2010, anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale: dati sconfortanti
NAPOLI (di Attilio Iannuzzo) – La povertà e l’esclusione di un individuo contribuiscono alla povertà della società intera. Di conseguenza, la forza dell’Europa risiede nel potenziale dei singoli individui”. Con questi presupposti, nel mese di marzo del 2000 a Lisbona, in occasione dell’avvio della strategia per la crescita e l’occupazione, vi era stato l’impegno dei leader dell’Unione Europea ad imprimere una svolta decisiva alla lotta contro la povertà entro il 2010.
Mi sembra oggi di poter dire che non è stato così, che la povertà resta, che il disagio continua. Secondo le più recenti stime, circa l’11% della popolazione italiana si trova in povertà, con una forte concentrazione nel Mezzogiorno. Sono inoltre in crescita fenomeni di marginalizzazione estrema, quali la mancanza di abitazione, che coinvolgono persone di ogni età. La povertà e l’esclusione sociale appaiono sempre più l’esito di processi insieme diffusi e differenziati. A fronte di questa situazione, in Italia non esiste una vera e propria politica esplicitamente rivolta a tali obiettivi. Gli autori fanno il punto sulla situazione ricostruendo nelle sue linee essenziali tale politica implicita: le sue forme di individuazione dei problemi, delle aree e dei soggetti a rischio, ma anche le sue assenze, lacune, rimozioni.
E’ grave la situazione di povertà sociale in Italia, con alcune caratteristiche che la collocano agli ultimi posti nell’Europa dei 15.
L’elaborazione dei dati Istat utilizza oltre agli “indicatori classici” basati su consumi e redditi nuovi “indicatori soggettivi” che consentono una visione più chiara del disagio. Il nostro Paese ha il triste primato (a pari con la Romania) per la povertà minorile; il 5,3% delle famiglie ha avuto difficoltà ad acquistare cibo, l’11% a far fronte a una malattia, il 16,9% non riesce ad acquistare abiti, l’8,8% è in arretrato con le bollette e il 3,7% con l’affitto o il mutuo casa. Sono dati che si riferiscono al 2007. Aumenta il divario tra Nord e Sud e nel Sud è maggiore il divario tra ricchi e poveri”.
