(Video) Bar Tre Nani minacciato durante la serrata anti-Ztl

(Servizio: Daniela Giordano – Riprese: Dario Catania – Montaggio: Carlo Maria Alfarano)
Sembrava una tranquilla domenica ieri mattina, 10 aprile, dalle 9 alle 13 a Napoli: negozi chiusi, poca gente e un silenzio ai limiti dell’inverosimile. Invece, era un giorno feriale come tanti altri, un comune mercoledì di settimana lavorativa inoltrata. La serrata dei negozi – organizzata da Confcommercio contro la Ztl e le politiche sulla mobilità del Comune – ha dato alle strade di Napoli le sembianze di un giorno festivo, di quelli che faticano a svegliarsi presto dopo le ore piccole delle notti brave.
Anche il corteo svolto lungo le strade principali del centro, per raggiungere Palazzo San Giacomo e portare al culmine la protesta al Sindaco de Magistris, è stato relativamente pacifico. Almeno fin quando non si sono infiltrati un gruppo di violenti che hanno lanciato bombe carta e petardi contro le forze di polizia, portando scompiglio. Ma, a parte questo spiacevole episodio – da mettere sempre in conto quando si tratta di manifestazioni –, i commercianti hanno giudicato la protesta un successo.
Ha ottenuto la partecipazione compatta di tutti gli esercizi commerciali, edicole comprese. Tutti hanno abbassato la saracinesca, persino ambulanti e abusivi hanno incrociato le braccia e liberato le strade. Tutti uniti a sfilare contro quello che per ora è identificato come nemico numero uno della crisi nel commercio partenopeo: la Ztl e l’impossibilità di parcheggiare appena fuori la vetrina. È sicuramente questo il motivo che induce la gente a spendere meno: l’impossibilità per le giovani coppiette di rimanere in sella al motorino e circolare sui marciapiedi per ammirare le vetrine. Fermo restando che la mobilità a Napoli sia un problema serio da risolvere e che le Ztl siano state strutturate male, in una città particolare come Napoli, viene difficile al tempo stesso accettare la proposta dei commercianti di eliminare totalmente le zone a traffico limitato perché detonatori di una crisi. Tanto più trovandosi nel centro storico di una città importante e aperta al turismo – almeno in teoria – come appunto dovrebbe essere Napoli. Tanto più, poi, se in onore di una causa più o meno discutibile vengano compiuti atti di scarso senso etico.
Armando Banco, gestore del “Bar Tre Nani” di piazza Dante, non considerando adeguati il senso e il metodo con cui veniva mossa la protesta, ha preferito dissociarsi dal coro unito e compatto e di aprire ugualmente il proprio bar. È quanto avviene in qualunque paese democratico poter scegliere in tutta libertà se aderire o meno a una protesta. Non è andata così per lui perché, a pochi minuti dall’apertura, è stato avvicinato da altri commercianti aderenti allo sciopero e intimato a chiudere con toni “più o meno” minacciosi. Non era ammissibile la sua apertura, avrebbe gettato fango sull’intera causa. Una protesta, in effetti, per avere successo ha bisogno di coesione, sostegno di tutti. Non si possono ammettere falle, nemmeno una. Il sindaco già non ha orecchie per sentire. L’aria si è fatta pesante, i discorsi avevano il gusto di un preludio ad azioni più dure. La scelta sensata di Armando è stata quella di evitare “casini” e chiudere il suo bar fino alle 13. Come tutti gli altri, edicole comprese. In assoluta spontaneità.
