenzio, lasciando sessanta persone in un limbo di incertezza e frustrazione. A rendere ancora più amara la situazione è l’ingresso in scena di altre graduatorie. “Stiamo assistendo al paradosso di essere scavalcati da candidati di graduatorie più recenti,” spiega Izzo. Questo perché altre selezioni, concluse in tempi più rapidi, vengono utilizzate da alcune aziende sanitarie, penalizzando chi ha affrontato anni di attesa per il concorso del 2019.
Le persone coinvolte denunciano una gestione poco trasparente e iniqua delle graduatorie e chiedono alle istituzioni di intervenire per garantire che i loro diritti vengano rispettati. “Abbiamo dedicato tempo e risorse per partecipare a questo concorso, superando prove e colloqui. È inaccettabile essere messi da parte così,” sottolinea Izzo. Dietro i numeri e le procedure, c’è la storia di decine di persone che speravano di costruire un futuro più stabile attraverso un impiego pubblico. “Per molte di noi, questo concorso rappresentava un’opportunità concreta di emancipazione lavorativa e familiare,” racconta un’altra candidata, che preferisce restare anonima.
Come previsto dalla normativa, una graduatoria valida deve essere condivisa con altre aziende sanitarie della regione per consentire ulteriori assunzioni. Nel caso del concorso del 2019, la prima convenzione è stata stipulata con l’Asl Salerno. Tuttavia, molte delle sedi offerte erano in aree del Cilento, poco raggiungibili per chi vive nella città di Napoli e nei suoi dintorni.
Al netto delle difficoltà logistiche, circa il 20% degli idonei ha accettato quelle proposte,” racconta Fabiana Izzo, una delle candidate in attesa. Ma dopo questa prima chiamata, è seguito un lungo silenzio, lasciando sessanta persone in un limbo di incertezza e frustrazione. A rendere ancora più amara la situazione è l’ingresso in scena di altre graduatorie. “Stiamo assistendo al paradosso di essere scavalcati da candidati di graduatorie più recenti,” spiega Izzo. Questo perché altre selezioni, concluse in tempi più rapidi, vengono utilizzate da alcune aziende sanitarie, penalizzando chi ha affrontato anni di attesa per il concorso del 2019.
Le persone coinvolte denunciano una gestione poco trasparente e iniqua delle graduatorie e chiedono alle istituzioni di intervenire per garantire che i loro diritti vengano rispettati. “Abbiamo dedicato tempo e risorse per partecipare a questo concorso, superando prove e colloqui. È inaccettabile essere messi da parte così,” sottolinea Izzo. Dietro i numeri e le procedure, c’è la storia di decine di persone che speravano di costruire un futuro più stabile attraverso un impiego pubblico. “Per molte di noi, questo concorso rappresentava un’opportunità concreta di emancipazione lavorativa e familiare,” racconta un’altra candidata, che preferisce restare anonima.

