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Il Teatro Nuovo si tinge di giallo

NAPOLI (di Daniela Giordano) –  C’è ancora tempo fino a stasera per assistere allo spettacolo di Claudio Di Palma “La finestra sul cortile”, presentato da Vesuvioteatro e in scena al Teatro Nuovo di Napoli.

teatroPartendo dall’omonimo racconto di Cornell Woolrich del ’42 – e reso poi celebre dal film di Alfred Hitchcock del ’54 – il testo teatrale s’ispira liberamente a quella trama, divenendone anche un omaggio oltre che un adattamento. Omaggio che si estende anche alla narrativa di George Simenon. Di lui, infatti, si coglie la puntualità con cui si cerca di tracciare il profilo psicologico dei personaggi, e del protagonista in particolare, oltre che di tutta la vicenda. La trama stessa che ricalca gli schemi dello scrittore belga di procedere a ritroso, nel tentativo di sviscerare le ragioni che hanno determinato gli eventi.

Un uomo, che di punto in bianco ha deciso di alienarsi del tutto dal mondo reale e diventarne solo spettatore. Che osserva dalla finestra della sua stanza le vite dei suoi dirimpettai. Ossessionato da tutta la maniacalità con cui guarda e registra ogni immagine. L’ausilio delle moderne tecnologie: la videocamera, Internet e una webcam, grazie alla quale riesce a spiare e cogliere meglio l’essenza delle loro vite. Un lungo dialogo che si snoda tra il protagonista/spione e l’Inquisitore – interpretato da Andrea De Goyzueta –, il detective che deve far luce all’omicidio appena avvenuto e del quale il protagonista dovrebbe esserne stato testimone, se non persino esecutore. Una Donna, protagonista dell’intera conversazione tra i due sul palco, ma presente solo in video (l’attrice Sara Missaglia che in passato ha dato il volto ai documentari “Napoli: La Storia. Volumi I e II”, del nostro caro amico non più in vita Luciano De Fraia). Bella quanto sola, che viveva nell’appartamento di fronte e che è stata brutalmente uccisa la notte precedente. Forse, l’unica a rendersi conto dello sguardo attento dell’uomo dietro la finestra. Personaggi che non hanno un nome, ma che sono ugualmente ben distinguibili, che condividono le rispettive solitudini nell’unico attimo, finale, delle proprie singolari esistenze, intrecciandosi.

Una scenografia oltretutto scarna e dai colori freddi (che ricorda molto le ambientazioni dei polizieschi di successo C.S.I. e Criminal Minds) a fare da cornice, che pare sottolinei l’anonimato di quelle esistenze e aiuti lo spettatore (in questo caso noi) a concentrarci e immedesimarci alla sostanza di quel dialogo. Che restare inermi a osservare, non significa non essere comunque partecipi all’evento, anzi. Che il vetro di una finestra, o il monitor di un computer possono fungere da filtro al passaggio di quelle nostre emozioni verso il mondo esterno, ma non per questo impedirci di provarle, o addirittura determinarle. Come infatti recita Di Palma, in un passaggio chiave del testo: ‘Ogni omicidio ha sempre tanti colpevoli e un solo, estremo, esecutore materiale’.

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