Case famiglia a Napoli. “Siamo alla fame”

NAPOLI – Fino ad ora il piatto in tavola riescono a metterlo cosi’: grazie alla solidarieta’ dei quartieri, degli amici, parenti, grazie ai supermercati che non gli voltano le spalle. Si’ perche’, ”soldi non ne abbiamo piu”. E cosi’, in circa quaranta case famiglia della Campania che ospitano circa 600 minori vittime di violenze, abusi, maltrattamenti, si e’ ”arrivati alla fame”. Una protesta che oggi ha portato ad un primo risultato: un milione di euro dal Comune di Napoli. In questi mesi gli operatori che in quelle case famiglia ci lavorano ogni giorno e senza stipendio, questa situazione l’hanno piu’ volte denunciata. Oggi sono andati oltre. E per farlo capire, senza se e senza ma, soprattutto agli amministratori di tutti quegli enti, Comune di Napoli in primis, che non pagano rette e stipendi da oltre 30 mesi, gli operatori hanno allestito una tavola davanti a Palazzo San Giacomo. Una tavola con piatti vuoti: ”Niente di simbolico, sia chiaro. E’ quello che si verifichera’ nelle nostre case famiglia se nessuno ci aiuta”, avverte Anna Schettini, presidente della Federazione Sam, Servizi residenziali di accoglienza minori. ”Abbiamo fame, avete capito? – ha urlato Anna per tutto il tempo – Vogliamo la nostra dignita’. La politica se ne frega di questi ragazzi perche’ non votano e, quindi, non esistono perche’ non gli serve il loro voto. Svegliatevi, aiutateci”. Carlo, lo chiameremo cosi’, in una delle comunita’ della Campania che ora ”soffrono la fame”, ha afferrato di nuovo la sua vita e cosi’ ”mi sono salvato”. Da piccolo, solo cinque anni, chiedeva l’elemosina ai semafori, ”anche da queste parti”, racconta. E’ stato vittima di abusi, di maltrattamenti. Poi, la casa famiglia, ”dove ho trovato piu’ affetto che in una famiglia normale”. La responsabile di quella comunita’ la chiama zia. E non fa che sorriderle. Parla dei suoi sogni, ”aprire un pub”, dice che lui la soluzione per questa situazione ce l’ha: ”In tempi di crisi, come questo, le risorse vanno divise”. E poi aggiunge: ”Io mi sono salvato, aiutare queste comunita’ significa salvare altri ragazzi come me”. E ne sa qualcosa Susanna Tagliaferri, responsabile da ben 13 anni della comunita’ Lupacchiotto, a Marano di Napoli. ”Io sono pronta ad andare a chiedere l’elemosina davanti alle chiese – dice – e come me qui nessuno, anche se non veniamo pagati da oltre due anni e siamo pieni di debiti, abbandonera’ i nostri ragazzi, i nostri figli. Ma ci chiediamo e vi chiediamo: e’ giusto tutto questo? E’ giusto che accada in una societa’ civile?”. Oggi, intanto, un primo importante passo. ”Abbiamo incontrato gli assessori comunali al Welfare e al Bilancio – ha riferito la Schettini – e ci hanno assicurato che il Comune entro breve ci dara’ un milione di euro. La strada e’ lunga ma iniziamo a respirare”.
