Lodo Alfano, è il giorno della verità

ROMA – A poche ore dalla presentazione dei nuovi emendamenti al Lodo Alfano in commissione Affari Costituzionali al Senato, un’intesa tra Pdl e Futuro e Libertà sulle modifiche allo scudo processuale per presidente del Consiglio e Capo dello Stato non è ancora stata chiusa. Anzi.
Alla vigilia del redde rationem sul contestatissimo provvedimento costituzionale, si registra ancora tensione nella maggioranza su un tema tra quelli che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, aveva indicato come suscettibile di provocare una crisi di governo. A scatenarla è una dichiarazione del presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, che, ieri, davanti alle telecamere, aveva annunciato che era stato «trovato un accordo», che «verrà sostenuto anche alla Camera», che c’è stato «un consolidamento della maggioranza» e che quindi le dichiarazioni della terza carica dello Stato sulla possibilità di una crisi di governo sulla giustizia sono da considerarsi «superate».
Ai finiani, «non risulta». Non risulta alla presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, che con il capogruppo di Fli al Senato, Pasquale Viespoli, e il finiano in Commissione a Palazzo Madama Maurizio Saia sta lavorando agli emendamenti da presentare oggi per inserire il principio della «non reiterabilità» del Lodo senza il quale, come è stato ribadito ieri, il gruppo dei futuristi non darà il proprio voto favorevole allo scudo. Non risulta a Benedetto Della Vedova. E infatti Cicchitto, a nemmeno un’ora dalla sua dichiarazione alle telecamere, manda una nota precisando che il suo era «un auspicio» e che quindi all’intesa si sta ancora lavorando. Un’intesa che, a meno che non siano fondate le voci di chi dà il Lodo Alfano ormai su un binario morto, per mandare avanti il ddl è necessaria.
I numeri in Commissione parlano chiaro: su 27 componenti, “solo” 13 sono quelli di Pdl (11) e Lega (2). Non la maggioranza quindi. Fli infatti può contare su Saia, uno è il senatore del Movimento per le Autonomie (Giovanni Pistorio), 9 quelli del Pd, uno dell’Udc (Gianpiero D’Alia), uno del Südtiroler Volkspartei (Oskar Peterlini), uno dell’Idv (Francesco Pardi). Per il presidente della Commissione Carlo Vizzini ci sono margini per l’intesa e soprattutto «c’è tutto il tempo» perché, ricorda, che dopo la scadenza del termine per gli emendamenti c’è ancora, «la prossima settimana la possibilità di intervenire con subemendamenti».
Oggi è quindi il giorno della verità. Alle ore 16 scadrà il termine per la presentazione degli emendamenti (anche se non si escludono ulteriori rinvii per i sub emendamenti). Solo allora si avrà un quadro esatto della situazione e degli equilibri in campo. Anche perchè il Pd, che con il presidente dei senatori Anna Finocchiaro ha ribadito il suo no al “salvacondotto” del premier, non escludendo la possibilità di votare le proposte di modifica che verranno depositate dai finiani («È possibile, anche se prima dobbiamo vedere le carte»). Mentre in Parlamento si cerca di trovare la quadra, nel Pdl si fa osservare come Berlusconi non segua più come prima la vicenda. Se è vero che il momento delle elezioni si avvicina, infatti, affermano, «non è bene che il Cavaliere sul Lodo ci metta la faccia più di tanto» visto che si tratta di un provvedimento non molto popolare. Così, si sostiene, è meglio che il premier tenti di risolvere la questione rifiuti prima di arrivare alle urne. Anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni ostenta distacco: «Il Lodo non è l’ombelico del mondo politico». Sarà. Però da mesi in Parlamento non si parla d’altro. (La Stampa)
