Thohir, l’uomo che vuole l’Inter
NAPOLI (di Nicola Brattoli) – L’inter in mano agli indonesiani. Anni fa sarebbe stata cosa perché Moratti faceva il bello ed il cattivo sul mercato, acquistando grandi giocatori con facilità. Ora che i rubinetti Saras sono chiusi e la crisi in Europa continua da anni, l’Indonesia, una delle tigri minori, in realtà ora non tanto minore per i centinaia di milionari che si diffondono, se non fosse per il numero spropositato di popolazione per l’arcipelago ovvero duecentoquarantatre milioni di abitanti.
Il personaggio del momento è Erik Thohir, quarantatrenne primogenito del capo dell’Astra International, azienda indonesiana che fattura quindici miliardi di euro, tre volte di più della Saras per intenderci. Questo intraprendente imprenditore, che ha studiato negli USA, si è costruito nuovi campi di guadagno nel campo delle televisioni indonesiani con la Mahaka Media, ed è un grande appassionato di sport. Infatti ha acquistato un pacchetto minoritario nel team NBA dei Philadelphia 76ers e il Dc United della MLS. Thohir, oggi, vorrebbe prendersi l’inter tutta per sé. Vorrebbe il 100% delle quote societarie, ma Moratti ha si bisogno di soci, però non vorrebbe privarsi di questa società, che è indissolubilmente legato al nome della sua famiglia. Difatti il Presidente neroazzurro vorrebbe cedere soltanto la minoranza per adesso, per poi, nei prossimi anni ,cedere tutta l’inter. La questione è delicata.
I tifosi sono disorientati. Moratti è stato un padre buono ed amorevole, un tifoso appassionato oltre che uomo d’affari. Thohir, invece, ha i capitali per far risorgere l’inter, ma è un affarista. Inoltre c’è da aggiungere che le sue due squadre sportive non è che abbiano raggiunto grandi traguardi negli ultimi anni. Philadelphia non si è qualificata per i Playoff Nba, viene da anni bui e deve ricostruire. Il Dc United non vince il campionato americano dal 2004. Quindi sarebbe auspicabile un’entrata in società per ripianare i debiti interisti e investirne una quota sul mercato, ma vendere tutta la società meglio di no. In questi casi è meglio ricorrere all’antica saggezza dei detti: chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quello che lascia, non sa quello che trova.
