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Incontro con Pietro Alo’, le sue battaglie di civiltà per I lavoratori

NAPOLI (di Daniele Pallotta) – Una giornata per ricordare  Pietro Alò: nella sede della CGIL di via Torino viene ripercorsa la vita di una persona che spese tutte le sue energie nelle lotte sociali e per le rivendicazioni dei diritti dei lavoratori. Un filmato ha narrato la sua vicenda umana e politica, il suo non arrendersi davanti alle sconfitte, la sua capacità di azione progressiva  e lungimirante.

Incontro di Pietro Alò alla Cgil

L’evento  rappresenta anche un’ occasione per discutere dei temi di cui si occupò Alò nel corso della sua esistenza,  e per proporre parallelismi con la situazione di oggi. Il libro “Il caporalato nella tarda modernità”, che raccoglie la tesi di laurea di Alò insieme ad altri documenti, è ancora attuale. Il compito di esporne i contenuti e di moderare il confronto è affidato a  Gabriele Gesso. Riccardo Realfonzo, Assessore al Bilancio del Comune di Napoli, individua tra il caporalato e le aziende interinali simili meccanismi di sfruttamento: “nel caporalato il caporale fa da intermediario tra l’imprenditore ed il lavoratore; le agenzie interinali, purtroppo concepite da governi di centrosinistra, svolgono lo stesso ruolo di intermediazione. Questa modalità triangolare del rapporto di lavoro ha reso il lavoratore ancora più sfruttabile e sostituibile. E purtroppo questo genere di contratti si sta diffondendo in tutta Europa. Grecia, Portogallo, Irlanda sono Paesi non lontani dalla condizione del Mezzogiorno.” Realfonzo attacca la flessibilità intesa come capacità dell’imprenditore di licenziamento,  capacità di variare il salario e di utilizzare come si vuole il lavoratore. “Nei Paesi con maggiore flessibilità non è migliorata la produttività. Quando cresce la flessibilità l’unico effetto è che si riducono i salari.” Lanfranco Polverino – Segretario FILCTEM chiede al Comune maggiore considerazione per il sindacato, per poter collaborare al “benessere e alla moderazione sociale per evitare  conflitti.”; poi riconosce che il sindacato ha commesso errori, e che “se noi del sindacato continuiamo a fare solo proteste i lavoratori lasceranno il sindacato per creare forme di associazioni più radicali.”

 

Vito Alò ricorda suo fratello

Pietro Alò ha lottato fino a poco prima della morte per i diritti dei lavoratori: il 20 maggio 2005 organizzò un convegno sull’articolo 18 e sullo statuto dei lavoratori. Vito Alò, suo fratello, ricorda “l’istinto innato di ribellione alle ingiustizie che animava Pietro.  Per non scendere a compromessi ha rinunciato a promettenti carriere, ad esempio nelle cooperative. Il suo obiettivo era sgretolare il sistema di potere degli utilizzatori finali dello sfruttamento, ad esempio i grandi manager.”

Pietrò Alò si dedicò anche ad altre questioni sociali ed etiche: intraprese una battaglia per non fare estradare Pietro Venezia in America, dove avrebbe rischiato la pena di morte, ma – spiega il fratello – “non lo fece per stima nei confronti del condannato ma per la convinta battaglia alla pena di morte.”

Pietro Alò fu sostenuto tutta la vita da sua moglie, che egli amò profondamente come amò la Puglia, terra dalla quale non volle mai andarsene.

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