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Assegno divorzile ridotto alla moglie libertina

NAPOLI (di Italo Faruolo ) – La moglie che ama condurre una vita libertina e che, per questo, apporta uno scarso contributo alla gestione della vita familiare rischia di vedersi ridurre l’assegno divorzile.   Lo ha stabilito la Corte di Cassazione Sez. Prima Civ. con la sentenza del 27.12.2011, n. 28892. Secondo gli ermellini, in tema di scioglimento del matrimonio, una volta stabilita la spettanza in astratto dell’assegno divorzile, per non essere il coniuge richiedente in grado, per ragioni oggettive, di mantenere il tenore di vita matrimoniale, così come previamente accertato, il giudice deve poi procedere alla determinazione in concreto dell’assegno in base alla valutazione ponderata dei criteri indicati nello stesso art. 5 della legge 898/1970 (ragioni della decisione, contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno od a quello comune, reddito di entrambi, durata del matrimonio), che quindi agiscono come fattori di moderazione e diminuzione della somma considerabile in astratto. Nel caso di specie la Corte ha ritenuto giusta la decisione dei Giudici d’appello che avevano liquidato alla ricorrente un assegno di 200,00 euro mensili, (invece dei 2.000,00 richiesti) prendendo in considerazione per un verso la durata del matrimonio, contratto nel 1992, e per altro verso lo scarso contributo dato dalla ricorrente “alla gestione complessiva della vita familiare”, “in ragione del comportamento e della condotta di vita tenuti durante gli anni convivenza”. Ciò sulla base della considerazione della “disordinata  vita libera, l’abitudine di frequentare locali notturni della riviera romagnola anche durante i primi anni di matrimonio quando i figli erano piccoli, l’abuso di sostanze alcoliche e di psicofarmaci (che in seguito l’hanno costretta a sottoporsi a terapie psicoanalitiche contro la dipendenza). Tali circostanze non hanno certo contribuito a creare un clima di serenità in seno alla famiglia o facilitare il rapporto con il marito, che risulta essere stato costretto in più occasioni a intervenire, anche in presenza delle forze dell’ordine, per aiutare o recuperare la donna in difficoltà a causa dell’assunzione di sostanze alcoliche”.

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