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Denunciate sei donne del clan per la rivolta contro la Ztl

Ztl al centro storico

NAPOLI – Scattano le denunce per chi ha tentato di boicottare la Ztl. Sono sei donne del clan Lepre. Nessun uomo. In strada a protestare, con i divani usati come trincee e i cassonetti rovesciati a centro carreggiata, sono state mandate le mogli, le sorelle, le figlie.

Tutte residenti tra via Brombeis e via Saverio Correra. L’accusa è blocco stradale. Tutte le donne fanno parte della famiglia Lepre. Ed è la prova del sospetto iniziale: a guidare la rivolta in via Brombeis e piazza Dante, all’indomani dell’istituzione delle due corsie preferenziali in via Pessina e via Duomo, è stato proprio il boss del Cavone, Ciro Lepre, che non gradisce il traffico sotto casa e soprattutto teme l’installazione delle telecamere a lettura ottica.

L’indagine è della polizia. Ma le prime sei denunce sono solo l’inizio. Nel mirino degli investigatori — e a indagare ci sono anche gli uomini della polizia municipale, coordinati dal generale Luigi Sementa — ci sono altri trenta nomi: residenti e commercianti. Perché la due giorni di proteste in piazza Dante (giovedì 22 e venerdì 23) ha avuto sì un’anima criminale, ma non solo. Nelle proteste, violente e senza controllo, hanno preso parte anche cittadini per bene. In questo caso le accuse sono due: non solo blocco stradale, ma anche interruzione di pubblico servizio, perché nella protesta sono rimaste bloccate cinque ambulanze e diversi bus.

L’informativa per la Procura sarà doppia: penale e amministrativa. Gli uomini di Sementa hanno dato il via ai controlli amministrativi sui commercianti che hanno protestato contro la Ztl: accertamenti su Tarsu, Ici, tassa sull’occupazione del suolo pubblico, fino alla normativa che regola l’allestimento delle vetrine. E intanto il Comune sta studiando i primi correttivi al provvedimento. Ieri mattina c’è stato un sopralluogo dell’ingegner Giuseppe D’Alessio e del tenente Gaetano Frattini, accompagnati da una delegazione di residenti. L’ipotesi è quella di pedonalizzare anche via Brombeis e via Soriano dal lato di via Tarsia, per impedire a chi vuole saltare il divieto di circolazione in via Pessina di infilarsi (spesso contro mano) nei vicoli del Cavone. Il divieto sarebbe totale per auto e moto e i vigili si impegnerebbero a garantire anche un controllo accurato del divieto di sosta. In questo modo i residenti potrebbero accedere al Cavone, ma sarebbe eliminato l’attraversamento in doppia direzione. Per chi vuole raggiungere piazza Carità dalla zona Museo l’unica alternativa rimarrebbe il giro largo (e scomodo, proprio per disincentivare l’uso dell’auto privata) passando da corso Umberto.
I tecnici dell’assessorato alla Mobilità stanno ridisegnando le mappe della Ztl e il correttivo. E dopo l’ok della giunta potrebbe essere operativo già in settimana, con il placet dei residenti. Al di là infatti delle pressioni del clan Lepre, da quando è scattato il divieto d’accesso in via Pessina, all’altezza di piazza Dante, nei vicoli adiacenti la vivibilità è notevolmente peggiorata, con un via vai continuo di auto e scooter, con l’effetto canyon per rumori, smog e vibrazioni dei palazzi ravvicinati.

E per i dati sullo smog dopo i primi cinque giorni di vita delle due corsie preferenziali, c’è una situazione di stand by. Consultando i dati Arpac della centralina del Museo, infatti, non ci sono stati superamenti dei livelli delle polveri sottili (Pm10: 50 milligrammi per metro cubo), fermi a 30 dall’inizio dell’anno (il massimo previsto per legge è 35), ma non ci sono stati neanche cali significativi, anzi, i dati oscillano dagli 11 microgrammi per metro cubo ai 38. I dati però sono relativi, bisogna infatti anche considerare la variabile del meteo e i giorni di grande e insolita afa che hanno contraddistinto l’ultima settimana.
Tra le notizie ai margini del fronte Ztl, ieri mattina anche l’arresto di un cittadino bulgaro di 28 anni, che insieme a un georgiano di 18 (entrambi ubriachi), ha imboccato via Cesare Rosaroll a tutta velocità e contromano, senza fermarsi per due volte all’alt dei vigili. Il tenente Alfredo Marraffino ha dovuto sparare un colpo in aria, dopo un lungo e pericoloso inseguimento tra le auto e i pedoni. (Il Mattino)

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