Dall’inchiesta di “Sirene” a rai tre: la vergogna di Villa Borea

NAPOLI (di Tiziana Pagano) – Il servizio di “Sirene” andato in onda ieri su Rai 3, ha scioccato in tanti: un’inchiesta sul maltrattamento di anziani ospiti di Villa Borea a Sanremo, la città della musica, come ricorda la stessa Margherita Granbassi, conduttrice del programma. Le immagini sono davvero raccapriccianti e l’aggettivo non è certo di circostanza. Per chi non avesse avuto l’opportunità di vedere la trasmissione di ieri, il servizio è disponibile sul sito della Rai ma è doveroso avvertire che i contenuti sono realmente indescrivibili e osceni: qualsiasi persona umana resterebbe paralizzata dalla visione di ciò che accade in quella villa. Una struttura, ricorda il servizio, che riceve anche finanziamenti pubblici e che è stata premiata più volte per il suo operato. Una struttura, che accoglie anziani bisognosi di aiuto e di cure e che invece vengono trattati come nessun essere vivente meriterebbe. Una struttura, il cui personale maltratta persone indifese.
Il fatto che la struttura riceva anche finanziamenti pubblici, fa sorgere spontanea una domanda: come mai non venivano fatti controlli sulla qualità dei servizi offerti agli ospiti? E se i controlli ci sono stai, come mai non è venuta alla luce una realtà così macabra? L’inchiesta parte infatti da una denuncia fatta da una badante, insospettita dalle condizioni igieniche e dai lividi di un’anziana, ospite della villa. Da questa segnalazione, le forze dell’ordine hanno iniziato a cercare testimonianze di personale che aveva lavorato nella struttura in passato, proseguendo poi con le riprese video che hanno mostrato le pietose condizioni in cui versavano gli anziani ospiti.
Una struttura che riceve finanziamenti pubblici, dunque. È per questo che la vicenda fa ancora più rabbia. In questo periodo il Welfare sta subendo grossi tagli in tutte le regioni e i comuni d’Italia: molti enti sono costretti a chiudere perché non possono pagare il personale che ci lavora. Parliamo non solo di anziani ma anche di minori a rischio, madri in difficoltà che non possono più ricevere aiuto perché i finanziamenti sono pochi. Mal spesi, verrebbe da dire a questo punto. Già, perché il sociale non è costituito, per fortuna, solo da strutture come Villa Borea: ci sono spazi dove le persone bisognose ricevono effettivamente aiuto, dove gli operatori sono qualificati non solo dal punto di vista professionale ma anche umano. Si, perché il lato umano dovrebbe essere una qualità imprescindibile di chi lavora per aiutare gli altri. Esistono quindi enti, associazioni, cooperative e, di riflesso, professionisti del sociale che operano con il cuore per dare serenità ai bambini che vivono in condizioni socio-economiche difficili, che operano per confortare anziani rimasti soli o che magari hanno bisogno di maggiore aiuto, che operano per aiutare madri in difficoltà ma, con i tagli del Welfare, molte strutture degne di questo nome stanno chiudendo mentre altre continuano a ricevere sovvenzionamenti nonostante il loro lavoro impietoso, proprio come Villa Borea.
A questo punto, sembrerebbe doveroso aumentare i controlli di qualità e fare in modo che essi rivelino effettivamente le strutture che aiutano le persone in difficoltà. In questo modo, non solo eviteremo che altri soggetti deboli vengano maltrattati come è accaduto a Villa Borea ma permetteremmo anche agli Enti e agli operatori, realmente qualificati, di poter operare senza il timore di dover chiudere da un momento all’altro a causa dei mancati pagamenti.
Commentare il disgustoso operato del personale di Villa Borea appare quasi superfluo, le immagini gridano “vergogna” da sole. Ammirare l’operato delle forze dell’ordine e di chi li ha aiutati a svelare la triste vicenda, è invece doveroso. Ieri sera, “Sirene” ha portato a conoscenza del pubblico una nuova tragedia della nostra società.
Il video
