Medvedev: Gheddafi e ribelli avviino negoziati

MOSCA – Il presidente russo Dmitri Medvedev ha esortato il leader libico Muammar Gheddafi e i ribelli ad avviare negoziati. ”A dispetto dei successi degli insorti”, il leader del Cremlino si e’ detto convinto che il rais ”ha ancora qualche influenza nel Paese”.
SCARONI: PONTE DELL’ENI CON I RIBELLI – ”Siamo stati i primi a prendere contatti con il vertice degli insorti, il Cnt. Il 3 aprile abbiamo incontrato il gruppo al gran completo a Bengasi e manteniamo contatti costanti con loro. Non abbiamo timori per l’Eni in Libia, ma la situazione ci preoccupa per il futuro immediato: queste fasi di transizione sono sempre molto delicate e complesse, e la vicenda apre, solo per il gas, il tema della sicurezza degli approvvigionamenti per il nostro Paese”. Intervistato dal Corriere della Sera, l’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni descrive come il colosso petrolifero italiano ha reagito alla rivoluzione libica. I rapporti con il Cnt ”sono pressoche’ giornalieri. Stiamo cercando di aiutarli a superare l’emergenza della prima necessita”, racconta Scaroni. ”La situazione e’ complessa: hanno bisogno di tutto, dalla benzina alle medicine. Le risorse finanziarie del Paese, 140 miliardi di dollari, sono pero’ congelate. Forniture senza garanzie sono complicate, ma stiamo studiando come fare. Ovviamente – sottolinea – ci muoviamo sempre e comunque in coordinamento e con l’assistenza della Farnesina e delle strutture che fanno capo al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta”. Scaroni si dice certo che i contratti in Libia siano garantiti. ”Per la nostra presenza storica nel Paese non credo che la Francia voglia rimpiazzarci”, dichiara. Il futuro dell’Eni in Libia, quindi, ”sara’ positivo”. Tuttavia ”altra cosa e’ parlare non di come andranno le cose tra un anno, ma domani”. La transizione e’ infatti ”un problema grave per tutti, perche’ la Libia oggi e’ un Paese armato, un fucile mitragliatore costa 100 dollari e l’hanno praticamente tutti. Gli impianti non sono sorvegliati e possono anche essere danneggiati. La situazione e’ confusa”.
FRANCIA: NATO IN ALLERTA ‘VITTORIA NON COMPLETA’ – La vittoria degli insorti contro il regime libico di Muammar Gheddafi “non è completa” e la Nato deve rimanere in allerta e andare fino in fondo alla sua missione. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, ai microfoni di Europe 1. “Il regime sta crollando, ma ci sono ancora sacche di resistenza – ha affermato Juppé -. La Nato deve essere sempre in allerta per andare fino in fondo all’operazione”. Il capo della diplomazia francese ha precisato che su questo punto c’é stata una audioconferenza ieri fra Parigi, gli americani, i britannici, i tedeschi, i turchi ed alcuni paesi arabi. Juppé ha aggiunto che il Cnt (Consiglio nazionale di transizione) controlla ormai “la quasi totalità del paese e una larga parte” della capitale libica, Tripoli, dove “la popolazione non si è sollevata in massa per sostenere Gheddafi, contrariamente a quanto ci era stato detto”. Il capo del Quai d’Orsay ha affermato anche che Parigi ha proposto di trasformare il Gruppo di contatto sulla Libia in ‘Gruppo degli amici della Libia’, ed ha ribadito la proposta francese di una riunione a Parigi la settimana prossima.
FRATTINI, RAIS E FIGLI SIANO PROCESSATI ALL’AJA – Gheddafi e i suoi figli “saranno certamente catturati, è questione di poco tempo. La mia opinione è che debbano certamente essere processati all’Aja”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, a Radioanchio. “Mi auguro che il Consiglio nazionale transitorio di Bengasi li consegni al tribunale dell’Aja”, ha aggiunto il ministro, sottolineando che “questo non esclude che per altri capi di imputazione nazionali vi siano processi nelle mani di tribunali libici”.
OBAMA, REGIME GHEDDAFI VOLGE AL TERMINE – “Il regime di Gheddafi oramai volge al termine e il futuro della Libia è ora nelle mani del suo popolo”: lo ha detto il presidente Usa, Barack Obama, in un intervento audio da Marthàs Vineyard, dove si trova in vacanza.
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha avuto oggi pomeriggio un colloquio telefonico con il Primo ministro del Consiglio Nazionale Transitorio libico, Mahmud Jibril. E’ quanto si legge in una nota della presidenza del Consiglio. “Nel corso della telefonata – prosegue la nota – il presidente Berlusconi si è complimentato per la rapida avanzata delle forze del CNT, riconfermando l’impegno dell’Italia a sostegno delle nuove Autorità per la costruzione di una Libia democratica e unita. Il Presidente del Consiglio ha inoltre manifestato apprezzamento per la determinazione del CNT ad evitare qualsiasi vendetta e ha auspicato che la Libia possa presto avere un governo che rappresenti tutte le componenti del Paese”. “Il Primo Ministro Jibril ha ringraziato calorosamente l’Italia per l’appoggio dato, sottolineando il particolare significato del sostegno assicurato dal nostro Paese, la cui vicinanza al popolo libico ha radici profonde. Il Presidente del Consiglio e il Primo Ministro del CNT avranno modo di approfondire ulteriormente questi argomenti in un incontro che avrà luogo nei prossimi giorni in Italia”.
MERKEL, E’ LA FINE DEL REGIME – “Oggi stiamo assistendo alla fine di Gheddafi, con il suo regime che sta collassando. In questi momenti è importante evitare ulteriori spargimenti di sangue.” Lo ha dichiarato il cancelliere tedesco, Angela Merkel, durante una conferenza stampa a Zagabria, dove si trova in visita ufficiale. “La Germania e altri Paesi lavoreranno nel prossimo periodo per aiutare la Libia a creare una società democratica e libera”, ha aggiunto Merkel. Bisogna impedire, ha fatto sapere Merkel, che altre persone innocenti perdano la vita nei combattimenti in Libia. “Dobbiamo creare rapidamente le strutture politiche per consentire la transizione verso una società pacifica, libera e democratica, poiché i libici hanno sofferto troppo”, ha detto la cancelliera tedesca secondo cui è necessario l’impegno di tutti per sostenere il rafforzamento della democrazia in Libia. Merkel ha sostenuto al tempo stesso la necessità di parlare al più presto con i “futuri dirigenti della Libia” e con il Consiglio nazionale di transizione. In tarda serata, Angela Merkel è giunta a Belgrado dove domani avrà colloqui con la dirigenza serba.
BAN KI-MOON, A FORZE GHEDDAFI, SMETTETE DI COMBATTERE – Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha lanciato oggi un appello affinché “le forze di Gheddafi smettano immediatamente di combattere” per “fare spazio alla transizione” in Libia. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha annunciato che convocherà un summit questa settimana sulla situazione in Libia, e saranno invitati i rappresentanti dell’Unione africana e della Lega araba. La riunione di alto livello si concentrerà sui meccanismi per la transizione politica nel Paese, che è stato sconvolto da mesi di violenti scontri tra le forze fedeli a Muammar Gheddafi e i ribelli. “Viviamo un momento di speranza, ma ci sono anche diversi rischi all’orizzonte”, ha sottolineato il segretario generale parlando ai giornalisti alle Nazioni Unite.
CAMERON, GHEDDAFI FERMI I COMBATTIMENTI – “Il colonnello Gheddafi deve fermare immediatamente i combattimenti”. Lo ha detto David Cameron davanti a Downing Street. “Al momento non abbiamo informazioni su dove si trovi Gheddafi”, ha aggiunto Cameron. “Possiamo confermare – ha sottolineato il premier – che due figli del colonnello Gheddafi sono stati presi prigionieri”. Ieri sera sono stati arrestati a Tripoli il figlio Saif al Islam e il primogenito Mohammad. Notizie non ufficialmente confermate parlavano anche della cattura di Saadi Gheddafi. Secondo Cameron, “il regime di Gheddafi sta crollando. Oggi la primavera araba è sempre più lontana dalla dittatura e un passo più vicina alla democrazia”. “Il nostro compito ora – ha proseguito – è di fare il possibile per sostenere il volere del popolo libico. Ovvero un’efficace transizione verso una Libia democratica”.”Questo – ha rilevato – sarà un processo guidato dai libici per i libici, con il sostegno della comunità internazionale guidata dall’ONU”. “Chiaramente – ha continuato il premier – la priorità è di mettere in sicurezza Tripoli. E stiamo lavorando a stretto contatto con il CNT, sostenendo il loro piani, per far sì che questo avvenga. Ho parlato col presidente Jalil la settimana scorsa. E’ importante rispettare i diritti umani, evitare rappresaglie e far sì che tutti in Libia possano condividere il futuro del Paese”. In questo senso il premier britannico è stato chiaro: “La missione della NATO è proteggere i civili e la missione continuerà fino a quando sarà necessario”. Cameron è quindi tornato a parlare dell’opportunità di scendere in campo per sostenere i ribelli. “E’ stato necessario – ha detto – perché altrimenti Gheddafi avrebbe massacrato la sua stessa gente. Questa non è stata la nostra rivoluzione, ma possiamo essere orgogliosi di aver fatto la nostra parte. Nessuna transizione è facile. Ma oggi la primavera araba è un po’ più lontana dall’oppressione e dalla dittatura e un passo più vicina alla libertà e alla democrazia”.
BERLUSCONI, GHEDDAFI SI ARRENDA E RISPARMI SOFFERENZE – “Il Consiglio Nazionale Transitorio e tutti i combattenti libici impegnati a Tripoli stanno coronando la loro aspirazione a una nuova Libia democratica e unita. Il Governo italiano è al loro fianco. Esortiamo il Consiglio Nazionale Transitorio ad astenersi da ogni vendetta e ad affrontare con coraggio la transizione verso la democrazia con spirito di apertura nei confronti di tutte le componenti della popolazione. Al tempo stesso, chiediamo al Col. Gheddafi di porre fine a ogni inutile resistenza e di risparmiare, in questo modo, al suo popolo ulteriori sofferenze”: lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, commentando gli ultimi sviluppi della situazione a Tripoli.
SARKOZY A FEDELI GHEDDAFI, DEPONETE ARMI – Il presidente francese Nicolas Sarkozy “condanna con la più grande fermezza gli appelli irresponsabili e disperati del colonnello Gheddafi a proseguire a tutti i costi i combattimenti” e “invita le forze che sono ancora fedeli al regime ad allontanarsi al più presto dalla cecità criminale e cinica del loro capo cessando immediatamente il fuoco, deponendo le armi e mettendosi a disposizione delle autorità libiche”. Lo riferisce l’Eliseo in una nota. Il presidente francese ha ufficialmente invitato il ‘premier’ del consiglio di transizione libico, Mahmoud Jibril, ad un incontro in Francia mercoledì. Lo riferisce l’Eliseo in una nota, diffusa dopo un colloquio telefonico tra i due. Durante la conversazione, riferisce ancora l’Eliseo, Sarkozy “ha lodato la determinazione e il coraggio dei dirigenti e dei combattenti del Cnt e di tutti i libici che si sono ribellati”, assicurando che “la Francia resterà a fianco” del Consiglio “per raggiungere la liberazione del loro Paese dall’oppressione e dalla dittatura e aiutarli a realizzare le loro aspirazioni alla libertà e alla dignità”. Il presidente francese, prosegue la nota “chiama il popolo libico a radunarsi dietro alle autorità legittime” e a condurre la fase di transizione “in uno spirito di riconciliazione e di unità, con l’obiettivo di gettare le fondamenta di una Libia nuova e democratica”.
MOSCA, IMMINENTE IL PASSAGGIO DEL POTERE A RIBELLI – La Russia si aspetta un “imminente” passaggio del potere ai ribelli in Libia dopo la presa della capitale Tripoli. Lo ha dichiarato il ministero degli Esteri russo. “Una drammatica svolta nel conflitto libico testimonia con tutta evidenza un imminente passaggio del potere ai ribelli in questo Paese”, si afferma in un comunicato del dicastero moscovita.
OBAMA, PUNTO NON RITORNO REGIME, TIRANNO VADA VIA – Il regime del colonnello Muammar Gheddafi ha raggiunto “il punto di non ritorno” ed il “tiranno” libico se ne deve andare per evitare un bagno di sangue, ha affermato il presidente americano Barack Obama. Obama ha invitato poi i ribelli, entrati ieri sera a Tripoli, a rispettare i diritti umani, preservare le istituzioni dello Stato ed il cammino verso la democrazia.
FRATTINI, CONSEGUENZE DISASTROSE SE GHEDDAFI NON CEDE – Gli insorti libici stanno prendendo il controllo dell’aeroporto di Tripoli, dopo che i cecchini che lo presidiavano si sono arresi. Lo ha detto il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini in una intervista in tv al programma Unomattina. “Le nostre fonti ci dicono in un aeroporto vicino al controllo da parte dell’opposizione, dopo la resa dei cecchini che lo controllavano”, ha detto Frattini. Se Gheddafi non si arrenderà subito, le conseguenze potrebbero essere disastrose, ha aggiunto precisando però di non vedere realistica la possibilità di una guerra civile nei prossimi giorni: “Francamente non vedo il rischio di una lunga guerra civile. Abbiamo avuto anche nelle ultime ore le defezioni di massa di ufficiali e della guardia presidenziale”. “L’unico pericolo vero sono i mercenari non libici, che ancora si aggirano per la città di Tripoli – ha aggiunto Frattini -. Ciadiani, maliani, nigerini. Questi ovviamente hanno una doppia spinta: la disperazione e la mancanza di denaro, la voglia di darsi al saccheggio. E qui il messaggio deve essere chiarissimo anche per l’opposizione a Gheddafi: no alle vendette, no alle rappresaglie, alle uccisioni di massa, rispetto per i prigionieri, come ha detto il presidente Jalil”. Il ministro ha fatto sapere che fonti del ministero degli Esteri riferiscono del “moltiplicarsi di atti di cecchinaggio” nella capitale Tripoli durante l’offensiva finale anti Gheddafi. “Gli ultimi mercenari di Gheddafi – ha affermato – sparano dai tetti delle case contro la gente che magari sta festeggiando nella piazza Verde di Tripoli. Una situazione – ha aggiunto – che può portare a conseguenze disastrose se nelle prossime ore Gheddafi non comunicherà la sua decisione di arrendersi, di consegnarsi alla giustizia”. I tecnici dell’Eni – ha proseguito Frattini – stanno già lavorando con gli insorti libici per riattivare gli impianti di petrolio e gas e il gruppo italiano avrà un futuro di primo piano nel settore energetico della Libia. “Non svelo un segreto se dico che i tecnici dell’Eni sono già stati chiamati a Bengasi per la riattivazione degli impianti – ha spiegato il titolare della Farnesina -. Ci sono stati incontri tecnici nelle scorse settimane. Gli impianti per lo più erano fatti da italiani, dalla Saipem, quindi è chiaro che il gruppo Eni ha assolutamente un futuro da numero 1”. “Noi immaginiamo il futuro della Libia avviando già adesso dei team per la ricostruzione politica, economica, infrastrutturale, energetica – ha aggiunto Frattini -. Gli italiani sono già a Bengasi. Naturalmente il futuro è nelle mani dei libici. Noi siamo certi che la road map, la strada per la democrazia tracciata dal presidente Abdeljalil, sia quella giusta”.
BARROSO-VAN ROMPUY, MOMENTO STORICO – Per la libertà del popolo libico è “un momento storico”. E’ quanto sottolineano in una nota congiunta i presidenti della Commissione europea, José Manuel Barroso, e del Consiglio europeo, Herman van Rompuy, evidenziando che gli sforzi congiunti dei ribelli, della Nato e di numerosi Paesi dell’Ue stanno determinando la fine del regime di Gheddafi. Barroso e van Rompuy rivolgono quindi un pressante invito a Gheddafi ad andarsene, ad evitare ulteriori bagni di sangue e ad accettare la volontà del suo popolo. “La strada è ora aperta per la libertà e l’autodeterminazione” della Libia. L’Unione europea continuerà a sostenere il Paese nel processo di transizione democratica e di ristrutturazione economica. “Gli ultimi sviluppi in Libia – si legge ancora nella nota – danno nuovo impulso alla primavera araba. Il cammino delle popolazioni della regione verso la libertà continuerà e l’Unione europea sarà al loro fianco per sostenerne le aspirazioni democratiche”.
PORTAVOCE GERMANIA, GHEDDAFI LASCI AL PIU’ PRESTO – Il governo tedesco accoglie “positivamente ciò che sta avvenendo in queste ore” in Libia: il Paese è a un “punto di svolta”, tuttavia “si combatte ancora e perciò Gheddafi dovrebbe prontamente andarsene, in quanto ogni minuto in più che resta costa sangue e ulteriori vittime”. Lo ha detto oggi il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, commentando gli sviluppi della situazione in Libia. “Il governo tedesco si augura che la Libia si avvii il più in fretta possibile verso una ristrutturazione pacifica anche a livello politico a morale – ha aggiunto -. La Germania è pronta a supportare questo processo pacifico e democratico”. Il governo tedesco ritiene che la scelta di non intervenire militarmente in Libia “sia stata giusta”: ha aggiunto il portavoce del governo tedesco. Nonostante questo, ha proseguito, l’appoggio della Germania per i ribelli “non era da mettere in dubbio – ha proseguito il portavoce -: noi, infatti, siamo sempre dalla parte di chi combatte per ottenere la libertà e ora supportiamo un processo di sviluppo pacifico, nel rispetto della democrazia e dei diritti umani”.
CINA RISPETTA DECISIONE POPOLO LIBICO – “La Cina rispetta la decisione del popolo libico e spera nel ritorno della stabilità in Libia”. Lo ha detto il portavoce del Ministero degli esteri cinese secondo quanto riferisce l’Agenzia Nuova Cina. “Sappiamo dei recenti cambiamenti nella situazione libica e chiediamo il rispetto della scelta del popolo della Libia”, ha aggiunto il portavoce. “Noi speriamo che la situazione libica si stabilizzi quanto prima possibile, così che la popolazione possa vivere una vita normale”, ha aggiunto il portavoce. “La Cina è pronta a cooperare con la comunità internazionale per giocare – ha concluso Ma – un ruolo attivo nella ricostruzione della Libia nel futuro”.
MALTA, NESSUN ASILO PER GHEDDAFI – Il Primo Ministro maltese Lawrence Gonzi ha telefonato stamane al primo ministro del Consiglio di Transizione libico Mahmoud Jibril, ed ha inviato un messaggio di congratulazioni al popolo libico per la sua tenacia nella marcia verso Tripoli. Intanto il governo maltese ha risposto alle speculazioni di alcuni emittenti internazionali sul fatto che Gheddafi o alcuni dei suoi collaboratori abbiano chiesto un passaggio o asilo sull’isola. “Non accetteremo mai né Gheddafi, né ufficiali dal suo regime sul suolo maltese,” ha detto il portavoce del ministero degli esteri, aggiungendo che “contro Gheddafi c’e un mandato di cattura internazionale che applicheremo se arriverà qui.”
ASHTON, GHEDDAFI DEVE DIMETTERSI SENZA INDUGIO – L’Unione europea si sta attivando per pianificare il post-Gheddafi in Libia ed ha esortato il leader libico a dimettersi “senza ulteriori indugi”. Lo ha detto alla Reuters il portavoce dell’Alto rappresentante Ue per la Politica estera e di sicurezza Catherine Ashton. Il suo ufficio annuncia, a breve, un comunicato stampa sulla situazione in Libia. Riunioni sono in corso. “Ci sembra di essere testimoni degli ultimi momenti del regime di Gheddafi e chiediamo a Gheddafi di dimettersi senza ulteriori ritardi ed evitare ulteriori spargimenti di sangue”, ha affermato il portavoce Michael Mann, aggiungendo che l’Ue sta lavorando per pianificare il post-Gheddafi e valutando le possibilità di assistenza. Le sanzioni decise dall’Unione europea contro il regime di Gheddafi “restano per il momento in atto” ha aggiunto Ashton. “Siamo pronti a fare dei cambiamenti se le condizioni lo permetteranno – ha spiegato il portavoce Michael Mann durante il briefing quotidiano per la stampa -, la situazione nell’area è in costante evoluzione, ma per ora le sanzioni restano in atto”. Le misure europee hanno colpito complessivamente 49 compagnie, sei autorità portuali e 39 persone compreso Gheddafi e la sua famiglia.
Sull’evoluzione della situazione in Libia potrebbe tenersi a breve una riunione dei rappresentanti dei 27 Stati membri dell’Ue. L’incontro straordinario non è stato escluso dal portavoce dell’Alto rappresentante Ue per la Politica estera e di sicurezza Catherine Ashton, rinviando tuttavia al pomeriggio per una conferma o meno. Il portavoce ha riferito che ci sono costanti contatti in corso tra l’Alto rappresentante Ue e i responsabili degli Stati membri sugli ultimi sviluppi in Libia. (Ansa)
