(Video) Festival del Giornalismo: futuro della professione e giornalismo on line
(Servizio: Daniela Giordano – Riprese e Montaggio: Carlo Maria Alfarano – Interviste e Foto: Antonella Cozzi)
Si è concluso il Festival del Giornalismo Giovane a Napoli. Per tre giorni, il Pan – Palazzo delle Arti a Napoli è stato il contenitore di sogni e aspettative dei giovani under 35 che vogliano avvicinarsi alla carriera giornalistica. Tra i partecipanti molti operatori del settore: pubblicisti, praticanti, precari, uniti ai tanti bloggers, giovani che rappresentano la sempre più importante forma alternativa dell’informazione.
A loro è stata dedicata buona parte della terza e ultima giornata del Festival. “Giornalismi 2.0: informazione dal basso, strumenti web e comunicazione istituzionale”, il primo panel, organizzato da Diritto di Critica che, assieme a: Michele Mezza (giornalista Rai), Francesco Piccinini (Digital Manager di Caltagirone Editore), Anna Masera (La Stampa), Paolo Ribichini (Repubblica.it) e Mauro Parissone (Direttore H24), hanno analizzato il tema del superamento degli schemi classici d’interpretazione della notizia e, di conseguenza, della professione del giornalista. “Evviva i blog”, il coro unanime dei relatori. Nuova frontiera dell’informazione, che utilizza le innovative tecnologie digitali in piena libertà e indipendenza. Internet, dunque, il nuovo mercato dell’informazione, dove la notizia è rivendicata gratuitamente con forza, ma con profitti pubblicitari pari a zero a dispetto della potenziale visibilità. Come ha sostenuto Michele Mezza, nei prossimi dieci anni la notizia dovrà essere gratis perché: “data per parlare, non per vendere; è un’attività relazionale, non commerciale. La conoscenza invece sì, quella dovrà essere pagata e bene”, intesa come approfondimento della notizia e know how tecnologico. “È necessario formulare un nuovo modo di concepire e divulgare la notizia e fare largo ai giovani”, questo il senso generale delle affermazioni di Piccinini e Parissone che ritengono ormai morto il concetto tradizionale di editoria. Dunque, deve cambiare la modalità di approccio alla professione, tutti devono saper fare un po’ di tutto: scrivere, riprendere e montare i video, saper usare bene i vari social network per sponsorizzare il proprio lavoro.
Questo in sintesi, il tema ripreso e discusso anche nel panel successivo “Giornalismi del futuro”, con: Enzo Jacopino (Presidente OdG), Roberto Natale (Presidente FNSI – il sindacato unitario dei giornalisti italiani), Valeria Calicchio (Errori di stampa), Paolo Butturini (segretario Assostampa romana) e l’on. Enzo Carra a dare le considerazioni finali.
Un Festival che – dobbiamo riconoscere – ha avuto l’alto merito di fornire l’opportunità di un confronto serio con le cariche istituzionali della professione e prospettare un futuro migliore. La domanda, infatti, posta spesso dai ragazzi presenti in sala è stata: “Che dobbiamo fare allora?”, alla luce della pesante crisi del settore e delle trasformazioni in atto. La panacea come risposta ovviamente non c’è stata, salvo una serie di promesse sulle riforme da attuare, in merito all’equo compenso, alla riduzione di potere dei grandi editori nazionali e delle quote d’iscrizione alle scuole di giornalismo. Ma le promesse, si sa, sono chiacchiere che soltanto il tempo potrà verificare se si dirigeranno ad azioni concrete e risultati da applaudire. Intanto, ci rincuoriamo del fatto che si sia parlato, con chi di dovere, di argomenti altrimenti confinati nei salotti, o a riunioni poco partecipate dei coordinamenti. Il precariato, la dignità di un lavoro da non calpestare, ma anche la dignità del lettore che merita di essere informato, secondo etica; il futuro, nel senso non solo d’innovazione – che in tal caso si legherebbe alla parola ‘presente’ –, ma anche nel senso di prospettive, di alternative possibili; i blog e la necessità d’inquadrarli nel giusto posto della filiera dell’informazione e internet, l’oro nero del terzo millennio. Sconfinata risorsa di possibilità, dove tutti possono fare tutto, ma anche nemico pericoloso che potrebbe svilire la professionalità del settore ed essere potenziale terreno di sciacalli dell’informazione senza etica, né controllo. Perché, come ha sostenuto Michele Mezza: “Il giornalismo online non ha intermediari, ognuno è caporedattore di se stesso. Non c’è tempo per il controllo dell’informazione perché immediata.”
Il Festival ha sollevato riflessioni su questi delicati argomenti e già solo per questo merita un applauso. E va rivolto anche ai ragazzi dell’organizzazione che, in totale autonomia e autogestione (e soprattutto a titolo volontario), hanno messo in piedi un evento che ci auguriamo possa continuare negli anni. L’incipit alla discussione è stato lanciato, dobbiamo solo aspettare che giunga a quei tavoli che devono produrre riforme. Nell’attesa, possiamo continuare a discutere e fare proposte. Qui, sulle piattaforme online come questo blog, per continuare a svolgere quella funzione primaria di ricchezza del mezzo internet: suscitare senso critico nei lettori e attuare quella forma di democrazia diretta e partecipata che ci rende tutti più liberi.













