Chicco e Spillo
Palazzolo sull’oglio-(di Carmine Palumbo ) Qualiano, periferia a Nord di Napoli. Sabato sera. Mimmo e Lello, appena adolescenti, tentano una rapina, come Chicco e Spillo in una canzone di Samuele Bersani, ma la realtà non è in musica. Qui siamo in Campania, regione che da anni conserva il primato delle matricole del crimine. Ogni anno questa terra brucia più vite dell’anno precedente: all’ufficio del Giudice per le indagini preliminari sono stati iscritti, nel 2010, 3700 i casi; erano 2508 fino al 2008, e ancora meno, 2135 fino al 2006. Mimmo e Lello la rapina la tentano a Qualiano, in quell’intreccio di strade e di paesi che è l’hinterland partenopeo; assaltano un supermercato…si sa, di sabato sera l’incasso può essere alto… Sabato sera si è spenta, sull’asfalto davanti al supermercato, per sempre la vita di Mimmo Volpicelli: sedici anni, tante voglie e niente più scuola. Mimmo cercava soldi facili per un sabato da sballo. Così spavaldo e incosciente, come tutti i malviventi improvvisati, è finito di fronte alla pistola di un giovane carabiniere fuori servizio, poco più grande di lui.
Anche la vita di Lello, sposato e padre di un bambino di un anno, è finita nei minuti frenetici del colpo fallito, nella sequenza terrificante registrata dalle telecamere di sicurezza. Entrambi erano incensurati ed entrambi provenivano da famiglie di lavoratori che non hanno nulla a che spartire con la criminalità, più o meno organizzata. Famiglie perbene di Giugliano e di Villaricca: impiegato delle ferrovie il papà di Mimmo, imprenditore edile il padre di Lello.
Mimmo…Lello…Anthony che lo scorso dieci gennaio in una tabaccheria nel centro storico di Napoli fu ucciso da un poliziotto fuori servizio, unico cliente nel negozio. Aveva 17 anni e l’esempio tragico di Ciro, il fratello maggiore, ucciso a 17 anni come un boss appena l’anno precedente. E ancora, Marco, che alla stessa età, nel giugno del 2007, tenta una rapina in un bar di Posillipo e resta a terra con una pallottola al fianco.
Storie personali e fallimento collettivo, l’indebolimento di famiglia e scuola, il welfare solo sulla carta e i servizi sociali che si frantumano sotto i colpi della crisi e dei tagli orizzontali: le scuole che fino all’anno scorso erano spalancate al pomeriggio, e che si occupavano anche di quelli come Mimmo, sono spente.
Ora,non si farà nemmeno in tempo a benedire le salme degli ultimi ragazzi morti, ha sentire il sapore un po’ ipocrita di una maglia da calciatore lanciata sulla bara, o di un applauso, che dietro al corteo funebre c’è già un coetaneo che scalpita. Ciascun insegnante delle scuole a rischio, ogni educatore, chiunque si prende cura dei ragazzi sa che c’è un “Sistema” che offre loro le “montagne russe” in un’esistenza piatta, o meglio appiattita; appiattita da modelli mediatici vuoti e vincenti che, per provare emozioni e costruire un’identità, hanno bisogno di status e portafogli di marca e gonfi di euro…ma Mimmo, sabato sera, agonizzante a terra chiedeva della mamma.
