Spending review, più di 600 mln di euro di nuove tasse universitarie

NAPOLI – Dopo la spending review, le universita’ ancora oltre il limite della tassazione con il nuovo calcolo restano: Bergamo, Insubria, Statale e Bicocca di Milano, Modena e Reggio Emilia, Parthenope di Napoli, Ca’ Foscari di Venezia e Urbino. ”L’aumento ipotizzato – sottolinea Orezzi – riguarda tutti gli studenti, ma in realta’ per i fuoricorso e gli extracomunitari non ci sara’ piu’ alcun limite. E’ nei fatti un liberalizzazione delle tasse studentesche mascherato, con fuoricorso e extracomunicari l’aumento potra’ essere anche oltre il miliardo di euro”. Se fino ad oggi il Politecnico di Torino chiedeva ad ogni studente in media 120 euro oltre il limite consentito dalla legge, oggi non solo non sara’ tenuto a riportare le tasse a valori accettabili, ma potra’ aumentare di oltre 2000 euro in media le tasse.”Proprio l’ateneo da cui viene il Ministro – evidenzia Orezzi – ha l’aumento piu’ elevato, la dimostrazione che questa novita’ proviene direttamente dal Ministro Profumo”. L’aumento medio a livello nazionale e’ di 650 euro, pari al 71%, con punte di oltre 1400 euro per Sassari e l’Universita’ della Basilicata e 1300 euro per Cagliari. A La Sapienza e Siena aumenti possibili di oltre 1100 euro, a Palermo 1100 euro, a Messina e Foggia oltre 950 euro, a Perugia oltre 900, a Macerata e Firenze oltre 700 euro, a Pisa circa 680 mentre a Bari aumenti di piu’ di 600 euro per l’universita’ e piu’ di 700 euro per il Politecnico. ”Il Governo – conclude Orezzi – sta uccidendo l’universita’ pubblica. Scaricare oggi 600 milioni di euro sulle spalle degli studenti universitari e delle loro famiglie e’ un atto di una gravita’ senza precedenti. La Costituzione e il diritto allo studio universitario non possono essere cancellati con poche righe inserite a tradimento in una legge. Il Governo deve immediatamente cancellare questa previsione senza se e senza ma. Siamo pronti a scendere in tutte le piazze d’Italia. Chiediamo l’immediato intervento del Presidente della Repubblica e siamo pronti a ricorrere anche alla Corte Costituzionale: non accetteremo in alcun modo questo scempio”.
