“Chiòve” la trilogia del potere di Francesco Saponaro

NAPOLI (di Anita Laudando) – Un gabbiano dietro la finestra del vicolo stretto dove vivono Lali (Chiara Baffi) e il suo nevrotico convivente Carlo (Enrico Ianniello). Lei, prostituta moderna dal sapore cinematografico, “Lolita” dal linguaggio sguaiato di una Napoli neomelodica, è inspiegabilmente affascinata da un cliente. Lui è Davide (Giovanni Ludeno) benestante e acculturato, ama osservarla e possederla nella sua veracità. Carlo, cafone e nullafacente ha l’abitudine di aspettare sotto il letto dove si consumano i fatti –così gli faccio compagnia- dice. Solo a raccontarlo vien da ridere, e i tempi comici sono irrinunciabili per tutta la squadra. A un certo punto, però, accade qualcosa…un taglio, un libro e la speranza. Il triangolo del potere viene svelato lentamente. Lali piange di fronte a un quadro e si concede quello che per lei è un gesto di gran lusso: fermarsi a osservare il mare, riflettere sul perché “il mare ha la sua meccanica come l’amore i suoi simboli”.
I suoni di Daghi Rondanini ci danno il senso dei vicoli, del caos della strada, insieme alle atmosfere realistiche delle luci di Lucio Sabatino, lo spettatore ha modo di immaginare ciò che non si vede al di là della parete. Chiòve. E Lali non ha ombrelli che possano ripararla da una logica maschile che non conosce status sociale. Vestito corto e smalto blu, tacchi alti e una parrucca segnano una femminilità che sanguina e una società disorientante.
Tratto da Plou a Barcelona di Pau Mirò, da martedì 27 dicembre a mercoledì 4 gennaio, per la regia di Francesco Saponaro. Teatri Uniti, Teatro Festival Italia, O.T.C.SempreApertoTeatro Garibaldi, Dogma Televisivo in collaborazione con Institut Ramon Llull, Obrador/sala Beckett, Nessuno Tv e DAMS-Università della Calabria/ArtiMeridianeLab si avvalgono della calda scena ricreata da Roberto Crea. Lo spettacolo ritorna a Napoli dopo quattro anni dal debutto, presso la sala Assoli del Teatro Nuovo. Premi e tournèe in Italia e all’estero, hanno reso “Chiòve” caro al pubblico e alla critica, forse perché come dichiara Francesco Saponaro “Al di là del successo internazionale e dei numerosi riconoscimenti che lo spettacolo ha avuto ciò che è importante è l’attualità di Chiòve che ne ha fatto un piccolo caso. È il segno che anche il teatro d’arte e il lavoro sulla drammaturgia contemporanea possono sviluppare un repertorio”. Da martedì a sabato ore 20.30, domenica ore 18.
