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(Video) A Napoli Roberto Saviano presenta “ZeroZeroZero”

(Servizio: Daniela Giordano – Video: Marcello Santojanni) – Dopo sette anni Roberto Saviano rimette piede a Napoli. Non per entrare l’ennesima volta in un’aula di Tribunale, ma per calpestare i ciottoli di basalto di quei vicoli “di cui conoscevo a memoria tutto”, come lui stesso ha scritto. E ancora: “Torno a via Toledo, strada che frequentavo moltissimo quando vivevo a piazza Sant’Anna di Palazzo. Tornerò con ansia e paura”. Quell’ansia era ancora evidente quando si è presentato al pubblico, nello slargo esterno alla Feltrinelli di via San Tommaso d’Aquino. Nel palchetto appositamente allestito l’autore, con la giornalista di Repubblica Conchita Sannino e Adriano Sofri, ha presentato il suo ultimo lavoro: “ZeroZeroZero”, edito da Feltrinelli, già in testa alle classiche per le 150 mila copie vendute in poco più di una settimana. Nel piccolo spazio antistante, vi erano i posti riservati allo staff di RepubblicaNapoli, il presidente Carlo Feltrinelli, l’Assessore alle Politiche Giovanili Alessandra Clemente – in rappresentanza dell’assente sindaco de Magistris, impegnato in una giunta straordinaria sulle bonifiche di Bagnoli – e altri invitati personali dello scrittore, come l’ex-Assessore al Bilancio Riccardo Realfonzo.

Roberto Saviano
Roberto Saviano

“Sono molto emozionato” – ha detto – “Fino a cinque minuti fa non volevo uscire, mi tremavano le gambe. Viaggiare il mondo è sempre bello, ma nulla è come tornare a casa”. Un tripudio di applausi delle centinaia di persone accorse, tutte a manifestare affetto alzando striscioni con la scritta “Napoli abbraccia Saviano” e intonando “Bentornato a casa”. Un affetto che è andato contro le numerose critiche che di continuo l’autore riceve e, forse, ragione centrale di quell’ansia in attesa dell’evento. Ecco allora che alla folla ha citato Leopardi, come a voler dare una spiegazione a quelle critiche: “Il genere umano non odia mai tanto chi fa del male, né il male stesso, quanto chi lo nomina”. Insomma, del libro si è parlato, ma molto a margine. L’incontro è stato più incentrato sulla figura dell’autore di “Gomorra” e di ciò che rappresenta da quando, a causa di quella pubblicazione, è costretto a vivere sotto scorta. “ZeroZeroZero” in qualche modo a quel primo libro si allaccia e, non a caso, l’autore stesso – nell’articolo di Repubblica apparso in mattinata – ha affermato che la sua percezione, tornando a Napoli, era come di “Chiudere un cerchio, dove tutto è cominciato”. Lo riconoscono anche la Sannino e Sofri. Si tratta di nuovo di un libro di denuncia, che tenta di svelare i meccanismi di potere dietro al narcotraffico, questa volta però sdoganandosi dal territorio casalese delle sue origini per sconfinare in America Latina e Africa e rivelare i legami col nostro Occidente. “All’estero – infatti ha detto – è importante capire quanto sia automatica l’associazione che fanno di noi italiani al sistema mafioso, quanto sia radicato. Nel libro provo a spiegare questo: come il modello criminale italiano sia stato preso da esempio dalle organizzazioni straniere”.

Adriano Sofri, che difficilmente partecipa a eventi del genere, lo ha definito scrittore “embedded”, prendendo spunto dalla categoria di giornalisti sul fronte di guerra, e ha raccontato una sua personale storia legata al tema del libro e al periodo di detenzione; periodo in cui conobbe una ragazza finita in carcere perché faceva da corriere della droga, ingerendo gli ovuli di cocaina, e che poi ha scoperto di aver contratto un tumore all’intestino. Partendo da questo racconto, in pratica ha voluto spiegare quella che considera la lirica tipica di Saviano: un modo di scrivere e fare lavoro d’inchiesta raccontando le storie della gente. “Il libro – ha detto – è bello perché è un insieme di tante storie. Perché, partendo dalle storie dei suoi singoli personaggi, delle persone vere, riesce a rivelare al lettore la verità dei fatti. Per questo, soltanto alla fine del libro, arriva a toccare la questione della legalizzazione delle droghe leggere. Non perché sia il motivo ispiratore del testo, ma come ovvia deduzione finale”.

Dure critiche sono da annoverare a chi era incaricato alla gestione di un tale evento. Lo spazio, già di per sé piccolo, era stato ovviamente blindato e messo in sicurezza dalle forze dell’ordine e lasciava poca possibilità di manovra per gli operatori che, giustamente, dovevano fare il loro mestiere. Tante sono state le polemiche da parte di fotografi, cameramen e giornalisti, che hanno visto bloccarsi il passaggio e sono rimasti confinati nel retro-palco fino a evento già iniziato. La ragione data a giustificazione era quella di un numero eccessivo di operatori in uno spazio insufficiente. Quel numero doveva essere previsto, e non solo di pubblico, ma considerando le numerose richieste di accredito stampa ricevute in mattinata; richieste a cui è stato puntualmente risposto che non ve n’era necessità. In questa occasione, non s’è trattato tanto di distinguere tra testate di serie A e serie B (come avvenne al comizio di Bersani). A rimanere “fuori” sono stati indistintamente un po’ tutti, anche quelli “famosi” di SkyTg24, o delle agenzie fotografiche di calibro internazionale. Ci sono volute lunghe discussioni e voci grosse per riuscire a entrare, a pochi alla volta. Il parere negativo va imputato non tanto alla disorganizzazione che di fatto si è verificata – gli inconvenienti capitano anche alle organizzazioni più perfette e scrupolose –, quanto a una comprovata inadeguatezza di chi s’improvvisa in eventi di tale portata, senza averne le competenze.

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